Opinioni
13/11/2007
Ehi, Governo, DICO a te: ci CEI o ci fai?
Che fine ha fatto la proposta di Legge sui Dico che, soltanto qualche mese fa, imperversava in ogni dibattito politico?
«Archiviata», secondo il vicepremier Francesco Rutelli. La Conferenza dei Vescovi (per bocca di Pierferdinando Casini, neosposo di secondo letto) ringrazia e può finalmente iniziare ad occuparsi d'altro: i testi di Ave Maria e Padre Nostro, per esempio...


di Antonio Incorvaia

Ha ragione Marco Travaglio quando, ai microfoni di Anno Zero, sostiene che l'Informazione in Italia oggi è pericolosamente - per la reputazione di chi la fa e, soprattutto, per la cervice di chi la subisce - infestata da depistaggi reiterati con ossessiva pervicacia allo scopo di distogliere l'attenzione del «Popolo Bue» da quelli che sono i reali avvenimenti di cui bisognerebbe approfonditamente dissertare.
Un esempio (uno soltanto tra le decine di alternative possibili): la "questione dei Dico".
Che fine ha fatto? Si è risolta, non si è risolta, è andata avanti, non è andata avanti? In sostanza: quella 'famosa' proposta di Legge che per settimane intere ha imperversato sui giornali, in televisione, nei blog, nelle piazze e perfino nei bar ha regolarmente compiuto il suo iter programmatico oppure no?

No.
A darcene notizia è L'Unità di oggi, 13 novembre, a pagina 10. Titolo a tre colonne: «E adesso Casini ringrazia Rutelli per aver "liquidato" i Dico».
E noi che pensavamo, ingenuamente, che Francesco Rutelli dovesse informare della cosa prima di tutto chi lo ha eletto (o meglio: chi è stato costretto ad eleggerlo e in cuor suo ha sperato che Prodi non gli desse nemmeno la proverbiale acciuga delle foche, anziché la VicePresidenza e il Ministero dei Beni Culturali) anche in virtù della promessa di portare a termine quella sottospecie di percorso di adeguamento all'ortodossia sociale di mezz'Europa che dovevano essere prima i Pacs e poi i Dico.
Invece no: il nostro VicePremier ha ritenuto, a quanto pare, più consono al suo ruolo istituzionale celebrare la notizia con coloro che più di chiunque altro avrebbero saputo apprezzarla e trarne piacere fisico e beneficio spirituale: i suoi fraterni amici chierichetti del fronte vaticano. Rappresentati, per l'occasione, dal sempre eticamente ineccepibile - le sue recenti seconde nozze lo dimostrano: se non è amore per la «famiglia tradizionale» questo! - Pierferdinando Casini nell'Aula Magna dell'Università Lateranense nel corso del dibattito per la presentazione del libro "Nel mondo da credenti. Le ragioni dei cattolici nel dibattito politico italiano" scritto dal Rettore dell'Università stessa Rino Fisichella.
All'esplicita domanda di Lucia Annunziata, moderatrice (né potrebbe essere diversamente) dell'incontro, «La scomparsa del ddl sui Dico è dialogo o fallimento?», Rutelli avrebbe infatti risposto «E' nota la mia opinione sull'ordine delle priorità, prima una buona legge sulle famiglie, poi le convivenze. Bisogna tenere la barra sulle priorità reali del Paese». Al che, a Casini non sarebbe quindi rimasto altro che mettere in gol il perfetto assist replicando «I Dico non esistono più perché non c'è una maggioranza, grazie anche a persone come Rutelli che con lungimiranza hanno liquidato il testo».

D'accordo, procediamo con ordine - partendo dalla fine -.
Adesso, in Italia, chi fa parte di una maggioranza di Governo - tanto più nelle doppie vesti di VicePresidente del Consiglio e Ministro - e si compiace di mandare in vacche ciò che quella stessa maggioranza aveva ampiamente promesso e assicurato per raccattare voti in sede di propaganda elettorale si definisce «lungimirante». La matematica non è un'opinione, l'italiano evidentemente sì (anche per un Ministro dei Beni Culturali).
Seconda cosa: ammesso e non concesso che il ragionamento di Rutelli - ovvero ammesso e non concesso che un ragionamento di Rutelli - possa avere una legittimità minima sindacale, dove sarebbe tutta questa attenzione verso le «priorità reali del Paese» che la Legislatura di Prodi starebbe perpetrando a vantaggio delle famiglie? Forse i 1000 euro all'anno di Tommaso Padoa-Schioppa per cacciare i "Bamboccioni" fuori di casa o cos'altro?

E' facile capire, insomma, come mai da qualche tempo né il Papa né la CEI né nessuno dei loro portavoce avessero mai più affrontato l'argomento «omosessualità caprona vs famiglie tradizionali»: si erano banalmente messi l'animo in pace - anziché in Pacs - consapevoli di avere vinto su tutta la linea. E pronti, finalmente, a dedicarsi a loro volta ad altre «priorità reali del Paese», come per esempio il testo dell'Ave Maria (che diventerà «Rallegrati, o Maria», con un enorme arricchimento ascetico per l'aggiornatissimo fedele) e del Padre Nostro (che non contemplerà più l'eventualità 'eretica' che sia Dio a indurre l'uomo in tentazione, trasformando il verso «e non ci indurre in tentazione» nel più corretto e rispettoso «e non abbandonarci alla tentazione»).
Ha proprio ragione Marco Travaglio, insomma.
Ma, soprattutto, hanno ancora più ragione gli spot televisivi quando sollevano che «La vita è fatta di priorità». Il problema è che gli italiani hanno quelle che non si meritano...

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