C'è Milano da bere, Bologna la rossa, GialloParma, la Salerno-Reggio Calabria, Roma ladrona, il primitivo di Manduria, vedi Napule e poi muori, e poi ci sono Garlasco, Cogne, Erba e ora anche Perugia, che non sono più città ma "dei casi di omicidio".
Le città diventano figure retoriche, metonimie, che indicano comunque il concetto da esprimere malgrado la mancanza del termine proprio: delitto.
Puntini neri sulle mappe della curiosità morbosa e facilona.
E allora la Perugia del cioccolato, di Pinturicchio, del jazz, dell'università per stranieri, della torta al testo, delle scalette, del quarto d'ora accademico, dei tuguri condivisi con quattro amici come se fossero castelli, degli etruschi, degli inglesi-francesi-spagnoli-e-tedeschi e del grifone viene ridotta a un "outlet dello sballo".
Si azzardano opinioni, come quella di Eugenio Scalfari sull'Espresso che riconduce tutto il problema di Perugia alla "insiemità " che affliggerebbe l'universo giovanile e lo indurrerebbe a stare insieme senza formare una comunità , senza regole (e fin qui mi sembra che si parli del sistema tipico degli animali) e inoltre senza conoscersi se non per nome e per reciproca comodità e appagamento di bisogni: mangiare, bere, affittare una
casa... (e qui invece nulla di nuovo perchè mi sembra di vedere l'animale evoluto e adulto inserito in un comune luogo di lavoro).
In tutto questo marasma vorrei solo alzare la mano e far presente che io sono stata una delle tante studentesse di Perugia: dichiaro di essermi
divertita, di aver studiato, di aver infranto le regole di mamma e papà nei limiti del buon senso, della legalità e di quel dictat che mi hanno inculcato al primo giorno di asilo "non accettare caramelle dagli sconosciuti", di essermi imposta delle regole personali per non lasciare proprio tutto al caso e al culo, di aver frequentato anche gente straniera (tra cui due marocchini, tre turchi e un egiziano che non spacciavano, non violentavano femmine e non mangiavano solo kebab), di non aver sentito l'esigenza, anche se giovane e libera, di fornicare con qualsisi cosa si muovesse, di non aver fatto uso di "insiemità ", ma di essermi ubriacata di appartenenza, di aver fronteggiato il senso di pericolo che si avverte necessariamente in tutte le città di Italia, d'Europa e del mondo che superano i 2 abitanti e dove convivono diverse culture, teste e coscienze con la prudenza scevra da ansie, ma soprattutto dichiaro di aver conosciuto tante altre persone (e non solo nomi) che stranamente vivevano come me e non ricordo che nessuno abbia mai proposto di giocare all'omicidio per risolvere il tedium vitae che, sì lo ammetto, ogni tanto arriva...

