Secret Sight, Shared Loneliness

di L Alligatore

Recensioni
Secret Sight, Shared Loneliness

Un nuovo inizio per i Secret Sight, giovane band di Ancona, che dopo il disco d’esordio di tre anni fa ha dovuto rivedere l’organico, passando da quattro a tre componenti. Ora sono un pop trio, nostalgico e new wave da morire, con un buon sapore internazionale (non a caso l’etichette dell’album battono bandiera francese: Unkown Pleasures Records per il cd, Manic Depression Records per il vinile).

Nove pezzi ben calibrati, senza rotture di ritmo o emozioni, dal cullante strumentale “Lowest Point”, all’epica conclusione di “Sometimes”, ballata poetica e struggente molto Steve Wynn, fanno di “Shared Loneliness” un gran bel disco delicato. Per non dire del brumoso e dinamico “Blindmind”, della cavalcata elettrica baustelliana “Fallen”, o di “Flowers” e “Surprising Lord”, con giochi di basso e batteria per un pop elettronico dalle suggestioni morriconiane (e qui si capisce del perché della copertina strana come uno spaghetti-western).

Un album che si ascolta e riascolta con piacere per la sua semplicità e magia. Molte ricordi, molti rimandi in “Shared Loneliness”, dai Cure alla new wave più malinconica e di nicchia, dagli Interpol all’indie italico più decadentista. Quando è così, direi che i Secret Sight hanno trovato la loro strada, speriamo la percorrano ancora per molto nelle nostre orecchie. Io li rifaccio partire…