Pensierini: Ho visto Tricarico…
Idroscalo di Milano, 10 giugno 2008. Posto d’onore e punto d’osservazione: una panchina in legno sul prato. Concerto di Tricarico, mai visto dal vivo.
Una volta qualcuno mi disse che gli artisti geniali sono quelli che sembrano sempre decontestualizzati, in ogni circostanza. Tricarico era decontestualizzato dietro le quinte ed era decontestualizzato sul palco tra i suoi bravi musicisti, eppure non stonava e tutto aveva un’armonia.
Atmosfera lenta, dolce, malinconica e così fantasiosa da stimolare subito un paragone con degli oggetti, e non con degli stili o dei cantanti, che evochino in modo per me più diretto quello che ha trasmesso Tricarico.
E allora vi dirò che ho visto sul palco un orologio a cucù, uno di quegli orologi da parete a forma di casetta, fornito di un meccanismo a molla che fa uscire da una porticina un uccellino spennacchiato di legno indicando l’ora con un suono simile al verso del cuculo.
Ho visto un metronomo, che batteva il tempo con un’asta fissata alla base che oscillava e oscillava mossa da un meccanismo a molla secondo un tempo precedentemente prescelto.
Un acrobata che si esibiva in esercizi d’equilibrio precario e organizzato.
Ho visto un violino con la cassa armonica in legno ma il suono elettrico.
Una nuvoletta piena piena di piccole goccioline o cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera.
Una vela che salda all’alberatura della imbarcazione ne ha determinato l’avanzamento, sfruttando l’azione del vento, e navigando in un lavandino dove la situazione non era buona!
Una maglietta a righe.
Una scintilla che brilla brilla in fondo al mare.
Un carillon stonato.
Dalla panchina in legno mi è piaciuto, tanto, è stato poetico, come un vecchio sussidiario delle elementari!

