Quando, quattro anni fa, l'ex Sindaco Gabriele Albertini e il Presidente della Regione Roberto Formigoni avevano posato abbracciati e sorridenti con addosso la maglietta del "Progetto Olimpiadi" per sostenere e promuovere la candidatura di Milano/Lombardia ad ospitare i Giochi Olimpici del 2016, gli scettici detrattori di cotanta arrembante lungimiranza - primo fra tutti chi scrive - avevano immediatamente prefigurato uno scenario di questo tipo:
- nuotatori costretti a disertare le batterie di qualificazione del mattino perché imbottigliati in tangenziale
- atleti ammassati in sostitutiva per fine corsa dei metrò e insufficienza di taxi alla fine delle gare notturne
- prove di tiro con l'arco, tiro al piattello ed altri cosiddetti "Sport minori" dislocate in Val Brembana e Val Taleggio davanti a 3 spettatori (di cui 2 mucche)
- villaggio ospitalità allestito all'interno dell'Armani Store per ragioni di sponsorizzazione
- chioschi informativi di Forza Italia posizionati negli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio Al Serio per spiegare a tifosi e turisti comunitari che il Pugilato è a Cormano, l'Equitazione ad Arcore e il Judo a Gallarate
- chioschi informativi della Lega Nord posizionati negli aeroporti di Linate, Malpensa e Orio Al Serio per spiegare a tifosi e turisti extracomunitari che le Olimpiadi sono a Lampedusa
Oggi, naufragata l'opzione Olimpiadi 2016 per manifesta inadempienza ai requisiti infrastrutturali minimi necessari per continuare ad avallare la propria candidatura, il capoluogo lumbà rd ci riprova con l'Expo 2015 nella speranza che, per la legge dei grandi numeri («più tagliandi invii, più possibilità hai di vincere»), prima o poi qualche carcassa di prestigio internazionale da addentare orgogliosamente rimanga anche per lui.
E' cambiato il Sindaco - anche se molti se ne sono accorti soltanto perché Letizia Moratti ha più capelli di Gabriele Albertini - ma la strategia, e con essa il Presidente della Regione, è rimasta la stessa: fumo negli occhi e polvere sotto il tappeto.
Al di là della rinnovata, implicita intenzione di dare a Milano «lustro ed efficienza mondiale» non tanto per renderla abitabile oggi da chi deve viverci tutti i giorni quanto per renderla presentabile tra 8 anni a chi dovrà transitarci per una settimana o un mese, quello che sorprende è che la fiction della "Milano Da Bere" venga sistematicamente mandata in onda nei modi più grotteschi e dozzinali, al grido di «Il trucco c'è e si vede tutto».
Da sempre più abile nel make up che nell'amministrazione pubblica, Letizia Moratti ha così inaugurato ieri i sopralluoghi degli ispettori BIE accogliendoli in una città che, di fatto, non esiste: pulita, ordinata, funzionale e talmente leziosa da diventare, per l'eccesso opposto, stucchevole. Ma soprattutto: rigorosamente parziale e per nulla rappresentativa della realtà , neppure a livello simbolico e statistico.
Perché a 150 metri da una Piazza della Scala ricoperta di smalto c'è una via Ugo Foscolo quasi impraticabile a causa dei 'rifiuti' di cani e piccioni. Perché appena due fermate di metropolitana prima di quella nuova di zecca di Rho Fiera c'è quella di Molino Dorino al di fuori della quale bivaccano abitualmente Rom e campeggiatori abusivi. Perché mentre alla stazione di Duomo (straordinariamente, per una volta) funziona tutto, in tutte le altre stazioni il guasto minimo in cui ci si può imbattere è la scala mobile paralizzata. E perché, a ben vedere, niente di ciò che gli ispettori si sono miracolosamente trovati davanti agli occhi era in quelle stesse condizioni da passerella haute couture appena 24 ore prima.
Stando alle prime dichiarazioni ufficiali, pare che gli ispettori non abbiano mangiato la foglia e siano rimasti decisamente soddisfatti del resto del menu - foglia esclusa, per l'appunto - che Letizia Moratti aveva diligentemente preparato loro. Ma, ce lo insegna Ratatouille nelle nostre sale proprio in questi giorni, anche le migliori cucine sono popolate da topi. Soprattutto quelle dei film...
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