Opinioni
25/05/2007
Carta vince, carta perde
Il mensile specializzato Prima ha reso noti i dati editoriali aggiornati dei principali quotidiani, settimanali e mensili distribuiti in Italia. Da cui è possibile trarre indicazioni importanti non solo su ciò che leggiamo, ma anche (e soprattutto) su ciò che siamo e che stiamo diventando...

di Antonio Incorvaia

Per intercettare e conoscere in tempo (quasi) reale le trasformazioni politiche e sociali di un Paese esistono molti modi: indagini, statistiche, rilevamenti a campione, bilanci, indici e tutta una serie di meccanismi più o meno complessi e più o meno attendibili concepiti molto spesso ad uso e consumo esclusivo degli "addetti ai lavori".
Ci sono però anche altri dati che, pur riflettendo una componente importante di tali trasformazioni - quella culturale -, vengono purtroppo erroneamente confinati a fenomeno di costume e presi poco sul serio, quasi che non fossero attendibili come tutti gli altri: i dati di ascolto televisivi e i dati di diffusione dei giornali. Che, appoggiandosi a parametri di gusto e inclinazione personale, forse non rispecchiano (né hanno la pretesa di farlo) in maniera oggettiva la condizione e i comportamenti di una popolazione come, per esempio, i dati del Rapporto Istat, ma che danno comunque indicazioni preziose su come si sta evolvendo il rapporto tra noi e l'Informazione.
Il Grande Libro della Stampa Italiana 2007, allegato al numero di maggio del mensile specializzato Prima, per esempio, è una fonte inesauribile di cifre che interessano la tiratura e la diffusione dei principali quotidiani, settimanali e mensili in vendita nelle nostre edicole. Cifre che riservano non poche sorprese e qualche spunto di approfondimento...

- QUOTIDIANI
Se da una parte i numeri de La Repubblica sono in minima ma costante crescita (+ 9mila copie di tiratura e + 57mila lettori tra 2005 e 2006), dall'altra cola invece a picco il Corriere della Sera, che tra il primo semestre 2005 e il secondo semestre 2006, quindi in soli 18 mesi, ha lasciato per strada quasi 400mila lettori. Finiti dove? In parte, con ogni probabilità, su internet e sui free press, ma in parte forse migrati verso Libero, che fa registrare una clamorosa impennata in controtendenza di +90mila lettori in 6 mesi (dal primo al secondo semestre 2006) e addirittura + 250mila dal 2004 ad oggi, con una tiratura passata dalle quasi 143mila copie del 2004 alle oltre 235mila del 2006.
Un dato curioso riguarda il quotidiano cattolico Avvenire, organo ufficiale della Cei nonché cassa di risonanza di tutte le crociate vaticane contro Dico, omosessualità, fecondazione assistita, aborto e via di seguito: da 270mila lettori che aveva all'inizio del 2004 è passato a 220mila all'inizio del 2006 e si è ora assestato sui 243mila. Evidentemente pochini per chi, sentendosi investito della sacra infallibilità divina, ha la presunzione di pilotare i comportamenti di oltre 50 milioni di italiani. Tant'è che, sempre su Prima di maggio (p.86), scopriamo testualmente che «Avvenire si regge solo grazie all'ossigeno che gli arriva dall'8 per mille». Ohibò! L'8 per mille? Quello stesso 8 per mille che la Chiesa spilla agli italiani con la scusa di devolverlo ai poveri bambini handicappati con cui infarcisce i propri spot va invece destinato al sostentamento di un giornale che leggono la miseria di 243mila persone?
Farà sicuramente piacere saperlo, agli ignari "contribuenti". Soprattutto a quelli che pagano per essere insultati, schifati e messi al rogo 7 giorni su 7 nei termini che ormai ben conosciamo...

- SETTIMANALI
Lo stesso naufragio di Avvenire colpisce anche Famiglia Cristiana, a testimonianza di come i diktat neomoralisti integralisti su cui continua a incamponirsi la stampa cattolica stia dando risultati controproducenti su tutti i fronti: -100mila copie di tiratura e -230mila lettori in 2 anni.
Non se la passano comunque meglio i cosiddetti "familiari", i rotocalchi di gossip e le tronisterie eventuali e varie: -70mila lettori in 6 mesi per Novella 2000, -260mila lettori per Oggi, -400mila lettori per Gente, -43mila copie di tiratura e -80mila lettori per Dipiù, -50mila lettori per Eva Tremila, -138mila lettori per Intimità e -14mila lettori (e altrettante copie di tiratura) per Chi. L'unico settimanale di settore che può permettersi di brindare a champagne è Vanity Fair, che nello stesso intervallo di tempo ha guadagnato la bellezza di 300mila lettori e incrementato la tiratura di 40mila copie.
La sfida tra L'Espresso e Panorama continua intanto a veder prevalere quest'ultimo: 2.908.000 lettori (ma -100mila rispetto ai 6 mesi precedenti) contro 2.286.000 (e -60mila rispetto ai 6 mesi precedenti), a fronte di una tiratura rispettivamente di 683.904 e 565.174 copie.

Cosa si può concluderne, quindi?
Che non è così vero che gli italiani sono quella "massa di pecoroni rincoglioniti dalla televisione e dal Vaticano" che ogni tanto si tende a sospettare. Piuttosto, sono sottoposti ad una tale morìa intellettiva e ad un tale appiattimento di contenuti nell'offerta che, secondo un elementare principio di causa/effetto, reagiscono barricandosi nel disinteresse verso la carta stampata e cercando altre fonti di Informazione (blog, podcast, newsletter etc.). O meglio: cercando delle fonti di Informazione...

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