Prima è stata vietata ai minori di 18 anni e già trattare una mostra d'arte alla stessa stregua di un film di Serie Z non era sembrato un gesto granché progressista. Poi sono state 'ritirate' alcune opere ritenute (ad insindacabile giudizio del Sindaco Letizia Moratti) ugualmente troppo esplicite e oltraggiose. Poi l'apertura è stata fatta slittare di due giorni, durante i quali la Moratti ha ordinato che venissero addirittura sequestrate tutte le copie stampate dei cataloghi. Poi è arrivato l'annullamento definitivo. Poi si è parlato di farla traslocare altrove, a Napoli per esempio. Poi anche da Napoli è arrivato un non troppo velato «Niet!» clericale travestito da «Non siamo lo scarto di Milano» (fonte: Clemente Mastella). E la sensazione è che questo sia soltanto l'inizio...
Se mai la celebre massima di Oscar Wilde «Parlate pure male di me, purché ne parliate» avesse avuto bisogno di una controprova, insomma, non avrebbe potuto trovarne una più simbolica ed eloquente del polverone sollevato dalla mostra "Vade Retro - Arte e Omosessualità da von Gloeden a Pierre & Gilles", probabilmente l'iniziativa culturale più osteggiata e criticata degli ultimi anni e senza che sia mai nemmeno cominciata.
In realtà , di rivendicazioni al riguardo se ne potrebbero avanzare infinite, molte delle quali già ampiamente sostenute dal promotore della mostra, Vittorio Sgarbi, dal curatore Eugenio Viola, dai vari artisti coinvolti e da tutta la comunità degli appassionati e dei sostenitori, omosessuali e non, che difendono l'ideale di un'Arte che deve essere libera espressione contro qualsiasi tipo di censura e non compiacente servilismo verso questa e quella forma di Potere.
A ben vedere, però, questo è un tema che si propaga ormai dalla Notte dei Tempi: quanti geniali talenti creativi di tutte le epoche, da Leonardo e Michelangelo agli Impressionisti e da Duchamp a Piero Manzoni, sono stati tacciati - per un motivo o per l'altro - di «provocazione gratuita» e in vario modo censurati? Il sottile confine che separa ciò che è Arte da ciò che è Spazzatura è - inevitabilmente e per definizione - soggettivo e, come tale, impone necessariamente che ogni criterio di giudizio sia, per forza di cose, puramente personale. È la proverbiale differenza che passa tra un "bravo ingegnere" e un "bravo artista": un "bravo ingegnere" è universalmente "bravo", perché ci sono dati scientifici che lo certificano in modo univoco; un "bravo artista" è "bravo" soltanto per chi lo vede tale, ovvero per coloro ai quali le sue opere piacciono: per tutti gli altri è un cialtrone o, nella migliore delle ipotesi, un «Questo lo sapevo fare anch'io!».
Né si poteva sperare che una Giunta comunale che già un mese fa aveva rifiutato il patrocinio al Festival del Cinema Gay e Lesbico non mettesse i bastoni tra le ruote, nel modo più rozzo e bigotto possibile, ad una simile mostra. Al di là di ogni collaterale considerazione sul dubbio spessore umano, culturale e politico di chi mette il veto a tutto ciò che odori anche solo lontanamente di omosessualità - a meno che non si tratti di un tributo a Gianni Versace, nel qual caso sostentamenti e patrocini vengono miracolosamente dispensati a pioggia -, almeno da questo punto di vista una certa (sconfortante) coerenza la si può, in fondo, riconoscere.
Non la si può affatto riconoscere, invece, se si traslano i criteri con i quali la mostra "Vade Retro" è stata censurata dalla sfera del soggettivo alla sfera dell'oggettivo.
Vale a dire: perché vietare ai minori di 18 anni (o proibire del tutto) opere che campeggiano su qualunque catalogo monografico liberamente in vendita - e consultabile - in qualsiasi libreria? Perché appellarsi al vilipendio contro la Chiesa nel mostrare un quadro raffigurante San Sebastiano trafitto, quando di quadri di San Sebastiano trafitto sono piene tutte le chiese stesse e tutti i manuali di qualsiasi scuola media, superiore e università ? Perché gridare allo spreco di denaro pubblico per opere «scandalose e immorali», quando per opere ben più scandalose e immorali (tutti gli EcoMostri, per esempio) di denaro pubblico ne è stato speso 10, 100, 1000, 10000, 100000 volte tanto?
Ecco: sono questi i reali, drammatici interrogativi che la chiusura della mostra milanese su "Arte e Omosessualità " deve sollevare, interrogativi astratti - per assurdo - sia dal concetto di Arte che dal soggetto di Omosessualità , svincolati da ogni idea di gusto e appartenenza e vincolati esclusivamente alla Logica. Di fronte alla quale non c'è Arte, non c'è Potere e non c'è Censura che tengano...
Per approfondimenti: leggi il Blog Censurati
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