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L’étranger

di Luca Maria Palladino
| News | Libri e Fumetti | Marcovaldo | 0 commenti

Alla mia ex professoressa di francese non piaceva lo straniero di Albert Camus. Io ero innamorato della mia ex professoressa di francese; cosicché io ho letto "lo straniero" di Albert Camus: in lingua francese: la sua unica patria.

Albert Camus

Lo straniero

Tascabili Bompiani

Non ho avuto il tempo di dire alla mia ex e cortese professoressa di francese cosa pensassi di questo libro perché non è voluta più essere la mia professoressa di francese, ad un certo punto. Ah, che scortesia! Ah, se solo avessi potuto dirle che la carne non è mai stata così considerata.

Per me "lo straniero" di Camus è un inno alla carne, cara professoressa, con buona pace degli spiritosi moralisti.

Ciò posto, in questo suo primo romanzo Camus ci racconta di come la contingenza, l’hasard, la sorte, il caso, ha deviato il corso della vita di un uomo dedito ai suoi bisogni fisici, incline ad ammazzare il tempo. Il caso buontempone di aver in tasca una pistola sotto un solleone.

Camus, attraverso la tecnica narrativa dell’io narrante, ci trascina dentro i pensieri di Monsieur Meursault, il protagonista di questo romanzo, che è un classico della letteratura francese; ci trascina nell’io del protagonista, dentro il suo “je”: j’ai pensé, j’ai senti, j’ai dit, j’ai fait, j’ai répondu, j’ai compris, j’ai remarqué, j’ai réfléchi, j'ai dîné.

Albert Camus ci spinge dentro le sue frasi telegrafiche come se ci fosse un’urgenza imminente, l’urgenza di affrontare la frase che viene dopo, l’urgenza di appagare i propri bisogni fisici, l’urgenza di vivere il presente, di mangiare e di fottere, e di fottere e di mangiare. Come se le necessità corporali fossero l’unica cosa che ci conta a questo mondo.

Come se fossimo in un film di Ford, dove gli indiani sono i cattivi (sic!) e stanno arrivando da un momento all’altro. Anzi, l’occhio nudo può già vedere la polvere che alzano i cavalli al galoppo nella prateria e il cervello può già immaginare lo scalpo che l’indiano si prenderà.

Vi è in questo romanzo, insomma, una certa urgenza di sbrigare i propri bisogni fisiologici, una certa urgenza di mangiare il tempo. L’urgenza di ammazzare il tempo.

Andando a spasso con i pensieri del signor Meursault, veniamo a sapere che è tacciato dalla società in cui vive come un essere immorale e insensibile. Insensibile perché ha rinchiuso la madre sua in una casa di riposo, perché non piange al suo funerale, perché non ama la sua donna, perché non crede in dio. Per sua stessa ammissione la sua natura non gli consente di aver sentimenti, ché ci sono i bisogni fisici prima di tutto. C’è una vaga collisione tra i sentimenti e l’esigenza di dover pisciare, e Monsieur Meursault deve pisciare. Per la società questo è un’aggravante; è una colpa imperdonabile e condannabile all’esecuzione capitale: la testa tagliata in una piazza pubblica in nome del popolo francese.

In questa lotta contro il tempo, maman est morte, l’hasard si è alleato al tempo, le stelle sono sul viso e tutto rivive!

La morte non è che il fine della vita, ossia prepararsi a tutto rivivere.

 

"… devant cette nuit chargée de signes et d’étoiles, je m’ouvrais pour la première fois à la tendre indifférence du monde." Albert Camus

albert camus
bompiani

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