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Orfani: la prima serie a colori firmata Bonelli

di Laura Giuntoli
| News | Libri e Fumetti | 0 commenti

Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri

Futuro prossimo. La Terra è colpita da un mega raggio mortifero, che spazza via mezza Europa e un sesto della popolazione mondiale. A puntarlo sul nostro pianeta, con premeditazione da una galassia lontana, pare siano stati gli alieni. In questo scenario post apocalittico sono ambientate le vicende di Orfani, i protagonisti della nuova miniserie Bonelli, un gruppo di bambini adottati dall'esercito per farne macchine da guerra. Che da grandi si ritrovano in un mondo ostile a combattere contro un nemico terribile e sconosciuto.

Fino a qui niente di nuovo, il presupposto narrativo sembra attingere a piene mani da Halo, Alien, Metal Gear Solid, Il Signore delle Mosche eccetera. Ma attenzione: sotto le ceneri del mondo sorgono i guerrieri del futuro. Orfani è qualcosa di nuovo, che non s'era mai visto dalle nostre parti: è a colori, è un fumetto politico ambientato in Europa, è young adult, che in gergo editoriale significa dedicato ad un pubblico adolescente. Un debutto assoluto nello scenario bonelliano. Insomma, roba grossa: un progetto milionario, il più costoso della storia del fumetto universale, o quasi. Praticamente un kolossal con tutti gli effetti speciali e l'epica narrativa del caso. A inventarselo sono stati il nuovo curatore di Dylan Dog Roberto Recchioni, e un disegnatore fuoriclasse, Emiliano Mammucari. Li abbiamo intervistati.


Cosa rende Orfani un fumetto politico?

Roberto Recchioni: Orfani nasce nelle nostre teste 4 anni fa, nel 2010, ci portavamo dietro gli strascichi dell'11 settembre e della guerra in Iraq. Poi c'è stata la Primavera Araba, la Grecia, la crisi mondiale è esplosa. Man a mano che la sceneggiatura prendeva forma la serie ha assunto una piega sempre più cupa. Questa storia per bambini è diventata uno psico dramma shakespeariano, in cui i personaggi hanno vita propria. È la cosa più politica che io abbia mai scritto, ma abbiate pazienza, questo aspetto emergerà albo dopo albo, per esplodere nella seconda metà della serie. Posso solo dirvi che il tema centrale è il rapporto tra gli esseri umani e il potere. Orfani racconta di come rinunciamo alla nostra libertà per vivere in un mondo più sicuro.

Il colore per una serie Bonelli è cosa nuova, in Orfani sembra usato come fosse un effetto speciale...

Emiliano Mammucari: Nel fumetto popolare italiano non c'è una grande tradizione del colore. Non volevamo scimmiottare gli americani, così ci siamo inventati un nostro codice cromatico. Abbiamo usato il colore come elemento della narrazione, caricandolo di un significato emozionale, come si fa al cinema. È un uso spettacolare che non rispecchia la realtà, ma le sensazioni che in quel momento prevalgono. Ho stilato una sorta di bibbia del colore per far sì che l'aspetto cromatico dei disegni raccontasse il contesto emotivo dei personaggi: il verde trasmette familiarità, il viola è il colore dell'irrealtà, il rosso pericolo, il blu solitudine, e così via. Tutto il resto è merito dei nostri coloristi.

Avete abolito gli "spiegoni". Roba da sceneggiatori, che significa?

Roberto: Gli spiegoni sono i pensieri dei personaggi o le lunghe didascalie per passare informazioni, la "telefonata" al lettore insomma. Siccome ho un'alta opinione di chi legge fumetti tante pagine sono silenziose, abbiamo lasciato che fossero i disegni a parlare. Al posto degli spiegoni ci sono gli archetipi, modelli esemplari che il lettore conosce e nei confronti dei quali ha delle aspettative. Così possiamo accorciare i tempi di lettura e cambiare le carte in tavola con colpi di scena inaspettati. Il rischio è di tenerle celate troppo a lungo, queste carte, ma ne vale la pena se il lettore divora l'albo tutto d'un fiato. E poi dice: ne voglio ancora. 

La prima parte di ogni albo si svolge nel passato, nel campo di Dorsoduro, dove il generale Nakamura e la professoressa Juric sottopongono i ragazzi all'addestramento militare. Nella seconda metà gli orfani sono cresciuti e combattono contro gli alieni. Perché avete diviso in due la narrazione? 

Roberto: Il doppio binario narrativo è ispirato a Full Metal Jacket: uno scarto temporale divide tutti gli albi, ma c'è sempre un confronto diretto tra le due fasi temporali. Due tipi diversi di narrazione e di disegni: uno classico, con una forte dimensione intimista che scava la psicologia dei personaggi. E un altro più rapido, in cui prevale il conflitto, intriso di fantascienza hard.

