MORS TUA VITA MEA
Avevo imparato a conoscere Dante e forse anche Dante ormai aveva imparato a conoscere me.
Avevo imparato che la Seconda Guerra Mondiale non aveva nulla a che vedere con la decisione dei Duran Duran di sciogliere la band.
Avevo compreso il senso grammaticale e logico di svariate frasi in latino. Tipo: “mors tua vita mea” ovvero “morte tua vita mia” che oggi tendenzialmente significa: “o passi tu o passo io, nonostante loro abbiano la precedenza!” e in qualche eccezione anche direttamente: “machicazzotihadatolapatente, ti uccido!?!”, oppure avevo imparato la frase “do ut des” ovvero “io do affichè tu mi dia” che oggi, tendenzialmente, significa: “se te l’ho data un motivo ci sarà !”.
Avevo imparato che Eraclito diveniva spesso e Platone solo mentalmente. Avevo imparato che Socrate sapeva il fatto suo, proprio perché metteva sempre le mani avanti affermando: “Io so di non sapere” e sai quanti come lui?
Avevo deciso che quel giorno anch’io, come Socrate, sarei stata sincera. O quasi.
La mia prof di filosofia, per altro bellissima e quindi irraggiungibile come un cellulare in galleria, aveva scommesso una cena sulla mia scena muta. La mia prof di Italiano, per altro intelligente e quindi non bellissima come un cellulare in galleria, aveva, al contrario scommesso sulla mia “cultura random”. Dicesi “cultura random” quando lo studente, in questo caso io, si è applicato fortemente a casaccio.
Poi c’erano tanti altri prof che arrivavano da non so dove e non mi conoscevano e non potevano sapere chi fossi e quindi non potevano sapere nulla della mia cultura random. E’ vero, avevano davanti ai loro occhi fogli compilati a dovere che raccontavano le mie disavventure scolastiche, ma alla fine non mi conoscevano per niente e avrebbero potuto anche farsi un’idea diversa. Certo, in quei fogli c’era anche scritto: “ragazza piuttosto violenta ed irrequieta, in grado di aggredire sia verbalmente che fisicamente un insegnante”,ed era vero, ma quel giorno la mia faccia, i miei occhi, le mie mani avrebbero cercato di comunicare solo armonia dolcezza ed infinito sapere “a casaccio”, ma sapere.
Per questo motivo avevo le stampelle. Uno studente in difficoltà ha sempre qualche vantaggio. Avevo una bella faccia tosta, perché, si sa, per fare certe cose ci vuole soprattutto una certa faccia. E poi avevo un amico dottore.
Quindi avevo un bel coraggio. Alla domanda: “Per quale motivo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale” risposi: “Quanto tempo abbiamo? Perché la storia è lunga e fra mezz’ora dovrei fare la riabilitazione al ginocchio che di notte mi fa urlare dal dolore e di giorno mi fa tremare le restanti ossa!???”. Alla domanda: “Per caso Hai copiato la versione di Latino?” risposi: “Beh, si, direi di si…, ma solo perché nemo profeta in patria sua…”. Alla domanda: “Consideri Dante un eroe? E chi, secondo te, è un eroe dei nostri tempi?” risposi con astuzia: “A Dante dobbiamo tutti moltissimo e quindi credo sia un eroe; per quanto riguarda la seconda domanda credo che un eroe moderno sia senz’altro Walter Zenga!”. Avevo capito che il mio Presidente di Commissione era interista perché quel giorno indossava una cravatta neroazzurra.
Devo molto all’Inter, a Walter Zenga e a quella cravatta. Era il 1992. Mi maturai con 42/60.
La mia Smemoranda era blu e il tema di quell'anno era Il Sogno e l'Utopia, non a caso direi.
GIOVANNA DONINI
Scrive e collabora a tempo pieno con Smemoranda e Zelig.
Foto: Treviso.

