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Sempre gagliardi, con Vallardi!

di Alberto Forni
| News | Libri e Fumetti | Fascette a manetta | 0 commenti

Previously on Fascette a manetta: Al Salone del Libro 2012 l’autore aveva apposto alcune fascette autoprodotte ai libri che ne erano privi. Quindi si era imbattuto in maria tarditi, la scrittrice piemontese capace di scrivere 16 libri in 9 anni, e aveva deciso di lanciare un appello per salvare l’Amazzonia. Alla fine, davanti allo stand del suo editore di riferimento, era stato colto da Sindrome di Stendhal.

A un certo punto, al #SalTo12, mi ero quindi trovato di fronte allo stand della Vallardi.

Ogni persona, com’è naturale che sia, possiede una particolare predilezione per una certa casa editrice, la sente affine, ne condivide la visione del mondo.

Io, per lungo tempo, ho percepito una profonda affinità elettiva con la De Vecchi, una casa editrice che a partire dal dopoguerra ha contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo economico e culturale del nostro Paese con titoli (ovviamente fascettati, la professionalità non è acqua) come questi.

 

Un editore capace non solo di regalarci tali perle di utilità, 

 

ma anche di affrontare nei suoi libri temi sociali di grande spessore se non addirittura scomodi.

Negli ultimi tempi, però, sono stato conquistato dalle più raffinate proposte editoriali della Vallardi, che è diventata la mia nuova casa editrice di riferimento e ha preso il posto, nel mio cuore, della De Vecchi (fortunati, eh?).

Stiamo parlando di una delle più antiche case editrici italiane, fu fondata infatti a Milano nel 1750 da Francesco Cesare Vallardi (e per tutti gli studenti all’ascolto: per oggi, Storia, fatta).

La Vallardi, come ho avuto presto modo di capire, è l’unico editore italiano a possedere il terzo occhio, cosa che le permette di guardare contemporaneamente al passato, al presente e al futuro e di avere così una visione completa e approfondita dell’editoria che era, che è e che sarà.

Inoltre è un editore che a partire dalla sua lunga tradizione, si permette di innovare.

Dove lo trovate un altro che nel 1942 – ripeto nel 1942: fascismo, guerra, fame, no YouPorn (tanto per citare le cose più significative) – dava alle stampe questo

 

e nel 2012 (cioè esattamente settant'anni dopo, non so se per festeggiare l'anniversario o solo per una straordinaria coincidenza del destino) riusciva a proporne una versione 2.0 tenendo conto delle nuove tecnologie, della crisi economica, dell'aspetto social, della sensibilità green che diventa anche moda e via dicendo?

 

D'altra parte, la sua storia è così gloriosa che non mi permetto neanche di parlarne. Mi limito a offrire una galleria di capolavori in rigoroso ordine cronologico. Un'immagine, come si dice, vale più di mille parole.

 

Per essere onesti, bisogna dire che nel corso del tempo la Vallardi ha avuto anche qualche passaggio a vuoto, qualche momento di sbandamento, soprattutto quando – forse per diversificare le sue attività – ha fatto dei tentativi nell'ambito della narrativa.

D'altra parte, come dice la saggezza popolare: "Chi lascia la strada vecchia per la nuova, pò esse’ che a volte se pija ‘na sola". 

Fra i tanti meriti della Vallardi, non dobbiamo dimenticare quello di aver creduto fin da subito, con fiuto da vero talent scout, in un personaggio che è poi diventato uno dei punti di riferimento della cultura, almeno di una certa cultura, nel nostro Paese.

La fascetta, ovviamente, l'ho aggiunta io.

Inoltre, la Vallardi si distingue anche per la grande capacità di fare promozione ai suoi libri organizzando presentazioni, che sono dei veri e propri eventi, all'interno di manifestazioni culturali di grande rilevanza e tradizione.

 

Il pubblico, ovviamente, accorre sempre numeroso e sempre manifesta la propria soddisfazione per aver preso parte a questi eventi entusiasmanti. (Anche se a volte, nel documentare tali eventi, possono manifestarsi problemi di carattere tecnico: nel caso in questione la mancanza di coordinamento fra chi ha tagliato la foto e chi ne ha scritta la didascalia.)

 

Ma non importa, visto che le presentazioni Vallardi sono sempre piene di allegria e si può respirare quell'aria fashion che ormai è sempre più raro trovare nell'ambiente dell'editoria.

Insomma, sono riuscito a spiegare il motivo per cui, di fronte allo stand della Vallardi, ero stato colto da Sindrome di Stendhal? E perché a quel punto, toccata tale vetta, il #SalTo12 non aveva più niente da offrirmi?

Così, su questa nota lieta, chiudiamo il cassetto dei ricordi. Anche perché sta per iniziare la settimana del Salone. Addio #SalTo12. Benvenuto #SalTo13. Adesso si fa sul serio. Bisogna però che ci diate una mano. Da soli non ce la possiamo fare. Ne parliamo domani, che adesso sono un po' di fretta. Sto per andare a una presentazione Vallardi.

P.S. Qualcuno potrebbe domandarsi: "Ma per tutto questo spottone, la Vallardi ti dà dei soldi?". No. Però credo che dovrebbe. Per cui, visto che “Chiedere è lecito, rispondere è cortesia”, aspetto una risposta. Se non proprio un bonifico.

 

Per saperne di più

Il mio blog sulle fascette

I miei e-book

de vecchi
salone libro
vallardi
Jovanotti

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