Emiliano: C'è la fantascienza favolistica alla Star Wars, in cui creo un universo nuovo e ti ci porto. E poi c'è la hard science fiction di James Cameron in Aliens, che è esattamente il contrario: prendo un mondo che già esiste, o che è plausibile, e mi concentro sui personaggi. Orfani è cameroniano, per l'impressione di realismo abbiamo studiato i videogames. È stata dura, ho dovuto comprare l'Xbox. Roberto non ne ha avuto bisogno, è un maniaco di videogiochi.

 

A parte i videogiochi, cosa fa di Orfani un fumetto per ragazzi?

Emiliano: Faccio una premessa: in Italia si passa da Topolino a Tex, in mezzo c'è il vuoto. Perché a forza di dire che i fumetti non sono roba per bambini si è smesso di farli, i fumetti per bambini. Che è folle. Ci sono i Manga, sì, ma hanno un codice completamente diverso dal nostro. In Orfani l'ostacolo più grosso è stato creare un progetto che avesse un'identità bonelliana ma fosse young adult. Di bonelliano è rimasta la facilità di lettura, come da tradizione. Invece il disegno l'ho dovuto stravolgere: ho cercato di ricreare il mondo visto dagli occhi di un 16enne attraverso la leggerezza del tratto, che fa emergere il lato il infantile nei volti dei personaggi. Orfani è come avrei voluto fosse un fumetto quando avevo 16 anni.

 

Nel primo albo l'orfano che fin da subito sembra essere il protagonista muore. Perché? E soprattutto, è davvero morto?

Emiliano: Perché nelle grandi saghe muore sempre qualcuno vicino al protagonista, è il battesimo di sangue. Noi il battezzato l'abbiamo sbattuto in copertina, per ribadire che se il protagonista designato muore nessuno è al sicuro. Orfani non è un fumetto di supereroi che vincono sempre. Anzi, non sappiamo nemmeno chi di loro supererà l'addestramento: su 7 ragazzini solo 5 diventano soldati.

Roberto: Anche se la regola americana vuole che se un personaggio non lo vedi morire non è morto, noi abbiamo fatto come ci pare: è davvero morto. Però nascosti sotto quelle armature ci sono un sacco di colpi di scena, non possiamo anticiparti nulla. 

E infatti il sottotitolo della serie è Noi non facciamo arte. Noi facciamo cadaveri. Ok, è una provocazione sul metafumetto, ma questi due non scherzano. Dopo Piccoli spaventati guerrieri il 16 novembre esce il secondo albo, il titolo è un po' più confortante: Non per odio ma per amore. Staremo a vedere, nel frattempo tutto quello che è dato sapere su Orfani lo trovate qui.

Per saperne di più

Roberto Recchioni
Nato a Roma il 13 gennaio 1974, sceneggiatore e disegnatore, è attivo nell'ambito fumettistico professionale dal 1993, esordendo sulla serie Dark Side (da lui creata), edita da BDPress. È tra i soci fondatori della casa editrice indipendente Factory. Ha in seguito collaborato con StarShop, Comic Art, Rizzoli, Magic Press, Mondadori. Creatore (insieme a Lorenzo Bartoli) di "John Doe" e "Detective Dante" per l'Eura e (insieme a Matteo Cremona) di "David Murphy: 911" per Panini Comics. Sempre per l'editore modenese ha realizzato l'adattamento a fumetti delle "Cronache del Mondo Emerso" di Licia Troisi. Per l'Astorina ha sceneggiato numerose storie di "Diabolik". Ha realizzato i libri a fumetti "Battaglia - le Guerre di Pietro", "Ucciderò ANCORA Billy the Kid", "Ammazzatine", "Asso" (di cui è autore completo). Dal 2007 è entrato a far parte dello staff degli sceneggiatori di Dylan Dog di cui oggi, insieme a Franco Busatta, è il curatore. Collabora alle collane le Storie e Tex. Insieme a Emiliano Mammucari, è il creatore di Orfani, la prima collana mensile a colori pubblicata da Sergio Bonelli Editore, in edicola da ottobre 2013.

Emiliano Mammucari
Nato a Velletri (in provincia di Roma) il 15 aprile 1975, inizia a fare fumetti nel 1998, esordendo con un graphic novel dal titolo "Povero Pinocchio", edito da Montego. In seguito, tra le altre cose, ha realizzato il primo numero di "John Doe" (Eura editoriale), per poi passare alla scuderia di Napoleone e, successivamente, a quella di Jan Dix. Realizza tutte le copertine della mini-serie Caravan (2009), di cui disegna anche un intero albo, pubblicato nel 2010. Nell'ottobre del 2013, porta in edicola, per Sergio Bonelli Editore, la prima serie mensile a colori della nostra Casa editrice, Orfani (creata con lo sceneggiatore Roberto Recchioni), della quale illustra il numero 1.

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