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L'estate dell'Alligatore - 1

di L'Alligatore
| Show | Musica | Dalla palude dell'Alligatore | 0 commenti

Musica fresca per la stagione calda

 

Karl Marx was a broker, Monoscope
“Monoscope”, cioè monoscopio, quella trista immagine che decretava il termine delle trasmissioni nella tv fino agli anni ’80: immagine fissa, bianco e nero, a rappresentare una fine delle immagini, come una fine del desiderio, un’interruzione delle pulsioni erotiche di freudiana memoria. Il bel video della title-track, pulp-erotico, per fans di Dario Argento in astinenza, rende bene l’idea.
Anche il disco rende bene l’idea. In questi otto strumentali dal sapore d’indie-hard-rock, si respira un dualismo forte e autentico. Pezzi duri, accanto ad altri più morbidi, velocità dilaniante alternata a “calma” molto più riflessiva. Si parte con “Monoscope”, che ha dato giustamente il nome al disco, vero rock dal gran ritmo (non riesco ad impedire alla mia coda di torcersi e urlare), per passare poi a “Es” più mentale, che spacca dentro Ecco … tutto l’album è così. Menzione speciale a “Superego” dal ritmo che sale, sale, sale (come il titolo può lasciar presagire) e a “Negentropy”, perché mi ricorda certi Goblin.
“Monoscope” per i toscani Karl Marx was a broker (nome stupendo), è un album dichiaratamente più ambizioso, la volontà esplicita di arricchire il loro sound senza dimenticare quel minimalismo da sempre alla base del loro fare musica. In uno slogan: rinnovamento nella continuità. Ci sono riusciti.


Karl Marx was a broker, Monoscope – Subsound/Goodfellas 2016

www.karlmarxwasabroker.com
In palude con Karl Marx was a broker sul Blog dell’Alligatore

 

Youvoid, Aware
Youvoid, un nome nato una sera d’inverno del 2011 in quel di Bologna; Lydia Pisani (cantante del gruppo), rifletteva sul processo dello scrivere canzoni come annullare (to void, in inglese) il proprio ego per lasciare libere le emozioni. Fabio Rossi (piano/sinth/voce), suggerì Youvoid, e da allora Youvoid è il nome del gruppo. Ottima scelta! Tanta acqua sotto i ponti: concerti, concorsi, ep, sbattimenti vari, fino all’esordio con questo “Aware”.
“Aware” (consapevole/cosciente) è canzone-manifesto messa non a caso in apertura del disco, un lp intimo e diretto, elettronica onirica virata verso l’acustico. Ascoltate “Ghost Flower”, cullante pop di gusto internazionale e capirete cosa intendo … ma anche “In the woods”, melodioso voce/chitarra da pelle d’oca, “Feeble”, dream-pop-folk celestiale, “The stranger” ritmica elettrica intellettuale ispirata dal lato ombra di junghiana memoria. Gran finale con “The tower”, intenso, sensuale, piano/voce, che ricorda i Blonde Redhead più malati, decadenti, strani …
Con questo primo album sulla lunga distanza il gruppo bolognese ha saputo tenere fede al nome. Il disco è un flusso continuo di emozioni, che si rinnovano ascolto dopo ascolto, ti prendono in modo naturale grazie alla splendida voce di Lyidia e a trame sonore avvinghianti. Non possono che crescere ulteriormente. Lo sento dal profondo della mia coda.


Youvoid, Aware – Irma Records, 2016


facebook.com/Youvoid
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Verdiana Raw, Whales Know The Route
Secondo album per Verdiana Raw, talentuosa cantante e perfomer toscana. Un disco giocato sulla voce, grazie ai suoi studi di musicoterapia, un disco tra rock e classica, grazie all’introduzione degli archi, un disco sull’istinto naturale che ci guida, come guida le balene del titolo. Un invito a ricercarlo, con radicalità, naturalezza, animalità. Questo e altro in “Whales Know The Route”, album affascinante, dal quale si viene attratti fin dal primo ascolto.
I pezzi più attraenti sono il primo, “Time Is Circular” per il patos, la gran voce e il rimando al miglior rock (dagli anni ’50 ai ’90), e l’ultimo, quello che ha dato vita a tutto, “Whales Know The Route”, dove ancora i vocalizzi la fanno da padrona, intrecciati a versi di animali (balene?) e un piano possente. In mezzo ricordo con piacere “Behind That Ballerina Dress” dal dispiegarsi lento, intimo e sensuale (Verdiana all’organetto tocca i sensi), la folk-song dal gran ritmo e la voce (ancora lei) d’usignolo di “Amina’s”, il pop-rock libertario “On The Road To Thelema” con una chitarra, a tratti, claptoniana. Ascoltando “Whales Know The Route” ho spesso pensato a Demetrio Stratos, ovviamente per il gran lavoro sulla voce, più che per la musica. Un lavoro sulla voce forte, approfondito, tanto da renderla unica per questo, ma non solo per questo ... C’è sempre la luna piena quando l’ascolto, o almeno mi sembra.


