Opinioni
14/12/2007
Tre impronte di vernice - La soluzione del caso
Si conclude con un pieno proscioglimento da ogni accusa la nostra inchiesta (nel vero senso della parola) sul mondo dei Writers...

di Caterina Balducci e Antonio Incorvaia

:Quinta ed ultima puntata:

«Artisti» o «Imbrattatori»? «Profeti» o «Ciarlatani»?
Sono questi gli estremi all'interno dei quali si è animato, negli ultimi anni, il dibattito in merito ai Writers. Un dibattito che, come tutti quelli a cui siamo ormai avvezzi ad assistere attraverso i media, ha dato la parola ad ogni genere di "opinionista" (addetto ai lavori o meno) ad esclusione, paradossalmente, dei diretti interessati. Che si sono visti shakerare tra l'incenso e la cenere da politici, moralisti, critici e semplici cittadini potendo esprimersi quasi sempre soltanto attraverso i loro graffiti, che curiosamente rappresentavano proprio il "capo d'imputazione". Come a dire: per difenderti dall'accusa di avere messo la mano nella marmellata, ti concedo di appellarti al barattolo.
E in questo caso non si tratta semplicemente di decidere se un graffito sia o meno un'opera d'arte, ma di decidere se un graffito sia o meno uno sfregio estetico e morale ad un edificio, ad uno scorcio metropolitano e ad un intero contesto urbano. In poche parole, se un graffito sia o meno un delitto al Buon Senso.

Così, noi di Smemoranda Online abbiamo voluto, un po' in controtendenza, lasciare la parola alla difesa, sottoponendo tre dei Writers più attivi e conosciuti in Italia - Airone, Atomo e Kayone - ad un "interrogatorio" da avvocati del diavolo per conoscere il lato più intimo e poetico della loro opera, senza la velleità (che accomuna invece gli abituali sproloqui in materia) di voler esprimere un giudizio, ma con l'obiettivo di restituire alla Street Art quel diritto di replica che le chiose lapidarie degli "elmetti del quartierino" cercano in tutte le maniere di negare o insabbiare.
Partendo proprio dal sospetto di cui sopra, ovvero che i nostri tre graffitari fossero colpevoli di aver ucciso il Buon Senso a colpi di bombolette spray, e chiedendo loro di fornire alibi e prove della loro 'innocenza'. Ecco i passaggi salienti dei tre "interrogatori":

Airone » Ma santo cielo, il Buon Senso gira sempre così conciato che è veramente difficile riconoscerlo! [...] Dov'era il buon senso quando l'anno scorso, a Como, Rumesh veniva impallinato alla testa dalla task force anti-graffiti voluta dal sindaco? [...] Il Writing è la più longeva forma di corrente artistica della storia e certamente quella più "global". E sai perchè? Perchè non è qualcosa che puoi contenere, legare, giudicare univocamente, prevedere. Ha tutti gli aspetti positivi e tutti gli aspetti negativi di un fenomeno in continuo cambiamento e dotato di un'energia unica che gli permette di riformarsi ed evolversi continuamente... [Leggi il resto]

Atomo » Il Buon Senso è morto tanti anni fa e per dimenticarlo in fretta hanno deciso che non occorreva neanche la commemorazione annuale che avrebbe comportato un giorno di festività e rallentato la frenesia quotidiana. E' morto il giorno che hanno inventato il Piano Regolatore in funzione delle sopravvenute esigenze di non tenere più in considerazione le esigenze di chi deve vivere in città. Poi hanno infierito sul suo cadavere decidendo che anche il Piano Regolatore non era più un'esigenza di fronte alle sopravvenute esigenze degli amici del cemento, e quei 4 angoli verdi della città erano molto più utili come parcheggi e che, per salvaguardare le ultime architetture storiche e di pregio, era più utile costruire enormi e moderni grattacieli a fianco a palazzi antichi per meglio valorizzarli... [Leggi il resto]

Kayone » Il Buon Senso non siamo solamente noi ad ucciderlo, ma anche chi, come dice Vittorio Sgarbi, non riesce a fare una distinzione tra chi merita di essere perseguito e chi forse sarebbe degno di un posto tra quelli da difendere. I suoi esempi mi divertono sempre, molto spesso ci confronta a Giotto. Se un affresco di Giotto venisse eseguito su muro senza un regolare permesso, questo verrebbe difeso anche a fronte dell'atto illegale dell'occupazione di quello spazio pubblico o privato. [...] Non posso dire di non aver perso il Buon Senso per buona parte della mia vita da Writer e non posso neanche dire che molti miei colleghi non lo perdano saltuariamente, ma se di Buon Senso si parla, sono sicuro che non è certo il movimento del writing ad averlo ucciso... [Leggi il resto]

A motivare il pieno proscioglimento da ogni accusa dei nostri tre "imputati", oltre all'efficacia persuasiva delle loro arringhe, tuttavia, è stata anche un'altra prova.
In questi giorni, per celebrare le festività del Natale (e forse, ma solo forse, per qualche altro fine secondario che ha a che fare con l'Expo 2015), il Castello Sforzesco di Milano è stato addobbato come il foyer di un teatrino d'operetta con una pioggia di lucine azzurrate che simulano - o vorrebbero simulare - stalattiti di ghiaccio colanti dalle pareti dell'edificio.
Ora: è chiaro che chi vede nei Writers una ciurmaglia di imbrattatori pubblici a piede libero e poi agevola (o meglio: finanzia) un "progetto" del genere non ha evidentemente tutte le carte in regola per denunciare qualcun altro di avere ucciso il Buon Senso. A meno che, per assurdo, non si ammetta che non è il giudizio soggettivo - e, dunque, fallibile per ipotesi - bensì il Potere che si ricopre a tracciare la linea di confine tra Arte e Imbrattamento. Ma è, per l'appunto, un assurdo ancora più assurdo del vedere non la grigia muratura di un cavalcavia, non lo sporco calcestruzzo di una stazione, non lo squallido perimetro di un parcheggio decorato da un graffito, bensì uno dei (pochi) simboli della città graffiato da De Corato.

Caso chiuso anche per il Ris, che ha poi dimostrato che le famigerate tre impronte di vernice trovate intorno alla salma del Buon Senso, non a caso tutte della stessa identica nuance, infatti, non erano altro che quelle della tintura per capelli di Letizia Moratti (sindaco di Milano), Riccardo De Corato (vice-sindaco di Milano) e Michela Vittoria Brambilla (coscialunga di Milano).
E mentre accompagnamo all'uscita del Tribunale Airone, Atomo e Kayone con la speranza che continuino ad essere ancora e sempre testimoni del nostro tempo e della loro Arte come hanno fatto fino ad oggi, si para inavvertitamente davanti ai nostri occhi un secondo cadavere: quello della Coerenza, trovata morta ai piedi di un Palazzo Comunale.
Ma questa, come direbbe il Saggio, «è un'altra storia»...

Leggi le puntate precedenti:
1. Introduzione
2. Intervista ad Airone
3. Intervista ad Atomo
4. Intervista a Kayone

E tu cosa ne pensi?
Sei un graffitaro per hobby, per passione o per professione? O semplicemente ti piace vedere un po' di colore nel vuoto grigiore omologante della tua città? Vieni ad esprimere il tuo parere contro chi vuole censurare e ostacolare i Writers nel nostro Forum!
E attenzione! Se hai delle foto di tue opere che vuoi vedere pubblicate su Smemoranda Online, inviacele all'indirizzo redazione@smemoranda.it: presto apriremo delle photogallery tematiche dedicate all'Arte di Strada!

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