I possessori di cellulari di più lunga data ricorderanno senz'altro come funzionavano le cose sul mercato della telefonia mobile fino a qualche anno fa: due operatori - Tim e Omnitel -, tariffe mediamente molto elevate, nessuna trasparenza per i clienti e promozioni confinate ai soli periodi di vacanza, un paio a Natale e un paio in estate.
Dopodiché, a partire dal 1999, è (apparentemente) cambiato tutto.
Prima la nascita di Wind e Blu - fallita peraltro dopo soli 3 anni -, poi, nel 2002, l'istituzione della MNP - acronimo di Mobile Number Portability: la possibilità , cioè, di passare da un gestore ad un altro mantenendo il proprio numero -, e, l'anno successivo, l'avvento di 3 hanno contribuito a vivacizzare ampiamente la paludata offerta, anche se non sempre (e non come ci si sarebbe potuto auspicare) a vantaggio degli utenti.
Un altro scossone è arrivato il 5 marzo scorso con la tanto sospirata abolizione a furor di popolo del canone di ricarica: niente più soldi buttati chissà dove ogni volta che finiva il credito, ma la piena corrispondenza tra spesa e traffico disponibile come, del resto, in altri paesi europei accadeva da sempre.
Da questa settimana, infine, anche in Italia debuttano ufficialmente i cosiddetti Operatori Virtuali, ovvero gestori che non possiedono direttamente una rete ma che affittano "a pacchetti" quella di un altro operatore per commercializzare però sim e servizi propri: ieri è entrata in funzione Coop Voce, nato dalla partnership tra il gruppo Coop e Tim, e il 7 giugno sarà la volta di UNOMobile, appannaggio del gruppo Carrefour su rete Vodafone.
Un simile scenario, viene da pensare, dovrebbe a questo punto tradursi in un autentico Luna Park di benefit e offerte una più competitiva dell'altra.
Non proprio.
Se anche i vari operatori cambiano piani tariffari e promuovono nuove formule con cadenza ormai quotidiana (facendo diventare quelle del giorno prima non solo obsolete, ma penalizzanti), il loro interesse si è completamente spostato dal mantenere i propri utenti al fregarne il più possibile agli altri operatori. Basta confrontare le condizioni offerte a chi è già cliente di un qualsiasi gestore con quelle offerte a chi decidesse di diventarlo attraverso la MNP: per quanto possa sembrare assurdo, non c'è paragone. Le promozioni più vantaggiose proposte da qualsiasi gestore di telefonia mobile oggi sono rivolte ai clienti dei gestori concorrenti anziché ai propri. Tanto che, se per portare a termine con successo l'operazione di portabilità del numero non fossero necessarie spesso più di due settimane di buco, ci sarebbe da saltare da un operatore all'altro una volta al mese.
Ma non è finita qui. La richiesta della MNP, infatti, innesca anche il bizzarro meccanismo della retention, ossia della 'marchetta' che il gestore prospetta all'ammutinante cliente per non farselo scappare piangendo lacrime da coccodrillo con il fazzolettino bianco in mano.
Facciamo un esempio pratico.
Un utente possiede x sim Vodafone, una 'predefinita' (lavoro, affetti, etc.) e y 'di riserva' (navigazione web, MNP precedenti, deviazione chiamate etc.). Quella 'predefinita', va da sé, è quella su cui consuma il maggiore traffico mensile, al punto da essere perfino utente Top Club. Per una di quelle 'di riserva', però, chiede la MNP verso un altro operatore in modo da sfruttare una concomitante promozione. Ebbene: a questo punto il Customer Care Vodafone si sguinzaglia alla ricerca del cliente in odore di fuga e, non trovandolo al numero su cui è stata richiesta la MNP (perché la sim è già bell'e che nel cestino dei rifiuti), lo cerca addirittura a casa, prima di accorgersi che ha altre sim e di tentare di rintracciarlo su una di quelle. Trovatolo, gli propone una retention - «assolutamente imperdibile», a detta dell'operatrice di turno - di 80 euro mensili per 12 mesi per chiamare numeri Vodafone e numeri di rete fissa.
Un momento: c'è qualcosa che non torna...
1) Se un cliente vuole cambiare gestore, evidentemente, è perché ha necessità di avere condizioni più vantaggiose nel traffico verso quel gestore. A cosa gli serve, pertanto, una retention di 80 euro mensili ancora e solamente verso il gestore di provenienza?
2) Perché, se il gestore di provenienza è in buona fede verso il proprio cliente, non avanza una proposta del genere sulla sim il cui traffico è (da anni) tale da giustificare un consumo Top Club bensì su una sim praticamente mai utilizzata?
3) Non è curioso che, quando c'è da risolvere un problema tecnico, il Customer Care si dimostri un colabrodo di tempi e affidabilità , mentre quando c'è da inseguire un cliente che vuole andarsene arrivi a chiamare addirittura a casa pur di rintracciarlo?
Insomma: per gli operatori di telefonia mobile in Italia un consumatore deve avere un cervello solo fintanto che è di proprietà della concorrenza. Dopodiché, chissà per quale arcano motivo, appena diventa un proprio cliente dovrebbe trasformarsi in un completo imbecille...
E tu cosa ne pensi?
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