Opinioni
04/07/2007
Corso di dizione per Parlamentari
È vero: non sono attori (o meglio, non sono tutti attori), non sono presentatori e non sono speaker. Quindi è normale che chi rappresenta le più alte istituzioni dello Stato parli... come mangia?

di Antonio Incorvaia

Mettiamola così: la dialettica di Romano Prodi non è propriamente quella che ci si aspetterebbe da un Capo di Governo. La voce è troppo impastata e l'inflessione regionale troppo marcata.
Idem, comunque, quella di Silvio Berlusconi (a sua volta ex Capo di Governo): leccatissima e artefatta, ma pur sempre tarata ad hoc sull'accento del "Lumbàrd con la fabbrichétta in Brianza".
Idem quella di Carlo Giovanardi, di Antonio Di Pietro, di Cirino Pomicino e dell'indimenticabile Ciriaco De Mita, tutti personaggi transitati per i piani più alti dei nostrani palazzi istituzionali. A cui andrebbero poi aggiunti coloro che, essendosi fermati al seminterrato, si sentono investiti dell'autorità di parlare direttamente in dialetto.
Ai politici italiani, insomma, della chiarezza e della 'purezza' del proprio idioma importa poco.
Si potrebbe obiettare: «Embé?!? Mica sono attori, presentatori o speaker! Un politico non deve avere la dizione perfetta...»
Obiezione accolta, ma con riserva.
Prima di tutto, non saranno attori - in effetti qualcuno non lo è, pur trattandosi di una sparuta minoranza - né presentatori né speaker, ma sono pur sempre davanti a microfoni e telecamere a orario continuato 24 ore su 24 / 7 giorni su 7. In secondo luogo, essendo la Politica ormai (quasi) esclusivamente un 'affare di immagine', nell'immagine la dizione rientra eccome, soprattutto quando la propria è poco meno che caricaturale.
Si potrebbe ri-obiettare: «Ma un politico dove lo trova il tempo per frequentare una scuola di dizione, con tutte le tantissimissime cose che deve già fare ogni giorno per il bene nostro e di tutto il Paese?»
Stavolta l'obiezione è respinta.
Se un politico trova il tempo per essere - nella stessa serata - a Otto e Mezzo, a Ballarò e a Porta a Porta (più tutte le cene di Gala, gli appuntamenti mondani e gli incontri "aumma aumma" dei quali non sappiamo né sapremo mai niente), può trovare sicuramente anche il tempo per qualcosa che, di fatto, è propedeutico alla sua presenza a Otto e Mezzo, a Ballarò e a Porta a Porta e che lo preserva dal rischio di snocciolare fonemi indistinti o, nella migliore delle ipotesi, folkloristici.

Insomma: noi un bel corso di dizione per i Parlamentari lo introdurremmo di buon grado, visto che la maggior parte di loro, quando prende la parola, nun se po' sentì! Tra l'altro, visto quello che guadagnano, non c'è nemmeno bisogno di erogare altri fondi: è già tranquillamente compreso nel prezzo...

E tu cosa ne pensi?

Saresti favorevole o contrario ad obbligare i Parlamentari ad iscriversi a un corso di dizione? Vieni a discuterne nel nostro Forum!
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