Ce lo suggeriva già Francesco Guccini un bel po' di anni fa nella sua Bologna che la città degli studenti per definizione era bella piena di contraddizioni. E tra tutto il gran parlare su giornali e tv a proposito di sicurezza, in particolare a Bologna, ci piacerebbe riordinare un po' le idee.
Secondo i recenti fatti di cronaca, purtroppo, sembra sia impossibile aggirarsi di sera per il capoluogo emiliano senza essere aggrediti, derubati o, peggio ancora, stuprati. E questa è una tristissima realtà di cui sicuramente dovranno tenere conto quelli che la notte amano viverla (leggi: gli studenti, e chi altrimenti?).
Ma, domanda, qual è la città di cui possiamo allegramente ignorare i pericoli potenziali? Sicuramente non Milano, né Roma, Napoli o Torino ma poi viene fuori - ce lo insegna sempre la cronaca - che nemmeno la rassicurante provincia è poi così rassicurante… Insomma, se ci si concentra (con grande supporto dei media) soprattutto sui fatti di nera, meglio se commessi da extracomunitari, probabilmente nessuna città o cittadina risulta così sicura.
Poi, però, succede che sul piatto della "Sicurezza a Bologna" c'è chi serve anche la portata "Schiamazzi, bivacco, happy hour un po' troppo prolungati". Di chi? Ma naturalmente della tribù degli studenti! E allora gli agguerriti cittadini del centro storico si riuniscono in comitati anti-schiamazzo notturno e anti-degrado, perché non si chiude occhio fino alle due del mattino se sotto la tua finestra, ogni sera, si riunisce una folla godereccia che oltre a bere e a urlare magari si raccoglie attorno a un bel bongo e inizia pure a danzare... E il risveglio del giorno dopo non dev'essere certo più piacevole se davanti al portone di casa ci sono più bottiglie di birra che neanche dopo un concerto metal e magari anche i segni (evidenti e maleodoranti) dei cani. Di chi? Ma dei punkabbestia, è ovvio!
E allora, da che parte stare?
Come spesso nelle questioni più complicate, c'è una bella parte di ragione e di torto a vederla da entrambe le sponde - comitati antidegrado vs studenti fuorisede festanti - e, aldilà di tutte le polemiche contro i provvedimenti o i mancati provvedimenti di un sindaco ex sindacalista "che non si sa più da che parte stia", la situazione complicata lo è per davvero, anche se forse meno di come la dipingono i media (vedi sopra).
Ricapitolando: è sacrosanto il diritto al riposo notturno, specialmente se si è a casa propria, ma quello universitario non è forse il più grande indotto del capoluogo emiliano? Quanti cittadini bolognesi affittano a prezzi strabilianti (e purtroppo spesso in nero) appartamenti scalcinati a studenti fuorisede? Quanti bar offrono il servizio rinfresco-laurea per accogliere tutto il parentado del festeggiato che arriva da chissà dove, quanti fiorai intrecciano le corone d’alloro per i neodottori? E la lista sarebbe molto più lunga. E Bologna non è sempre stata la città modello in Italia per integrazione, politiche ambientali, cultura e molto altro?
D'altro canto, tornando per un momento dalla parte dei cittadini esasperati, forse non è così bello dovere schivare escrementi di cani e/o trattative tra pusher e clienti a cielo aperto in pieno giorno tutte le volte che si attraversa il centro storico…
Quindi?
Quindi forse la risposta non c'è (l'avevamo detto che era complicata, la faccenda...) a meno che tutti decidano di essere un po' più tolleranti. Che vorrebbe dire: per i cittadini, capire che non tutti quelli che sorseggiano una birra dopo le sei di sera dentro o fuori i locali sono alcolisti o teppisti; per gli studenti, provare a calarsi per un attimo nei panni di chi conduce una vita regolare, purtroppo si cresce, e non ha la possibilità di andare a letto alle tre del mattino perché il giorno dopo una lezione la si può anche saltare ma una giornata di lavoro è un po' più difficile.
La tolleranza, si diceva. Ma forse, banale ahinoi, bisogna anche rendersi conto che le abitudini cambiano, la società cambia, i tempi cambiano e con loro anche le fisionomie delle città . Che ci piaccia o no.

