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Aula alla Deriva

di Michele R. Serra
| News | Libri e Fumetti | Da leggere | 0 commenti

Manga horror alle elementari

Kazuo Umezu

Aula alla deriva

Hikari

Questo libro è un horror ambientato in una scuola, e fin qui niente di strano. Di horror ambientati nelle scuole ne abbiamo visti e letti a bizzeffe. Però questo non è americano e di conseguenza non si svolge nella classica high school. Aula alla deriva prende corpo in una scuola elementare, e già questo è un po’ più raro. Poi è giapponese: è un fumetto, o meglio un manga, o meglio ancora un gigantesco graphic novel di settecento pagine opera del disegnatore Kazuo Umezu. Tra l’altro è solo il primo volume di tre.

Nelle prime pagine un giovane studente delle elementari litiga con la madre. Sarebbe un classico già visto in mille altri manga, ma in questo libro non è un cliché, bensì un confronto drammatico, realistico: il ragazzo dice alla madre che la odia, la insulta, esce sbattendo la porta. Roba che in Doraemon non si vede mica. Poi il protagonista, Sho, va a scuola. E poi la scuola scompare.

Cioè, scompare dal nostro mondo. Nella città rimane un buco, e gli studenti si ritrovano, con tutto l’edificio, in mezzo a una specie di deserto lunare.

Cos’è successo? Sono morti e sono all’inferno? In una dimensione parallela? Non è dato sapere. L’unica cosa certa è che sono completamente isolati. E che chiunque esca dalla scuola per esplorare quello strano mondo circostante, muore.

Aula alla deriva è puro horror, di quelli che ti sbattono immediatamente in faccia un fatto assurdo e terribile nelle prime venti pagine, e poi da lì le cose non fanno altro che peggiorare. Ovviamente quello che fa più paura non è tanto il misterioso mondo in cui la scuola è finita, ma gli umani che dentro la scuola sono rimasti. Cosa fanno qualche decina di adulti e qualche centinaio di ragazzini, quando si rendono conto che l’acqua e il cibo sono contati? Come reagiscono le persone quando temono per la propria vita? Ecco perché questo libro fa paura. Un po’ come in The walking dead, la cosa peggiore non sono i mostri, ma gli uomini.

Fare paura è più facile con un film, che con un libro: muovi l’inquadratura velocemente, fai apparire il mostro dal nulla, alzi la musica fortissimo, la gente salta sulla sedia. Con un fumetto è più difficile, ma in questo libro Kazuo Umezu usa piùo meno le stesse tecniche del cinema: primi piani improvvisi, dettaglioni, sfondi neri che ti danno l’idea del panico. Aggiungete una storia terribilmente inquietante.

Questo è un piccolo capolavoro horror. In fondo è stato scritto e disegnato negli anni Settanta, che per il genere erano una vera età dell’oro.

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horror
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