Era il 1987 e io avevo 14anni.
Era sabato pomeriggio e il sabato pomeriggio, a 14anni, si andava al cinema alle sei.
Non esistevano ancora le multisale.
C'erano solo i cinema del centro.
E noi si andava là, in uno di quei cinema del centro storico.
Il mio preferito era quello di via roma. Che poi subito dopo il film ti andavi a prendere il gelato. Che poi subito dopo il gelato ti andavi a prendere l'autobus per tornare a casa. Che poi per tornare a casa potevi usare anche la bicicletta. Che poi era tutto qua.
Quel sabato pomeriggio al cinema di via roma davano Dirty Dancing, Balli proibiti.
"Balli proibiti? Se mia madre lo sa mi ammazza!".
Noi eravamo in tre e forse neussuna delle tre conosceva ancora il vero significato della parola proibito. Ad esempio, proibito per me, era andare in bicicletta senza mani. Che ti fai male. Era masturbarsi. Che diventi cieco o sorda. Era suonare i campanelli e scappare. Era non studiare latino, insomma robe così.
I balli? Cos'erano i balli proibiti? Che poi, non per essere puntigliosa, ma dirty significa sporchi. Perchè li chiamavano proibiti?
"Balli sporchi? Questo film mi piace, andiamo!".
Tiravi fuori i millini (lemillelire) e pagavi, spesso rinunciando ai pop-corn. Che poi dopo mi prendo il gelato.
La locandina del film:
"1963: l'america stava per pedere la sua innocenza. Baby stava per perdere la sua verginità."
Verginità? Ecco un'altra di quelle parole che in casa mia non si potevano pronunciare. E io mi leggevo il vocabolario per capirci qualcosa. La mia era un'educazione sessuale fai da te, in molti sensi. Solo che a leggere le definizioni di certe parole sul vocabolario della lingua italiana impari tutto tecnicamente, ma perdi molta poesia. In ogni caso. "1963: baby, la sua verginità...perdere". In che senso? Interessante.
E noi eravamo là. Noi tre. Amiche. Cresciute insieme. Sapevamo solo baciare male qualcuno, mica andare oltre. Per carità. Cinema pieno di ragazzine come noi. E la mia amica che sapeva già tutto di lui: "Quello è Patrick Swayze, ha fatto Nord e Sud, è troppo bello".
Io non guardavo molto la tv. Quindi non avevo visto nord e sud. Ma adesso lo sapevo: quello era Patrick Swayze. Bellissimo. Perchè poi era bellissimo. Quel ragazzo lì. Ma a me piaceva in amicizia. O meglio non capivo. Mi piaceva, ma non avrei mai pianto per lui. La mia amica si, ecco.
La cosa è strana. Al cinema si va quasi sempre in compagnia, ma in realtà si è da soli. Si è in tanti, ma ognuno si fa il film suo. E allora la mia amica piangeva quando lui nel film lasciava lei. E l'altra mia amica diceva che non era giusto. Mentre io facevo certi pensieri. Forse pensieri proibiti.
Ecco, si, proibiti, su di lui e su di lei.
L'ultima scena del film è quella più famosa. Quella che, per dire, conosce anche mio nipote che ha 14 anni adesso. La scena in cui lui arriva, mentre Baby è seduta sconsolata in un angolo, al tavolo, con i suoi genitori. Lui arriva, vestito tutto di nero, e dice: "nessuno può mettere Baby in un angolo!". E se la porta sul palco a ballare la canzone che vinse l'oscar "The Time of my life".
Mi ricordo che durante quella scena tutto il pubblico del cinema piangeva. Mi ricordo che nessuno si è alzato durante i titoli di coda e che quando si sono accese le luci io e le mie amiche non abbiamo avuto dubbi: "Ci guardiamo anche il secondo spettacolo di fila. Chiama a casa, avverti mamme, noi si sta qua e si torna alle dieci".
E' stato l'unico film che ho visto due volte di seguito al cinema. Ed è l'unico film che ho rivisto almeno altre venti volte, perchè anche se so come va a finire, per me ha sempre diversi finali personali. Anno dopo anno. E anno dopo anno Patrick è diventato di famiglia, non so come dire.
E allora ciao Patrick. Nessuno può dimenticarti. Nessuno può mettere in un angolo te.
Patrick Wayne Swayze (Houston, 18 agosto 1952 –14 settembre 2009)
Dirty Dancing
Lingua originale: {{{linguaoriginale}}}
Paese: Stati Uniti
Anno: 1987
Durata: 100 min
Colore: colore
Audio: sonoro
Rapporto:
Genere: romantico, musicale
Regia: Emile Ardolino
Soggetto:
Sceneggiatura: Eleanor Bergstein

