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Trump e il #muslimban

di Laura Giuntoli
| #pensierini | Che mondo... | 0 commenti

Di come nasce la nuova resistenza americana, forse

Non si parla d’altro: a una manciata di giorni dal suo insediamento il neopresidente Donald Trump è riuscito a fare un gran casino, e a regalare LA grande occasione al Partito Democratico americano. Il tema è la violazione dei diritti civili: un ordine esecutivo sulla sicurezza nazionale blocca per 120 giorni il programma di accoglienza dei rifugiati e istituisce un divieto d’ingresso di 90 giorni per i cittadini dei sette paesi a maggioranza musulmana: Iran, Iraq, Syria, Yemen, Libia, Sudan e Somalia. In pratica impedisce l’ingresso negli USA a 134 milioni di persone a causa della loro nazionalità. «Così proteggeremo l'America da un nuovo 11 settembre […] da terroristi islamici radicali» ha spiegato Trump. Tutto perfettamente coerente con la sua linea politica, cioè l’uso della pura demagogia per sedare le più grandi paure dei suoi elettori: terrorismo e immigrazione

Per capire meglio la situazione è utile fare un passo indietro, al 12 settembre 2001, quando George W. Bush fece il suo discorso il giorno dopo l’attentato alle Torri gemelle: «L’America conta milioni di musulmani fra i suoi cittadini, e i musulmani danno un contributo incredibilmente prezioso al nostro paese. Sono dottori, avvocati, professori di diritto, militari, imprenditori, negozianti, madri e padri. E devono essere trattati con rispetto. Nel momento dell’emozione e della rabbia, i nostri compatrioti devono trattarsi l’un l’altro con rispetto.»

Se adesso Bush sembra un progressista è perché molto probabilmente siamo di fronte al presidente americano più autoritario e razzista di sempre. L’avevamo intuito dalla sua amicizia con l’autocrate Putin, dallo stop all’Obama care, dal negazionismo climatico, dall’ostilità verso i movimenti LGBT, dal blocco ai finanziamenti alle ONG internazionali sull’interruzione di gravidanza, dalle 500 mila persone in marcia subito dopo la sua elezione. Per non parlare dell’altro ordine esecutivo, quello sulla costruzione del famigerato muro ai confini col Messico, il #FuckingWall.  

E così mentre l’amata figlia Ivanka instagramma una foto in bella posa con il marito- tocco di classe, oltre alla mano di lui sul sedere, l’abito sgargiante color argento che fa subito coperta-isotermica-primo-soccorso-rifugiati - la risposta degli oppositori è arrivata forte e chiara. Sedici procuratori generali si sono pronunciati sull’incostituzionalità del decreto e migliaia di persone si sono riversate nelle piazze contro una legge definita razziale.

Ventidue colossi della Silicon Valley si sono affrettati a twittare il loro disappunto e a New York il sindaco Bill De Blasio ha subito incontrato la stampa per esternare in diretta Facebook la sua opposizione al provvedimento. Nei commenti in molti hanno iniziato a chiedere a De Blasio di candidarsi per le presidenziali del 2020, per dire. 

«A chi fugge dalle persecuzioni dal terrore e dalla guerra, sappiate che i canadesi vi daranno il benvenuto, non importa quale sia la vostra fede. La diversità è la nostra forza #welcome to Canada» è il tweet del primo ministro canadese Justin Trudeau, giusto poche ore prima dell'attentato contro una moschea di Québec

L’Alto commissario del Consiglio per i diritti umani dell'Onu Zeid Ra'ad al Hussey ha definito il bando verso i cittadini di 7 Paesi islamici imposto da Donald Trump "illegale e meschino".  

Il portavoce della Commissione UE: «Questa è l'Unione europea e noi non discriminiamo sulla base della nazionalità, della razza o della religione, non solo per l'asilo ma per qualsiasi altra nostra politica.»

Dalla Francia Hollande ha ricordato di «Rispettare il principio dell'accoglienza».

Angela Merkel ha fatto sapere che «la necessaria e decisiva battaglia contro il terrorismo non giustifica il fatto di sottoporre persone di una determinata origine o fede a un generale sospetto».  

Perfino il governo inglese post Brexit di Theresa May con cui il presidente USA iniziava a fare comunella, si è detto in disaccordo con il decreto, e il ministro degli esteri UK Esteri Boris Johnson ha twittato: «Proteggeremo i diritti e le libertà dei cittadini del Regno Unito in patria e all'estero. È controverso e sbagliato stigmatizzare in base alla nazionalità».

La reazione di Trump è stata: «Io contro i Musulmani? Una bugia dei media». Poi ha licenziato per tradimento il ministro della giustizia dell’amministrazione uscente Sally Yates che si era opposta al decreto.

Sally Yates, ex ministro della Giustizia americano che si è opposta al Muslim Ban 

Questa non è fantapolitica, è l’America baby, capace di eleggere democraticamente il peggior reazionario in circolazione, e nel contempo innalzare le vendite del romanzo fantapolitico - quello sì - per eccellenza - 1984 di George Orwell, ristampato in 100 mila copie negli ultimi giorni. Pare proprio che con il cosidetto muslim ban Trump abbia sferrato un calcio nel sedere alla Statua della Libertà, per usare le parole di Springsteen sulla faccenda: «L’America è una nazione di immigrati e questa scelta è antidemocratica e anti-americana […] Siamo contro ogni forma di odio e divisione. Sosteniamo la tolleranza, l’inclusione, il diritto a riprodursi, i diritti civili, la giustizia sociale e razziale, i diritti della comunità LGBT, l’uguaglianza tra uomini e donne nei salari, la salute pubblica e i diritti degli immigrati. Siamo noi la nuova resistenza americana». Se fosse davvero così, un sentito grazie a Donald Trump.

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