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Oblivion

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Tom Cruise abita in una casa del futuro fighissima

Joseph Kosinski

Oblivion

Universal

C'è Tom Cruise che si sveglia nella sua casa del futuro: è a letto con una tipa. Fanno colazione e si vestono con tute argentee. Intorno a loro tutto è chiaro, lucente, vetro e metallo. Anche la casa è una bolla di vetro e metallo, al piano alto; molto alto, addirittura sopra le nuvole. Tom è pronto per andare al lavoro. Non sale mica su un'utilitaria parcheggiata nel vialetto davanti casa: ha una specie di elicottero a reazione posteggiato su di una piattaforma di atterraggio personale. Noi, che stiamo guardando il film, lo seguiamo.

Sale sull'astroelicottero, entra nella cabina di pilotaggio: viene fuori che la cabina è basculante, lui la gira a destra, a sinistra, estrae i cannoncini laser (bzzzz) da sotto la carlinga, e poi, soddisfatto, si lancia  tra le nuvole. Ecco la prima scena di Oblivion, che dura dieci minuti buoni: non che succeda niente, però è figo. E questa è la prima cosa da capire, quella fondamentale per il film.

Oblivion è un film di fantascienza, si capisce. Anche perché il regista è Joseph Kosinski, un appassionato di nuove tecnologie applicate al cinema. Per intenderci, è quello che ha girato quell'assurda visione del futuro che era Tron: Legacy, quel genere di prodotto che ti spinge a chiederti se abbia ancora senso chiamare "film" quella roba che stai vedendo. In fondo, "film" una volta voleva dire una cosa precisa: pellicola. Adesso, boh.

Oblivion, dicevo, è fantascienza. Fantascienza hard. Non in quel-senso-lì, ma nel senso che c'è grande gusto per la descrizione del dettaglio tecnico del futuro. Le immagini, almeno per la prima mezz'ora, ti distraggono completamente dalla storia: non è una cosa che succede così spesso, al cinema, ma in questo film c'è di mezzo Claudio Miranda, direttore della fotografia di origine cilena responsabile delle immagini anche di Vita di Pi di Ang Lee. Come a dire, altro film che riesce ancora a farci pensare che forse andare al cinema in sala serve ancora a qualcosa.

C'è anche una trama. Vorrebbe essere poetica, romantica, riflessione sull'esistenza: in realtà non è altro che un megamistone di tanta fantascienza che abbiamo già visto: The Island, Mad Max, Wall-E, ma pure Guerre Stellari e 2001 Odissea nello spazio. In pratica, dopo la prima mezz'ora avete già più o meno un'idea di dove si andrà a parare. Detto questo: siamo nel 2013, l'originalità non esiste quasi più, e comunque vale poco. Oblivion è semplicemente un film remix, eppure capace di suscitare quel senso di meraviglia del futuro senza il quale la fantascienza al cinema sarebbe poco o niente. E se c'è quella, può anche bastare.

fantascienza
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