Opinioni
23/10/2007
La dotta, la grassa, la rossa e…
"Bologna è una donna emiliana di zigomo forte, Bologna capace d'amore, capace di morte" (Francesco Guccini)

di La Redazione

Ce lo suggeriva già Francesco Guccini un bel po' di anni fa nella sua Bologna che la città degli studenti per definizione era bella piena di contraddizioni. E tra tutto il gran parlare su giornali e tv a proposito di sicurezza, in particolare a Bologna, ci piacerebbe riordinare un po' le idee.
Secondo i recenti fatti di cronaca, purtroppo, sembra sia impossibile aggirarsi di sera per il capoluogo emiliano senza essere aggrediti, derubati o, peggio ancora, stuprati. E questa è una tristissima realtà di cui sicuramente dovranno tenere conto quelli che la notte amano viverla (leggi: gli studenti, e chi altrimenti?).
Ma, domanda, qual è la città di cui possiamo allegramente ignorare i pericoli potenziali? Sicuramente non Milano, né Roma, Napoli o Torino ma poi viene fuori - ce lo insegna sempre la cronaca - che nemmeno la rassicurante provincia è poi così rassicurante… Insomma, se ci si concentra (con grande supporto dei media) soprattutto sui fatti di nera, meglio se commessi da extracomunitari, probabilmente nessuna città o cittadina risulta così sicura.
Poi, però, succede che sul piatto della "Sicurezza a Bologna" c'è chi serve anche la portata "Schiamazzi, bivacco, happy hour un po' troppo prolungati". Di chi? Ma naturalmente della tribù degli studenti! E allora gli agguerriti cittadini del centro storico si riuniscono in comitati anti-schiamazzo notturno e anti-degrado, perché non si chiude occhio fino alle due del mattino se sotto la tua finestra, ogni sera, si riunisce una folla godereccia che oltre a bere e a urlare magari si raccoglie attorno a un bel bongo e inizia pure a danzare... E il risveglio del giorno dopo non dev'essere certo più piacevole se davanti al portone di casa ci sono più bottiglie di birra che neanche dopo un concerto metal e magari anche i segni (evidenti e maleodoranti) dei cani. Di chi? Ma dei punkabbestia, è ovvio!

E allora, da che parte stare?
Come spesso nelle questioni più complicate, c'è una bella parte di ragione e di torto a vederla da entrambe le sponde - comitati antidegrado vs studenti fuorisede festanti - e, aldilà di tutte le polemiche contro i provvedimenti o i mancati provvedimenti di un sindaco ex sindacalista "che non si sa più da che parte stia", la situazione complicata lo è per davvero, anche se forse meno di come la dipingono i media (vedi sopra).
Ricapitolando: è sacrosanto il diritto al riposo notturno, specialmente se si è a casa propria, ma quello universitario non è forse il più grande indotto del capoluogo emiliano? Quanti cittadini bolognesi affittano a prezzi strabilianti (e purtroppo spesso in nero) appartamenti scalcinati a studenti fuorisede? Quanti bar offrono il servizio rinfresco-laurea per accogliere tutto il parentado del festeggiato che arriva da chissà dove, quanti fiorai intrecciano le corone d’alloro per i neodottori? E la lista sarebbe molto più lunga. E Bologna non è sempre stata la città modello in Italia per integrazione, politiche ambientali, cultura e molto altro?

D'altro canto, tornando per un momento dalla parte dei cittadini esasperati, forse non è così bello dovere schivare escrementi di cani e/o trattative tra pusher e clienti a cielo aperto in pieno giorno tutte le volte che si attraversa il centro storico…
Quindi?
Quindi forse la risposta non c'è (l'avevamo detto che era complicata, la faccenda...) a meno che tutti decidano di essere un po' più tolleranti. Che vorrebbe dire: per i cittadini, capire che non tutti quelli che sorseggiano una birra dopo le sei di sera dentro o fuori i locali sono alcolisti o teppisti; per gli studenti, provare a calarsi per un attimo nei panni di chi conduce una vita regolare, purtroppo si cresce, e non ha la possibilità di andare a letto alle tre del mattino perché il giorno dopo una lezione la si può anche saltare ma una giornata di lavoro è un po' più difficile.
La tolleranza, si diceva. Ma forse, banale ahinoi, bisogna anche rendersi conto che le abitudini cambiano, la società cambia, i tempi cambiano e con loro anche le fisionomie delle città. Che ci piaccia o no.

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