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Justice League

di Michele R. Serra
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Tridenti, bracciali e tanti gadget tecnologici

Zack Snyder

Justice League

Warner Bros.

Siamo nel pieno della Bolla Supereroica, composta da tipo 25 film di supereroi che usciranno tra adesso e i prossimi due anni, per cui praticamente ce ne beccheremo uno al mese. Vedremo se quando arriveremo alla fine dell’abbuffata saremo sazi, o se a metà 2019 ogni visione di mantelli e calzamaglie risulterà indigesta. Ma non fasciamoci lo stomaco prima del tempo. Per adesso, godiamoci il viaggio con il mega-blockbuster del mese, che sembra un po' più importante degli altri. E non solo per i personaggi coinvolti: Batman, Wonder Woman, Flash, Aquaman, Cyborg. E Superman? Forse.

Come sapete, la Warner Bros, depositaria dei diritti cinematografici dell’universo DC Comics (cioè di personaggi creati quando ancora la Marvel non era neanche nei sogni di Stan Lee e Jack Kirby), si è trovata nel 2017 a inseguire la sua concorrente Marvel Studios. Perché  la DC è arrivata prima a conquistare il pubblico dei fumetti nel Novecento - i suoi primi successi sono precedenti addirittura alla seconda guerra mondiale - ma la Marvel è arrivata prima nella conquista delle sale cinematografiche nei Duemila. E ha imposto a Hollywood un nuovo sistema di potere: i cosiddetti tentpole movies, produzioni gigantesche, tutte collegati tra loro, che si influenzano a vicenda e che danno forma a un universo narrativo coeso.

Mentre la Marvel si è data il tempo di preparare l’arrivo degli Avengers con diversi film - prima ha presentato i personaggi al pubblico e poi li ha messi insieme - la Warner/DC per recuperare il tempo perduto parte dal film di gruppo. Ma il risultato è OK.


La storia della produzione di Justice League con il solito Zack Snyder alla regia. Lo stesso di Batman V Superman, di Watchmen e di 300, quindi uno che ama molto l’epica, i toni seriosi e roboanti, con un gran talento visivo che ben si adatta alle trasposizioni dei fumetti. Ma poi il film – a causa della triste circostanza della morte di una delle figlie dello stesso Snyder – è stato portato a termine, nella sua fase di montaggio e post-produzione, da Joss Whedon. Vale a dire il regista degli Avengers, quindi dei concorrenti diretti della Justice League. Vale a dire uno che invece ama che i supereroi siano brillanti, facciano battute e si divertano mentre combattono i cattivi. Quindi il film si muove tra due due opposti, tra la serietà di Batman e la spensieratezza di Flash. Però alla fine il mix funziona: in due ore non ti annoi, e di questi tempi non è poco.

Certo, ci sono difetti, per carità: il film non sta insieme proprio benissimo, a tratti deve correre per riprendere il tempo perduto. La minaccia è sempre la solita, un po’ generica, dell’invasione da un altro mondo. Il cattivo fa molta meno paura del pinguino di Danny de Vito in Batman Returns. Ah, e le scene d’azione non si capiscono molto. Ma quello credo sia un problema mio, che sto diventando anziano.
Comunque questi problemi sono tali solo dopo, quando ci pensi su. Durante, ci si diverte. E (forse non dovrei ammetterlo) ci sono perfino un paio di momenti emozionanti, o quasi. Che è la vera sorpresa. Altro che Superman.

Ops.

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dc comics

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