Corriere della Sera di giovedì 8 novembre, pagina 34, titolo a 3 colonne: «Crepe sulla meraviglia di Gehry, il Mit fa causa: opera sbagliata - Lo Stata Center fa acqua. L'architetto: problemi risolvibili». E ancora: «Boston: costato 300 milioni di dollari, l'edificio fu acclamato come un capolavoro. Dopo 3 anni spesi 2 milioni per ripararlo».
Forse i più se lo saranno dimenticato, ma nel 2002 il Teatro degli Arcimboldi di Vittorio Gregotti a Milano (che oggi ospita il nuovo ciclo di Zelig) venne chiuso subito dopo essere stato inaugurato per il crollo di uno dei pannelli laterali di schermatura in vetro.
E la stecca d'abitazione disegnata da Aldo Rossi per il complesso Monte Amiata di Carlo Aymonino, sempre a Milano, ha passato buona parte dei suoi 34 anni incerottata dai ponteggi per interventi di restauro e manutenzione straordinaria.
Non sono che appena 3 esempi, uno estrapolato da un quotidiano e gli altri due dalla semplice esperienza quotidiana, delle centinaia di edifici «acclamati come un capolavoro» di Architettura Contemporanea in tutto il mondo che, in pratica, iniziano a cedere il passo ad agenti esterni, errori di progettazione e valutazione, obsolescenza e semplice fruizione nel momento stesso in cui vengono terminati - ammesso e non concesso che riescano ad esserlo -. Musica, per le orecchie dei detrattori dell'Architettura Contemporanea (o meglio: di una certa Architettura Contemporanea), che negli edifici di Frank Gehry vedono solamente «scarabocchi informi» contrari a qualsiasi ordine, a qualsiasi logica e a qualsiasi principio estetico e funzionale, e in quelli di Vittorio Gregotti e Aldo Rossi solamente «scatole da scarpe con finestrelle quadrate» per inventariare esseri umani.
Eppure, a ben vedere, con le straordinarie evoluzioni tecniche e tecnologiche che hanno interessato l'Architettura e l'Edilizia negli ultimi decenni, com'è possibile che perfino i "Maestri" del settore compiano ancora errori di progettazione tanto macroscopici? Com'è possibile che, pur utilizzando strumentazioni e materiali di assoluta avanguardia e, soprattutto, affidando ormai qualsiasi computo metrico e strutturale al computer (dei migliori ingegneri sulla piazza), un Architetto si trovi imputato di aver costruito un "gigante di pastafrolla" da 2 milioni di dollari di riparazioni-tampone?
Chi è stato a Lucca almeno una volta in vita sua, per esempio, sarà sicuramente rimasto colpito dalla perfezione con cui si è mantenuto fino ai giorni nostri il poderoso cerchio delle mura della città vecchia, eretto in ben altri tempi e - logicamente - senza l'ausilio di computer.
Ecco, quello che viene inevitabilmente spontaneo domandarsi è proprio: possibile che impianti ed edifici pluricentenari costruiti quando c'era a malapena il pallottoliere (metaforicamente parlando) siano oggi conservati meglio, pur con tutti i debiti interventi del caso, di quelli costruiti ieri?
Forse la risposta l'ha già trovata Tom Wolfe, arguto e pungente giornalista/scrittore americano - autore, tra gli altri, del celebre Il Falò Delle Vanità - che nel 1981 ha scritto From Bauhaus To Our House (in italiano, Maledetti Architetti - Dal Bauhaus A Casa Nostra, edizioni Bompiani, 2001) dipingendo uno spaccato quantomai crudo e veritiero, per quanto sarcastico, della figura dell'Architetto Moderno e Contemporaneo. Un individuo, cioè, sempre più schiavo del suo stesso autoreferenzialismo, sempre più imbrigliato nel suo ruolo di "guru radical chic" per iniziati dell'haute couture, sempre più proteso a giustificare (o a dimostrare, o a millantare) attraverso eccessi di sregolatezza l'esistenza di un genio; sempre più - come diremmo oggi - sterile «artistoide» e sempre meno abile professionista.
E chissà ? Magari la soluzione migliore per risolvere questa amletica controversia non è quella di investire 2 milioni di dollari per restaurare un'architettura fatiscente già dopo un giorno, un mese o un anno, ma di investire... direttamente chi l'ha progettata!
Lo Stata Center di Frank Gehry al MIT di Cambridge, Massachusetts, al centro dell'ultima polemica contro la scarsa affidabilità dell'Architettura Contemporanea...

