Opinioni
14/07/2008
Pessima condotta.
La scuola è cultura, ma anche educazione. E ci tengono, alla buona condotta. Un momento... quella non valeva per i carcerati?

di Caterina Balducci

Zero in condotta?

Se ripenso alla mia vita scolastica riaffiorano subito i ricordi più lontani e improbabili: i compagni di scuola che non vedo da chissà quanti anni (e sui quali avrei mille curiosità), gli scambi culturali (mica tanto!) con le scuole straniere, le gite, i compiti in classe (più che altro di matematica), la leggerezza e molto, molto altro.

Ma c’è una cosa, una piccola voce, che proprio nemmeno andandola a scovare nei meandri della mia memoria potrei ricordare: il voto in condotta.

Per tutti quelli che, come me, hanno avuto la sventura (o la fortuna, ai posteri l’ardua sentenza) di frequentare la scuola nell’era pre-internet, infatti, la parola bullismo era sicuramente associata più alle caserme che alle scuole. Naturalmente non significa che il fenomeno non esistesse – figuriamoci – purtroppo le piccole grandi vessazioni sono sempre esistite, così come sono sempre esistiti gli alunni dotati di carisma naturale, quelli dotati di sfiga naturale, più una folta schiera di “normali†(di cui mi sono sentita molto partecipe) che non possiedono nessuna delle due caratteristiche in maniera pronunciata e si limitano ad assistere agli attacchi degli uni sugli altri (perché purtroppo quando si è molto giovani non se ne parla proprio di prendere posizione…)

Ma tornando al presente, e quindi all’era globale e ai suoi eccessi, il bullismo (che pure è un concetto vecchio) è sicuramente tornato alla ribalta, dilagante a quanto sembra, nonché molto supportato dalle nuove e nuovissime tecnologie. Così, se ai nostri tempi uno dei peggiori soprusi era rubare la merenda a qualcuno, o prenderlo in giro a parole, oggi la posta in gioco è molto più alta, le bravate sono più sofisticate, siamo tutti a conoscenza dei due casi estremi e ormai emblematici dei video, finiti su you.tube, che riprendevano un disabile deriso e delle molestie a una giovane prof.

Probabilmente è per cercare di contenere questa deriva che il ministro Gelmini ha proposto di rivalutare (nel vero senso della parola) il voto in condotta: non una voce quasi invisibile (tipo il voto in religione o in educazione fisica) quanto un giudizio determinante, da cui potrebbero addirittura dipendere la promozione o la bocciatura degli alunni.

La notizia è fresca, e farà discutere parecchio. Forse stiamo tornando indietro. Rigore e disciplina ferrea erano concetti che si addicevano molto di più ad altre epoche e che non avremmo pensato, dopo decenni di insegnamenti montessoriani, di dover rispolverare.

Ma se poi tutto esplode, se c’è un punto di non ritorno, e nemmeno le solite trite colpe funzionano più (mancanza di ideali, vuoto nelle famiglie, noia…) può darsi che ci si senta tentati a voltarsi indietro.

Servirà a qualcosa inasprire le regole? Non è che semmai chi si diverte a violarle potrebbe divertirsi ancora di più?

Forse converrebbe analizzare nel profondo la situazione di oggi, magari incentivando gli insegnanti, o quanto meno interpellandoli.

Ma può darsi che dopo il voto in condotta verrà rivalutata anche la vecchia bacchetta (quella del libro Cuore). Può darsi che torni utile.

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