«Non so cosa voglia dire vivere in Svizzera, o vivere in Danimarca. So cosa vuol dire vivere qua, e tra l’altro in uno specifico molto chiaro. Quello che ho visto, quello che in qualche modo mi ha formato, quello che mi ha straziato, per certi aspetti [...] tutto questo, ovviamente, finisce spesso in quello che io voglio raccontare. Un amore pieno di contraddizioni». Inizia così.
Ero all'anteprima. Premetto: non sono un'appassionata di Ligabue, e neppure una critica cinematografica. Per questo posso affermare con certezza che il film mi è piaciuto. Tanto.
Mentre lo guardavo mi è sembrato un atto doveroso da parte di un musicista pop, da parte di chi può veicolare un messaggio a migliaia di ragazzi, in un momento storico addormentato come questo. Attraverso la musica, attraverso le interviste, si ripassa la tremenda storia (e la condizione) italiana degli ultimi anni.
Beppino Englaro, Giovanni Falcone, Margherita Hack, Enzo Biagi, Paolo Rossi, Giovanni Soldini, Luciana Castellina, Don Luigi Ciotti, Stefano Rodotà , Sabina Rossa, Carlo Verdone, Umberto Veronesi, Fabio Volo, Javier Zanetti. Ci penso: bastano cento fan di Luciano, che entrino in sala per vedere lui, e si fermino poi ad ascoltare questa gente che ci ha messo la faccia... questo film è un'azione politica. Importante.
Dunque, chi se ne frega se - critiche sentite all'uscita della sala - pare che tutto ruoti intorno a Ligabue (d'altronde il film è il suo!), e chi se ne frega se con una rappresentazione di questo tipo, schifezze-italiane-in-musica, il discorso sembra diventare retorico (e perfino populista, ha azzardato qualcuno!). Qui, non è questione di retorica. La passione e la partecipazione, negli interventi e nelle parole, semplicemente, scalda il cuore. La costituzione, se letta con accompagnamento musicale, potrebbe rimanere più impressa nelle menti degli italiani? E allora, musica e costituzione sia!
Niente Paura, ecco perché mi è piaciuto.

