La storia.
La prima volta che ho bigiato.
"Io bigio,
tu bigi,
egli bigia...".
Non facile da coniugare questo è senz'altro uno dei verbi più affascinanti.
Non vedevo l'ora io, da adolescente, imparare a falsificare la firma di mio padre e quindi di imparare a
bigiare.
Dalle mie parti, per essere precisi, si diceva: bruciare. In alcune zone si diceva "faresega". In altre, tipo
a Venezia: marinare.
"Ho fatto sega" poteva essere frainteso.
"Ho marinato!" pure.
"Ho bruciato!" un po' meno.
"Ho bigiato!" era abbastanza inequivocabile.
La prima volta che ho bruciatobigiatofattosegamarinato (per non fare torto a nessuno!) è stato
bellissimo. Bellissimo come tutte le volte che l'ho fatto. Sono andata tutta la mattina a giocare a calcetto
e a biliardo in un bar non lontano dalla stazione centrale di Treviso. Avevo in tasca solo 3milalire e un
pacchetto di marlboro da dieci. Il proprietario del bar si chiamava Fausto e il Bar si chiamava, in modo
originale, BarDaFausto e lui sapeva che i suoi clienti del mattino erano tutti studenti attenti dementi
incoscenti impazienti.
Quella mattina eravamo io, lagiorgia, lasilvia, l'anna e svariati ragazzi colorati.
Mi ricordo che da Fausto si poteva fumare ovunque. E mi ricordo che le ragazze andavano in bagno
sempre in due. E io andavo sempre con lagiorgia. Ci stavamo un bel po'.
Fausto si faceva gli affari suoi. Anche quando ci vedeva scrivere su un foglio cento volte di seguito la firma dei nostri genitori. Ero bravissima. La facevo uguale a quella di mio padre. E sapevo fare uguale anche quella della mamma di Silvia.
La mattina volava. Con la nostra smemo piena di ritagli e firme e scritte e giustificazioni tra le frasi delle formiche e delle canzoni. Con il senso di colpa senza polpa grazie all'incoscienza sempre piuttosto alta. Con svariati segreti da condividere. Che il bello era proprio non rispettare le regole, rischiare, bruciare i doveri, non consultare i diritti. Che il bello era dire no, mentire, commettere errori, avere coraggio, avere paura, sbagliare, ritrattare e poi magari capire. Che il bello era farsi trascinare, trascinare e trascinarsi. Che il bello era esistere e vibrare.
Bruciare era l'errore più innocente che uno studente, alla fine, potesse fare. Era peggio, secondo me, bestemmiare o fottere un compagno di classe.
Mi ricordo che quel giorno, verso l'una, avevo l'ansia. L'invicta con la scritta Giovi sulla pancia era carica di libri e tensione.
Mi ricordo che mia mamma mi disse: "Com'è andata oggi a scuola?" e mi ricordo di averle risposto con freddezza e bugie a perdere, come i vuoti: "Benissimo. La prof mi ha detto che sono brava, quello di latino non è venuto, abbiamo fatto la ricreazione in giardino...". Perchè a scendere nei dettagli bugiardi ero brava, convinta (ancora oggi) che più parli e più sembra vero quello che dici.
Mi ricordo che mia mamma quel giorno aveva la faccia più triste del mondo e mi ricordo di avere pensato: "Ora le dico tutto, mi costituisco...". Guardando la sua faccia mi ero convinta che mi avesse beccato e che da me volesse solo la verità . Mi ricordo di avere pensato: "Non lo farò mai più...giuro, ma ora fa che non sia vero, fa che non mi abbia beccato!".
Mi ricordo che mia mamma mi fissò per qualche minuto in silenzio e che, secondo me, Beautiful non l'aveva distratta per niente. C'era Brooke al terzo pianto e io stavo per confessare tutto quando mia madre mi guardò e disse: "Brooke la deve smettere di comportarsi così!".
Ancora oggi quando guardo Beautiful apprezzo gli errori di Brooke.
Mia mamma non ha mai saputo tutte le volte che ho bruciato. Era un conto che tenevo solo io e Fausto e qualche mio prof astuto e a questo punto credo anche Brooke.
Era il mio segreto. Era il mio bruciore di stomaco personale. Il mio brufolo sulla fronte.
La prima volta che ho bruciato è stata anche la prima volta che ho scelto di dire in sequenza casuale: no, non lo so, cosa farò da grande, perchè no, si vabbè però, poi deciderò, qualcosa farò.
Se non avessi avuto la possibilità di saltare scuola avrei cercato di saltare comunque qualcosa. C'è sempre qualcosa nella vita di un adolescente che prima o poi (si) deve saltare.
Oggi non si può più bruciare. Sul telefono arriva l'sms al genitore.
Lasciateli decidere di sbagliare e mentire oppure di dire la verità . Non obbligateli ad essere sinceri per forza. Altrimenti, prima o poi, me li vedo da grandi fissare la data del matrimonio e non presentarsi all'altare all'ultimo secondo, oppure me li vedo scrivere cento volte sul foglio la firma di uno dei genitori per fottergli il conto in banca.
Oppure me li vedo da grandi impazzire al primo errore. E rispondere all'sms ministeriale: "Che cazzo me ne frega!!!"

