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di Giovanna Donini
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Sono sempre stata orgogliosa di essere diversa

A scuola alzavo spesso la mano per dire: io no.

L’ora di religione? Io no.

L’ora di educazione fisica? Io no.

L’ora di innamorarsi del compagno di classe più bello, ma volendo anche di quello più simpatico e meno bello? Io no.

Io no.

I miei no erano motivati ed inattaccabili.

Sono valdese, sono stata operata al cuore e, escludendo Morten Harket il cantante degli A-ha che però non conoscevo personalmente, non mi sono mai innamorata di un uomo.

I miei no erano semplici ed indiscutibili.

A scuola ero l’unica a non frequentare l’ora di religione, di educazione fisica e dell’amore per un ragazzo.

Qualcuno mi prendeva in giro, perché ignorava la mia religione.

Qualcuno mi prendeva in giro perché ignorava la mia cicatrice (22punti sul petto, tra il seno, non poi così lontani dagli occhi altrui).

Qualcuno mi prendeva in giro perché, in generale, ignorava l’amore.

Qualcuno credeva che io fossi una ribelle o ancora peggio una che amava farsi notare.

Non era così: io ero semplicemente io.

Non era facile sentirsi sempre l’unico salmone che non va controcorrente. Tutti i salmoni risalgono il fiume con fatica nuotando controcorrente, io no. Io nuotavo con fatica, ma in un’altra direzione. Tutte le volte che dicevo: “io no” un faro gigante, un piazzato bianco, veniva puntato su di me illuminandomi in modo potente, a volte in modo accecante. Non era facile contenere l’imbarazzo: mi sentivo, spesso, osservata: “Dove vai? Perché non vieni con noi?” a volte, sembravano chiedermi, stupiti, gli altri salmoni. Non era facile non andare con loro, restare fedele a me stessa e affrontare il viaggio da sola o meglio credendo di essere sola. Quando ho scoperto che non ero l’unica ragazza al mondo a dire io no, a non fare religione, educazione fisica e la corte ad un ragazzo, sinceramente, mi sono sentita meno in pericolo e più felice. Ho scoperto la bellezza di essere come altri. Ho scoperto la bellezza di condividere fede, malanni fisici e sentimenti come tanti altri e non come tutti. Mi sono sentita più forte, più coraggiosa, a tratti anche la più fortunata di tutti, perché forse sono stata costretta a capire, con largo anticipo, chi ero e questo credo che in qualche modo mi abbia avvantaggiato. Ho capito presto che le differenze fanno e possono fare la differenza. Inoltre ho scoperto di essere diversa, ma come tanti altri. Ci sono tanti valdesi, tanti cardiopatici e tanti omosessuali, come me. Non sono sola. Non sono l’unica. Non sono una ribelle. Siamo una minoranza, ma siamo comunque in tanti e portiamo in giro noi stessi.

Sono sempre stata orgogliosa di essere diversa, ma oggi no. Oggi di nuovo alzo la mano per dire io no, anzi per la precisione questa volta dico: noi no.

Noi no. Noi, in Italia, abbiamo leggi che puniscono le discriminazioni, ma, ancora, non prevedono alcun aggravante contro atti omofobi. C’è ancora, in questo BelPaese, chi pensa che l’omosessualità sia contagiosa. A Monza, in un Istituto cattolico uno studente di 16anni è stato lasciato fuori dalla classe, in corridoio da solo, perché gay. Semplicemente perché ha avuto il coraggio di essere se stesso.

Noi no. Noi non proteggiamo lui da una mentalità violenta e omofoba, noi proteggiamo gli altri da lui (che non si sa mai che “s’infettino”) semplicemente, perché non risale il fiume come tutti gli altri. Noi no e nel frattempo un ragazzo di nome Aleandro si toglie la vita e un altro, l’ennesimo, a Roma, viene picchiato e insultato da due delinquenti perché gay.

Noi no. Noi non siamo nel 2015. Noi non siamo civili.

Due persone aventi lo stesso sesso possono accedere all'istituto del matrimonio in 21 nazioni: Spagna, Francia, Regno Unito (tranne l'Irlanda del Nord), Portogallo, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi, Danimarca (compresa la Groenlandia dal 2015), Finlandia (a inizio 2017 le prime celebrazioni), Islanda, Norvegia, Svezia, Irlanda, Stati Uniti (in tutti gli Stati della federazione e il distretto federale di Washington, DC), Canada, Messico (nella capitale e in due Stati della federazione), Argentina, Brasile, Uruguay, Sudafrica e Nuova Zelanda.

Inoltre a Malta, in Israele e nelle nazioni caraibiche di Aruba, Curaçao e Sint Maarten, pur non essendo consentito alle persone aventi lo stesso sesso di accedere all'istituto del matrimonio, vengono registrati i matrimoni fra persone dello stesso sesso celebrati altrove. In vari paesi si può accedere a ufficializzazioni diverse dalle nozze; le persone omosessuali, aventi o meno la possibilità di contrarre matrimonio, hanno spesso accesso a questa tipologia di unioni civili.

In Italia? Noi ancora no.

Kristen, la mia amica americana, è sposata, è felice, lei e sua moglie avranno presto dei bambini e tutto avviene alla luce del sole e della legge.

Noi no.

Kristen mi guarda con la pena negli occhi. Lei ama una donna, io pure. Qual è allora la differenza fra me e lei? Lei vive in America, io no. Tutto qui.

Sono sempre stata orgogliosa di essere diversa, ma questa volta mi sento a disagio, discriminata e maltrattata. Per alleggerire (ed ammortizzare) il dolore, penserò soltanto al fatto che non sono io a dovermi vergognare, non sono io a dover provare disagio, ma tutti quelli che continuano a farmi sentire diversa da tutti, perfino dagli orgogliosamente diversi.

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