Opinioni
15/11/2007
Diavolo di un Tubo!
YouTube, la piattaforma di distribuzione video più popolare e più cliccata del mondo, è considerata ormai ufficialmente la principale responsabile della «degenerazione delle relazioni umane di molti adolescenti». Ma è davvero colpa degli adolescenti se ad "educarli" è un computer anziché genitori ed insegnanti?

di Antonio Incorvaia

La notizia sta rimbalzando da questa mattina su tutti i principali organi di informazione: «Filmano compagna uccisa dal bus - Modena, il video finisce su YouTube» (fonte: TgCom), «Hanno ripreso e messo in rete la morte di una coetanea - Modena, l'accusa di un preside. Le foto tolte dopo la denuncia. La ragazza, 16 anni, marocchina, schiacciata da un autobus» (fonte: Repubblica.it), ennesimo caso di atrocità filmata in diretta da giovani minorenni e fatta circolare su internet attraverso la piattaforma di YouTube, sempre più nell'occhio del ciclone per aver reso possibile - o anche semplicemente agevolato - la distribuzione di clip amatoriali dal "massimo rendimento con il minimo sforzo".

(Ri)apriti cielo.
Se fino a qualche anno fa la «degenerazione delle relazioni umane di molti adolescenti», per usare le parole del preside dell'Istituto d'Arte di Modena frequentato dalla ragazza travolta dall'autobus e dai coetanei che l'hanno ripresa dopo l'incidente, era sempre stata imputata prima ai film horror e poi ai videogiochi, oggi la colpa è puntualmente di Internet e dei telefonini: «Parecchi studenti hanno fotografato e filmato i pezzi del cervello della loro compagna sparsi a terra», dice ancora il preside, «Una cosa scandalosa, incredibile. Mi chiedo cosa stia capitando ai nostri ragazzi, ormai motli di loro sono impermeabili a qualsiasi messaggio educativo».
Certo: una cosa scandalosa, incredibile. Anzi, decisamente peggio: lo specchio di una società che, trascinata a picco da zavorre inamovibili di 60/70enni, concede come unico "spazio espressivo" ai giovani quello di rovesciare in Rete la «degenerazione delle proprie relazioni umane».

Ben lungi da chi scrive l'intenzione di fare l'avvocato del diavolo. Tutt'altro.
Ma finché non si punterà il dito contro i colpevoli reali di ciò che sta accadendo ormai da anni nel nostro Paese, e finché non si farà qualcosa per combattere ogni singolo, specifico problema alla radice - anziché aggirare l'ostacolo trovando di volta in volta un capro espiatorio di convenienza che pulisca la coscienza quel tanto che basta per andare a letto tranquilli -, è quantomeno inopportuno continuare a lanciare accuse di circostanza contro dei concetti astratti (il cinema horror) o dei meri contenitori (YouTube, i videogiochi) laddove gli scheletri nell'armadio sono ben altri.

Anzitutto: bullismo e atti di sconcertante indifferenza di fronte al dolore altrui non ci sono forse sempre stati anche in passato (prima dei film horror, prima dei videogiochi, prima di YouTube)? Certo. Solo che nessuno poteva sbatterli in prima pagina, né chi ne era protagonista né - attenzione - chi ne era spettatore.
Già, perché YouTube, bisognerà ammetterlo, non ha ipertrofizzato soltanto il palcoscenico dei malati di protagonismo tecnologico, ha moltiplicato anche le opportunità di "creare la notizia" dei malati di informazionismo mediatico. Al punto che diversi telegiornali italiani, pescando a caso dei video su YouTube, li hanno spacciati per «ignobili episodi di violenza» - segue dibattito - benché si trattasse semplicemente di sketch recitati per gioco e passatempo.
Insomma: non bisogna essere psicologi laureati per sapere che, soprattutto tra i giovanissimi, uno degli stimoli comportamentali più diffusi ed efficienti è l'emulazione, e se è sufficiente un clip di 20 secondi a qualità bassissima girato con il cellulare per finire in diretta al telegiornale è prevedibile (non logico, intendiamoci: prevedibile) che moltissimi ragazzi siano portati a pensare «Allora lo faccio anch'io».
Perché, invece, i nostri organi di comunicazione - dove peraltro gli psicologi laureati proliferano in tutti i migliori salotti - continuano a foraggiare questa insana mania di esibizionismo ed emulazionismo, per giunta nella duplice veste prima di voyer e poi di inquisitori?
Non torna in mente a nessuno la famigerata estate dei "sassi dai cavalcavia", in cui tale era il morboso interesse dei media attorno a un evento di portata di per sé quasi irrisoria da averlo trasformato in una psicosi collettiva? Anche in quel caso la responsabilità era dei film horror, dei videogiochi e di Internet?

Seconda cosa: «Davanti alla scena dell'investimento, alcuni ragazzi sono svenuti o hanno pianto, altri invece hanno riso davanti a quel cadavere scomposto», dichiara il preside dell'Istituto d'Arte. Sarà una provocazione, ma verrebbe da replicare: non è forse la stessa identica cosa che fanno molti reporter inviati in guerra a telecamere spente (e, purtroppo, talvolta anche a telecamere accese), ma nel qual caso si parla di «informazione»? Un giornalista che filma scontri armati, bombardamenti e persone ridotte a brandelli per la strada per poi distribuire quei video in tutto il mondo non sta facendo esattamente ciò che fa un ragazzo che filma un atto di bullismo e poi lo carica su YouTube?

Infine: perché, per principio, non è mai colpa di genitori e insegnanti? Perché deve essere necessariamente colpa di YouTube il fatto che un adolescente passi tutte le sue giornate davanti a YouTube? Perché, anziché del banale e sterile nozionismo da programmino ministeriale («Per domani leggete I Promessi Sposi da pagina 175 a pagina 223 e dopodomani compito in classe!») a scuola non si comincia ad insegnare Cultura ed Educazione nel vero senso della parola? Cultura della Diversità ed Educazione al Buon Senso Civico, per esempio.
Anche perché non è escluso che chi gira quegli ignobili filmini amatoriali - talmente ignobili che giornali e telegiornali fanno la corsa per accaparrarseli, scaricarseli e trasmetterli/pubblicarli - abbia poi la media dell'8 e i genitori che finanziano parrocchia e baby sitter per convincersi di "non far mancare niente al proprio figlio"...

E tu cosa ne pensi?
L'argomento è estremamente scottante e complesso: di chi pensi sia la colpa, per usare le parole del preside dell'Istituto d'Arte di Modena, di questa inarrestabile «degenerazione delle relazioni umane di molti adolescenti»?
Da adolescente, come ti poni nei confronti di questo problema?
E da non più adolescente, cosa pensi che si possa fare per - se non proprio risolverlo - almeno arginarlo?
Vieni a discuterne nel nostro Forum!

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