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Cosa significa (per me) viaggiare

di Veronica Janise Conti
| News | 0 commenti

Viaggiare, si sa, non significa solo spostarsi da un posto all'altro. Viaggiare è uno stile di vita, un sentimento, un battito...

È il carattere che determina certe persone, il verbo sacro e profano che accompagna le giornate di uomini e donne che mai si sentono estranei nel mondo. È la lingua universale di chi è sempre in cammino per colmare la propria curiosità di conoscere il mondo e anche se stesso. Viaggiare è un circolo vizioso, ingordo, sempre e costantemente con lo stomaco vuoto. È un movimento cosmico che guarda spesso indietro ma segue una musica strana che porta sempre, sempre avanti. Eppure, le fasi che accompagnano la parola 'viaggiare' sono sempre le stesse. Tre. Che poi sono sempre diverse, sempre uniche. Spettacolari o disastrose.   Timorose o coraggiose. Fasi brevi o fasi lunghissime. Tre. Inevitabilmente.

PARTIRE. 'voce del verbo' Paura. Parliamoci chiaro! Per quanto eccitazione e curiosità cospargono tutto il nostro corpo, i giorni prima della partenza sono pregni di paura. Ma non quella del buio o dei ragni, no! È una paura silenziosa e che nemmeno riesci tanto a decifrare. Cerchi di non badarci troppo mentre chiudi cerniere e pieghi t-shirt in modo che occupino meno posto possibile. Eppure lei è lì, bastardissima!!! Ti fa mille domande, poco pratiche molto tragiche. Ti schiaffa in faccia la tua comoda realtà, il tuo comodo divano, la tua comoda doccia, i tuoi comodi ed eccessivi spazi, i comodi orari della quotidianità. Mentre, questione di poche ore e di tutto quello non avrai più niente, solo uno zaino pesantissimo sulle spalle e nessuna abitudine da rispettare. La paura però passa esattamente nel momento in cui, una volta salutati col groppo in gola gli ultimi da salutare, che sono i primi che rivedrai alla fine del viaggio, esci di casa e ti chiudi la porta alle spalle. La paura, e ciò che sei quando hai il tuo comodo divano, la tua comoda doccia e tutto il resto, lascia il posto a te, coraggioso e vagabondo esploratore. Già diverso, già cambiato. Sei partito!!!!

IL VIAGGIO. Niente di scritto, tutto da fare. Imprevedibile e mai scontato tempo. Il viaggio è il pentolone dove metti dentro tutto. Giorni infiniti tanto da confonderli, città, campagna, treni, autobus e taxi. Persone, animali. Profumi e sapori. Letti d'ostello o tende piantate bene. Notti insonni e orologi dimenticati. Amicizie fugaci, chiacchierate profonde. Nomi e identità. Cose che perdi, cose che trovi. Scarpe consumate, fame, sete. Voglia di non fermarsi. Sale d'attesa, cambi di direzione. Improvvisazione, dettagli da non dimenticare. La tua strada che ti plasma, ti trasforma, ti riempie e poi di svuota ancora, per ricevere ciò che ti vuole offrire. Diari di bordo, cartoline, pensieri e idee unici. Il vento e il mare. Il sole e le montagne. Una piazza di paese. Le periferie delle città. Il tuo stare al mondo e imparare un po' di più, conoscere, scoprire, cambiare idea. I luoghi dimenticati da tutti, quelli troppo affollati. Quelli brutti e quelli belli. Trovare il bello e il brutto in entrambi. Musiche, parole, lingue e atteggiamenti. Tradizioni e turbamenti. Viaggiare è una vertigine che ti fa sentire vivo. Che ti fa sentire al centro.

TORNARE. Inevitabile e indispensabile. Forse, o certamente, più doloroso di partire. Oramai non ci sono più bivi, sai che presto rivedrai i tuoi luoghi, le tue persone. Su una nave in mezzo al mare, su un aereo o su di un treno. Stai tornando e decidi di guardare per un attimo indietro. Ti sembra incredibile pensare a quando sei partito, a quanto tempo è passato. A tutti gli imprevisti che hanno reso il tuo viaggio magico, le persone che lo hanno reso unico. Ti rendi conto di cosa sei stato in grado di fare, di essere. Pensi ai pericoli che per un soffio hai scampato, alle cose che mai avresti pensato di fare e di vedere e a quanto nel frattempo sei cambiato. Ai gesti che la gente ti ha rivolto, che siano belli o brutti hanno comunque un significato e una storia. Il momento in cui togli lo zaino dalle spalle ti rendi conto di cosa ti è bastato per vivere un'esperienza sempre diversa e potente che non potrai dimenticare e di quanto ti appartenga ogni cosa che hai vissuto. Tornare non è mai un tornare. Sei cresciuto, diverso, un po' migliore, almeno per te stesso.

Per saperne di più

icolorinellatesta.wordpress.com

 

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