Avete presente il proverbio secondo cui quando qualcuno indica la Luna gli stupidi guardano il dito?
Ecco. Non potrebbe esserci metafora migliore per dipingere l'approccio dei media italiani a quello che è ormai diventato a tutti gli effetti "L'affare Beppe Grillo". Prima ne hanno - chi più chi meno - osteggiato il V-Day, poi però non fanno altro che parlarne da 3 settimane dispensandogli titoli a 4 colonne, aperture nei telegiornali, approfondimenti (per quanto si possano definire "approfonditi" gli "approfondimenti" del caso) a qualsiasi orario del giorno e della notte ed ogni altro genere di attenzione. Talvolta per sostenerlo, più spesso per prenderne le distanze.
Ora: se, come diceva il Saggio, vale la regola «Parlate pure male di me, purché ne parliate», è evidente che, in questo modo, i detrattori del comico genovese gli stiano in realtà reggendo il gioco come meglio non potrebbero. E allora appare quantomeno incoerente la scelta di oscurare il V-Day per poi dare libero sfogo a profluvi di sproloqui senza soluzione di continuità , indipendentemente da quali che siano le argomentazioni sostenute - e anche su questo si potrebbe/si dovrebbe aprire un'ampia digressione -. Un pizzico di indifferenza in più, magari, non guasterebbe, se l'obiettivo è realmente quello di lasciar cuocere Grillo nel suo brodo. A meno che...
A meno che non si analizzi, invece, la questione guardando la Luna anziché il dito. Lasciando perdere, cioè, tutte le sue reali o presunte manie di protagonismo, tutte le sue reali o presunte 'buone intenzioni', tutte le sue reali o presunte volontà di abbattere un sistema allo scopo di erigerne uno identico modellato su se stesso e tutta la contro-retorica contro-demagogica e contro-qualunquista di circostanza, e concentrandosi piuttosto sugli autentici, sacrosanti capisaldi messi in piazza dal V-Day: No ai politici condannati, No ai politici di professione, No ai parlamentari scelti dai partiti. Punto.
E' chiedere troppo che ci si occupi del pomo della discordia e non di chi lo ha lanciato?
Evidentemente sì. Per una ragione molto semplice: che oggi, in Italia, l'«Informazione» è questa e nient'altro che questa. Un continuo tentativo di depistaggio per convogliare l'attenzione del "Popolo Bue" verso il dito anziché verso la Luna senza distinzione di bandiera o di appartenenza.
Ci sono centinaia di migliaia di persone che non ne possono più di vivere in un Paese in cui al Governo (o quantomeno al Parlamento) va gente sulla cui testa pesano capi d'imputazione che in circostanze 'normali' ne renderebbero immorale anche soltanto il semplice uscire di casa - e non di prigione, ovviamente -? Perfetto: basta dirottare la loro foia altrove, e tempo qualche settimana si saranno dimenticati non solo dei politici condannati, ma anche di vivere in Italia. Funziona così, prove alla mano. C'è poco da obiettare.
Come quando, in concomitanza con lo scandalo della pedofilia nella Chiesa, i media martellavano 24 ore su 24 con la "tutela della Famiglia" e la "Guerra alle unioni civili e ai matrimoni gay". Come quando, in concomitanza con lo sfascio sociale ed economico provocato dal Governo Berlusconi, i media martellavano 24 ore su 24 con il massacro di Cogne. Come quando un prestigiatore esegue un trucco macroscopico proprio davanti ai tuoi occhi, solo che ti sta facendo guardare altrove. Ti sta facendo guardare il dito anziché la Luna...

