Opinioni
02/07/2010
Milàn? L'è un gran brut Milàn...
Editoriale del diretùr: la nostra città, la vita. E chi processa la musica

di Nico Colonna, direttore di Smemoranda

... Sempre più, e sempre peggio, Milano prende le sembianze di una grande azienda, più o meno pubblica. Ecco il suo orario, quotidiano: apertura alle 7, per permettere a tutti di raggiungere il luogo di lavoro o di studio (spesso con grande fatica, e ritardi); chiusura alle 19, per tornare verso le abitazioni - sempre più spesso fuori città o nella cintura metropolitana, grazie alle continue speculazioni finanziarie delle immobiliari "di governo" - a tapparsi in casa davanti alla tv.

Quindi, bisogna tenere duro fino al venerdì sera: poi finalmente si scappa dalla città, per il tanto agognato (e famigerato) weekend, fatto di interminabili code per ottenere qualche ora di pace in mezzo alla natura (?).

Un modello di vita che ci viene imposto, di cui andare pochissimo fieri. Soprattutto alla luce della storia: Milano era un invidiato laboratorio culturale, un modello da imitare. E oggi?

Il tempo libero dal lavoro o dallo studio non prevede più spazi ricreativi o culturali a disposizione della gente, della città: del tutto azzerati durante l'inverno, quasi inesistenti in estate. Mentre le amministrazioni locali latitano vergognosamente, gli operatori privati, eccetto rarissime mosche bianche, disertano la città "fantasma". Insomma, è triste dirlo, ma: Milano, messa a confronto con le altre metropoli, non solo europee, dovrebbe impallidire di vergogna...

Cosa ci rimane? I pochi eventi transregionali (quest'estate solo il grande Ligabue!) che sfruttano lo Stadio Meazza, struttura capace di ospitare quasi 80.000 persone.

... Però a basso volume, mi raccomando! Per non disturbare il condominio dei "furbetti" che ogni anno, con denunce miratissime e documentatissime, si fa pagare un anno di spese condominiali dai Promoter del concerto, e arriva a impedire alla città di godersi eventi importanti.

Oggi, 2 luglio 2010: attesa la sentenza del Tribunale di Milano che potrebbe condannare Claudio Trotta, storico responsabile di Barley Arts, a un mese di reclusione per non aver staccato la spina a Bruce Springsteen, permettendo al rocker americano di prolungare di ben 22 minuti (!?!?) il suo concerto del giugno 2008.

Spero che Milano non si macchi di questa ennesima vergogna. A Claudio tutta la nostra stima e amicizia!

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