Quante cose si potrebbero fare con 4 miliardi di euro? O meglio, quante cose potrebbe fare uno Stato con 4 miliardi di euro?
Certo: si trattasse di una vincita al SuperEnalotto, un privato cittadino avrebbe il sacrosanto diritto di spendere il lauto malloppo come meglio crede. Ma trattandosi di denaro pubblico, beh: bisognerebbe investirlo in modo che a beneficiarne sia l'intero Paese, non semplicemente la solita, inscalfibile e inestirpabile casta di privilegiati.
Eppure, in Italia, ogni anno vengono versati 4 miliardi di euro nelle casse della Chiesa. Tradotto: uno Stato per Costituzione laico devolve 4 miliardi di euro di denaro pubblico ad un altro Stato per Costituzione indipendente.
E non ci si immagini Romano Prodi (o, prima di lui, Silvio Berlusconi) entrare in San Pietro con l'assegno intestato e consegnarlo a chi di dovere in mondovisione: troppa grazia, giocare pulito. Perché quei 4 miliardi di euro arrivano alla Chiesa in modo molto più subdolo e, paradossalmente, indolore. Quasi senza accorgersene. Anzi: con l'intento preciso che non se ne accorga nessuno. Tanto che non appena qualcuno, pervenendo tra mille traversie da confuse intuizioni a inconfutabili documentazioni, se ne accorge, ecco scattare puntuale ed immediato il tentativo di insabbiamento. Naturalmente, «nel nome del Signore».
E' il caso - soltanto l'ultimo in ordine di tempo di un elenco sempre più fitto e copioso - dell'inchiesta condotta da Curzio Maltese per Repubblica e per nulla piaciuta, come da copione, alle sacre stanze vaticane. Che per bocca del loro segretario di stato Tarcisio Bertone invitano (o imperano?) di «Finiamola». Perché «l'apertura alla fede in Dio porta solo frutti a favore della società ».
Quale società , al di fuori della loro, non è comunque dato saperlo, dal momento che di quei 4 miliardi di euro nessun italiano non cattolico può beneficiare per principio e, viene il sospetto, neppure la stragrande maggioranza degli italiani cattolici. Ma nemmeno, per assurdo, l'intera quota parte di clero estraneo ai salotti dorati della Conferenza Episcopale: i sacerdoti dei piccoli centri e i missionari, per esempio, completamente abbandonati a se stessi e al «buon cuore dei fedeli».
Eppure, è proprio con immagini di missionari derelitti (oltre che di bambini handicappati) che la Chiesa ogni anno cerca di fare breccia nel «buon cuore» non soltanto dei fedeli ma anche di tutti gli altri per convincerli a devolverle il famigerato 8 per Mille. Il cui meccanismo, messo a punto da un guru del settore come Giulio Tremonti all'epoca del Governo Craxi a metà degli Anni Ottanta, prevede, come riporta Curzio Maltese, che vengano assegnate alla Chiesa
anche le donazioni non espresse, su base percentuale. Il 60 per cento dei contribuenti lascia in bianco la voce "Otto per Mille" ma grazie al 35 per cento che indica "Chiesa Cattolica" fra le scelte ammesse (le altre sono Stato, Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio, Ebrei e Luterani), la Cei si accaparra quasi il 90 per cento del totale.
E questo, diciamolo, lo sanno in pochi, né gli onnipresenzialisti portavoce vaticani - investiti di legittima autorità divina perfino per discernere se all'Isola dei Famosi debba essere salvato dalla nomination Tizio, Caio o Sempronio - si affannano in alcun modo a divulgarlo, contrariamente ad altre prosopopee divulgate, invece, 24 ore su 24.
Ne tacciono, per esempio, i primi a beneficiarne, ovvero i 'santi apostoli' del gruppo di Avvenire, che assorbono [fonte: Prima Comunicazione, maggio 2007, pag.86] quell'8 per Mille ingenuamente donato dagli italiani ai missionari derelitti e ai bambini handicappati dello spot per risanare il buco nero dei propri bilanci. Restituendolo poi, magnanimo ringraziamento, sotto forma di insulti in prima pagina a quattro colonne a chiunque non rientri nel loro (confuso, ad onor del vero) disegno di «cristianità ».
Ma l'8 per Mille non è che la punta dell'iceberg. Sotto la quale si erge poderoso l'ammasso di introiti - e vantaggi fiscali - derivanti da proprietà immobiliari, ospedali e grandi eventi, nei quali lo stato deve mettere (o rimetterci) i soldi ma non il becco, visto che la Chiesa è un organismo autonomo e, in quanto tale, decide da solo come impegnare le generose offerte:
La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione, altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità . Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato". L'elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all'anno, più qualche decina di milioni.
La Chiesa cattolica, non eletta dal popolo e non sottoposta a vincoli democratici, costa agli italiani come il sistema politico. Soltanto agli italiani, almeno in queste dimensioni. Non ai francesi, agli spagnoli, ai tedeschi, agli americani, che pure pagano come noi il "costo della democrazia", magari con migliori risultati.
E' curioso notare, tuttavia, come all'argomentazione di prove certe e verificate la Chiesa risponda sempre - ammissione di colpa né troppo velata né troppo sagace - con un sistematico e perentorio «Finiamola». Non esiste confutazione altrettanto argomentata, non esiste disponibilità al contraddittorio (pensiamo anche semplicemente alla disertazione degli studi della trasmissione Exit su La7 in occasione dell'inchiesta sui preti omosessuali), non esiste nient'altro che la «parola del Signore» che niente disvela e tutto occulta. Impugnata semplicemente ad uso e consumo del proprio indisturbato e indisturbabile piacimento, senza dover renderne conto né allo Stato, né ai propri fedeli e nemmeno a un minimo sindacale di logica e di coerenza...
Fonti e approfondimenti:
I conti della Chiesa - Ecco quanto ci costa | di Curzio Maltese, da Repubblica.it
Bertone contro le inchieste sulla Chiesa | da Repubblica.it
Democrazia e religione | di Ezio Mauro, da Repubblica.it

