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Intervista a Ermal Meta

di Giulia Broglia
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Il cantante si racconta e dice: "Ricordatevi di disobbedire"

La vita artistica e la carriera di Ermal Meta sono così ricche che diventano difficili da riassumere in poche righe: cantante, autore, produttore, polistrumentista, ha scritto e fatto tanto, collaborato con i nomi più importanti della musica italiana, fondato diversi  gruppi musicali e ora si è affermato come solista. Oggi quasi non si contano i premi e i riconoscimenti -  dal Disco d’oro per Vietato morire, al Premio della Critica Mia Martini e miglior cover a Sanremo, all’essere uno dei nuovi  giudici di Amici -  ma la cosa più evidente di Ermal è una profondità allegra, che scende nei contenuti oltre l’apparenza, sceglie le parole e dà significato. Parlando con lui, ascoltando la sua musica, si sente una storia intensa ma leggera, che sembra si affacci già dal nome, che in albanese vuol dire “vento di montagna”, ed emerge dalle sue canzoni. Si sente l’energia che dice che è vietato morire, bisogna vivere. Viva la vida quindi, anzi viva il lupo, come dice lui, e come si chiamano i suoi fan, o forse il suo branco, i Lupi di Ermal.

Come è iniziato il tuo rapporto con la musica? Ho letto che tua madre è una violinista, in che modo questo ti ha influenzato?

Ho cominciato a suonare da bambino perché sono stato immerso nella musica fin dall’inizio, ero sempre in mezzo agli strumenti. A un certo punto non ho potuto farne a meno.  E non era solo una sensazione, era la verità, sono quelle cose che cominci a fare e poi non smetti più.

Hai mai vissuto il fatto di avere un genitore musicista come una sfida?

Non è stata una sfida, avere la musica in casa mi portava a essere più attento, mi piaceva l’idea di poterla fare anch’io, di suonare. È  stata una cosa del tutto naturale.

Dopo Sanremo e i successi del 2017 sei giudice ad Amici. Come ti trovi in questo ruolo?

Bene! La parola giudice è un po’ strana, ma io cerco di portare la mia esperienza, di dire la mia, di mettere a disposizione dei ragazzi che sono lì anche la gavetta che ho fatto in questi anni.

Secondo te perché ci sono sempre così tante polemiche quando un musicista sceglie  di partecipare a un talent?

Non lo so, qualsiasi cosa tu faccia comunque ti criticano, questo è lo scotto da pagare. In particolare sui social ognuno si sente obbligato a dire la sua, neanche fosse un dovere! Poi penso che per ogni critica ci sia anche qualcuno che è contento delle scelte che faccio e che le condivide.

Una  parte importante della tua carriera è stata quella di fare l’autore per cantanti come Marco Mengoni, Francesco Renga, Emma Marrone e molti altri ancora. È diverso scrivere per altri? Pensi di continuare a farlo?

Adesso non ho tempo neanche di stare in studio per me, è un momento davvero concitato! A me piace molto scrivere, quindi non escludo di continuare a farlo. Non penso sia diverso, quando scrivo non lo faccio apposta per qualcun altro… devo pensare che quello che sto facendo lo sto facendo per me, deve essere vero fino in fondo.  

Quindi per te non c’è un processo di immedesimazione?

Penso sarebbe una cosa sbagliata, è molto difficile far finta di essere quello che non sei, soprattutto in musica. Bisogna essere molto sinceri, molto reali.

In Vietato morire c’è una frase molto bella “ricordati di disobbedire”. Mi spieghi cosa significa per te?

Disobbedire  significa scegliere la propria strada, perché non c’è niente di già definito o scritto. Anche quando sembra che tutto vada in un modo non è mai detto: siamo liberi di scegliere, bisogna disobbedire a tutto quello che dà alla nostra vita una direzione diversa rispetto a ciò che vogliamo.

Per te quali sono state le svolte, le scelte importanti?

Tutto quello che ho fatto è stata una scelta importante, sono tutti anelli della catena che mi ha portato fino a qui.  Sono molto contento di tutte le scelte, di tutte le disobbedienze. Mi sono sempre messo in discussione, soprattutto dal momento in cui mi sono approcciato al mondo della musica in modo professionale. Per esempio: sono andato tre volte a Sanremo, con tre formazioni diverse, quasi un record… se non è disobbedire questo!

Ho letto spesso di te come la “rivelazione” dell’ultimo Festival di Sanremo, pensi sia un po’ riduttivo dopo tutti gli anni in cui hai suonato, scritto, lavorato?

Penso che le persone abbiano bisogno di una faccia, la rivelazione ha bisogno di un volto. In tanti magari hanno amato le mie canzoni cantate da altri senza sapere che le avessi scritte io. Ma questo fa parte del gioco, va bene! Quindi la rivelazione c’è stata, nel senso di togliersi il velo che nasconde il volto. È vero in modo quasi etimologico.

La rivelazione allora c’è stata,  al punto che molte delle date del tuo tour che parte il 21 aprile sono già sold out. È una cosa che ti emoziona?

È una cosa bellissima, vuol dire che il messaggio è arrivato.

Che musica ascolti? Quali sono i generi musicali che ti hanno ispirato per il tuo album?

Non ho un genere di riferimento, penso ce ne si accorga ascoltando il mio disco e le cose che faccio. Non amo i generi, mi piacciono le canzoni, la musica. I generi servono a dare delle categorie a qualcosa che non ce l’ha, la musica non ha categoria. Penso ci siano due grandi gruppi: la musica fatta bene e quella fatta male. A me ovviamente piace quella fatta bene!

È per questo che la copertina del tuo album è piena di colori diversi?

Sono i colori della vita, “Vietato morire” perché c’è ancora così tanto da scoprire, fare… e soprattutto disobbedire!

 

Foto: ©Luis Condrò

Per saperne di più

Il Vietato Morire Tour di Ermal Meta parte venerdì 21 aprile da Roncade (TV) e proseguirà in tutta Italia fino al 18 agosto 2017. Clicca qui, per il calendario completo

Ermal Meta
musica

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