È martedì, il martedì successivo a quello che gli inglesi chiamano «Big Monday», giorno in cui si dovrebbero giocare tutti e 16 gli incontri di ottavi di finale - maschili e femminili - del torneo di Wimbledon. Terza prova del Grande Slam e, soprattutto, indiscusso Tempio del Tennis, da sempre teatro dell'eccellenza sportiva assoluta: a Wimbledon solo i talenti autentici passano alla Storia; gli altri (tutti i cosiddetti «terraioli», per esempio) spesso non superano nemmeno il primo turno. Più spesso ancora, non vincono neppure un set. Perché a Wimbledon si gioca sull'erba, superficie tanto classica quanto ostica, veloce e scivolosa, ormai depennata dal circuito e confinata a una manciata di settimane di "gesti bianchi" all'anno. E perché a Wimbledon - a Londra - è risaputo che "piove sempre", circostanza che mette a dura prova la sopportazione non solo del pubblico (privato dello spettacolo per cui ha profumatamente pagato) ma anche degli stessi giocatori, che, esasperati dai continui slittamenti e dalle scoraggianti condizioni atmosferiche e ambientali, infrangono ogni tipo di sacralità verso il Tempio e si lasciano andare a commenti come «L'erba di Wimbledon è buona solo per farci pascolare le vacche» (Marat Safin) o «Wimbledon è il torneo più noioso del mondo: a parte giocare a tennis e sbadigliare non puoi fare altro» (Nikolay Davydenko). O che, come fanno alcuni, arrivano all'ultimo momento, perdono in un'ora e salgono sul primo aereo per le vacanze.
È martedì, insomma, e quest'anno il tabellone maschile di Wimbledon non ha ancora completato gli incontri di terzo turno. Altro che quarti di finale: si continuano a giocare scampoli di partita da venti minuti intervallati da ore di pioggia/pioggerella/diluvio. E sì che, non più tardi di sabato scorso, gli organizzatori avevano dichiarato attraverso il sito ufficiale di essere «sufficientemente in linea con il programma da non esserci bisogno di giocare domenica», la domenica di mezzo, quella notoriamente sacra e dedicata al riposo. Uno dei tanti riti - come l'obbligo per i tennisti di vestirsi di bianco e per i giudici di linea di indossare completini grigio-verde-viola totalmente demodè o l'assegnare le teste di serie senza rispettare (giustamente) la classifica mondiale - a cui gli inglesi hanno rinunciato solamente nel 1991 e nel 2004, costretti da concomitanze ineluttabili.
Certo è che, anche nello sport, il tema della "persistenza delle tradizioni" sembra essere diventato centrale almeno quanto lo è nella politica e nella vita di tutti i giorni. Si evolvono i materiali, si rivoluzionano le preparazioni atletiche, si rinnovano le tecniche e le tecnologie, ma le tradizioni rimangono immutate, quasi intoccabili, anche a condizione che rappresentino un limite o che finiscano con l'essere controproducenti.
A Wimbledon, però, proprio mentre viene preservata la domenica di riposo mandando il tabellone in debito d'ossigeno di due giorni, è già stata avviata sul campo centrale la costruzione di una copertura di vetro semovente che sarà pronta nel 2009. E sono state tollerate le mutandine rosse di Tatiana Golovin, ed è stato introdotto l'"Occhio di Falco" per determinare con precisione digitale il punto di caduta della pallina dentro o fuori dal campo.
Pare, insomma, che qualcosa si stia muovendo. Solo le nuvole, imperterrite, non vogliono saperne...
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