Verdiana Raw, Whales Know The Route – Pippola Musica/Audioglobe 2016

www.verdianaraw.com
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Manuel Volpe & Rhabdomantic Orchestra, Albore

"Albore (sostantivo maschile), bianchezza, chiarore, luminosità, detto spec. della prima luce, foriera del giorno …”, leggo cercando nel web il significato del titolo del nuovo album dell’artista marchigiano. Direi che rispecchia alla perfezione la poetica scaturita da queste dieci canzoni: jazz soffice come una nube, con suggestioni mediterranee, momenti arabeggianti, riferimenti d’oltreoceano da Tom Waits a John Lurie… Il disco si apre proprio con la title-track, per mettere subito le cose in chiaro: sarà un album con molti fiati (e anche molto fiato), lento, sinuoso, caldo, con un piano avvolgente la voce arrochita. Stesso discorso per il pezzo n. due, “Atlante”, vagamente somigliante alle percussioni di “Sympathy For The Devil”, e per il terzo “Basrah”, brano dal gran ritmo, da un clarinetto magico, Tom Waits nell’aria … il resto riprenderà tali sonorità, creando un circolo virtuoso di questi suoni. Un pezzo si discosta un pelo dagli altri, per una certa elettronica mitica, con Manuel Volpe & Rhabdomantic Orchestra a trasformarsi nei Thievery Corporation. È “Rhabdomancy”, elettronica jazzata di ottima fattura. Come tutto “Albore”, luminosissimo albore, chiarore, bianchezza…

Manuel Volpe & Rhabdomantic Orchestra, Albore – Agogo Records 2016 

www.manuelvolpe.com

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Caron Dimonio, Solaris

“Solaris” è il secondo disco dei Caron Dimonio, duo electro-punk dalle atmosfere pulsanti (dentro). Il titolo è un esplicito omaggio all’omonimo film di Andrej Tarkoskij. Nella pellicola i personaggi sono in una navicella nelle vicinanze del pianeta Solaris e si trovano nella situazione di dover fare i conti con le proiezioni materializzate della loro memoria, del loro inconscio e delle loro paure che emergono attraverso i sogni, trasportandoli in uno stato di profondo malessere interiore. L’album, immerso in un’atmosfera onirica, cerca di ricalcare il film, e per buona parte ci riesce bene. Ci riesce fin dalla title-track posta all’inizio, intenso strumentale con molto senso. Altrettanto bene per i sette minuti e passa di “Imago Mortis”, vero e proprio tantra elettronico. “Dentro il buco” stempra i toni per l'humour nero, la chitarra e il gran ritmo … siamo solo ai primi tre brani, per il resto segnalo i seguenti “sogni”: “Salto nel blu” per le staffilate di elettricità tecno-sado-dance, “Intermezzo 2”, che non è un semplice intermezzo, ma due minuti tra il mistico e il sensuale, “Nuit Sans Fin” finale elettrizzante a gettare le basi di un nuovo rock psichedelico! Un altro apprezzabile lavoro uscito dal LotoStudio di Gianluca Lo Presti (Nevica su 4.0) in quel di Ravenna. Elettronica fatta con la mente e il cuore.    

Caron Dimonio, Solaris – Atavic Records 2016 

facebook.com/Carondimonio

"In palude con i Caron Dimonio" sul Blog dell’Alligatore

Savoldelli Casarano Bardoscia,The Great Jazz Gig In The Sky

I Pink Floyd in salsa jazz, per dirla banalmente e brutalmente. Non sono invece stati per nulla banali e/o brutali questi tre jazzisti italiani nel reinterpretare uno dei dischi di culto del rock, quale “The Dark Side Of The Moon”. L’hanno fatto loro, smontandolo e rimontandolo come l’immagine dell’iconica copertina. E a ogni ascolto sembrano lì, davanti a te che lo improvvisano. Questo disco dal titolo bizzarro e azzeccatissimo è da ascoltare tutto d’un fiato, rappresentando un’unica suite, anche se ci sono i medesimi brani dell’album originario eseguiti pure nello stesso ordine. Difficile, quindi, scinderlo in singoli brani, ma se devo suggerire quelli che più mi hanno colpito, dico: ”Time”, perché diversa dall'originale (sembra un pezzo di Tom Waits), “The Great Gig in the Sky/Money” nei suoi sette minuti di jazz innovativo e allo stesso tempo classico, “Us and Them” nei suoi 14 minuti di pura psichedelia, “Brain Damage”, altrettanto acida con i tre a suonare come un solo uomo… I tre sono Boris Savoldelli, bresciano della Valcamonica, voce virtuosa conosciuta a livello internazionale, e la coppia di salentini Raffaele Casarano, sax, Marco Bardoscia, contrabbasso. Insieme hanno dato vita ad un terzetto affiatato, che sembra suonare da sempre insieme. Da prendere, possibilmente vivi. 

Savoldelli Casarano Bardoscia, The Great Jazz Gig In The Sky – Moonjune Records, 2016 

facebook.com/moonjunerecords 

In palude con Savoldelli, Casarano, Bardoscia sul Blog dell’Alligatore

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