Power Rangers

di Michele R. Serra

Recensioni
Power Rangers

Allora, un po’ di storia. Negli anni Ottanta c’era un produttore israeliano-americano che se ne andava in giro per il mondo a cercare dei modi per fare soldi con il cinema e la televisione. Niente di strano.

Haim Saban si trovava in Giappone quando si imbatté in uno dei più famosi telefilm giapponesi di quel periodo. Guardava la televisione nella sua stanza d’albergo, senza capire nulla, e a un certo punto si è trovato davanti questi personaggi in tutina di lycra che combattevano contro dei pupazzi di plastica con effetti speciali bruttissimi. Haim non ha potuto evitare di pensare: questa cosa è geniale. Io devo portarla in America.

Il resto è storia: la versione americana di quel brutto telefilm diventa un fenomeno da milioni di dollari. Haim tra l’altro se li mangia tutti, sottopagando attori e maestranze, ma questa è un’altra storia. Quello che ci interessa è che esiste un film dei Power Rangers nella hollywood del 2017, e ci chiediamo quale produttore sia stato tanto folle da lanciarsi in un progetto del genere. Cioè, a parte Haim Saban, ovviamente. Comunque.

I Power Rangers rimangono un meraviglioso prodotto capace di mettere insieme oriente e occidente in un mistone super kitsch, bello proprio perché brutto. Quindi, tu vai a vedere il film dei Power Rangers e ti aspetti qualcosa di immensamente brutto. Quando entri in sala ti aspetti un apice di bruttezza, kitsch, effetti speciali sbagliati, recitazione marcia.

Però poi ti accorgi che in realtà quello del regista Dean Israelite non è un lavoro tanto pessimo. E vedi effetti speciali quasi decenti. Quindi, la grande domanda: un film che non è così brutto come ti aspettavi, ti delude proprio perché non è abbastanza brutto, o ti rende felice perché tutto sommato è qualcosa di decente? Io personalmente volevo qualcosa di solo brutto, quindi sono rimasto un po’ deluso. Ma insomma, de gustibus.