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Star Wars: Gli Ultimi Jedi

di Michele R. Serra
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Due ore e mezza di bzzz zap kerangg

Rian Johnson

Star Wars: Gli ultimi Jedi

LucasFilm

Diciamolo: arrivati all’ottavo Star Wars (anzi, nono, visto che c’è in giro anche Rogue One), iniziamo anche a riderci un po’ sopra, ripensando alle cose che sono effettivamente ridicole in questo universo, in queste storie. Tipo. In Star Wars: Gli ultimi Jedi viene fuori che Luke Skywalker è andato a vivere in un trullo. Tipo Alberobello spaziale, ma con meno gente. E per dei motivi suoi non vuole tornare a combattere da maestro Jedi, ma preferisce godersi la vita nel suo trullo. Che è quello poco più sotto.

Altre cose ridicole: ci sono queste enormi navi stellari, grandi come città, che possono viaggiare nello spazio a velocità smodata... ma poi alla fine hanno sempre, da qualche parte in un corridoio, un pannellino che si smonta, e dietro un interruttore che spegne la luce e blocca tutto. La saga di Star Wars è piena di cose così.

(Luke e Rey. Sullo sfondo, il trullo.)

Però non c'è niente di male. È bello, in fondo, che Star Wars riesca a costruire epica con materiale spesso ingenuo, da bambini. Ci riusciva bene l’anno scorso lo spin-off e ci riesce quest’anno il secondo film della terza trilogia, quello in cui i vecchi eroi passano il testimone ai nuovi eroi, e davvero si sente il respiro dei tempi che cambiano. Non è male: gli ultimi due film prima di questo, Il risveglio della forza e Rogue One, erano talmente legati a quello del 1977 da farci chiedere quando la saga avrebbe iniziato davvero a guardare verso il futuro. Ecco, con Gli ultimi Jedi il futuro è qui. E il futuro è donna.

Nel senso che il nuovo eroe è un’eroina (Rey interpretata da Daisy Ridley), e che in generale il ruolo delle donne in questo film è sempre più equilibrato: le donne combattono, comandano e si sacrificano quanto gli uomini. (Anzi a dire il vero in Gli ultimi Jedi gli eroi, quelli che sostengono il bene anche a costo della vita, sono soprattutto donne).

Il futuro è anche un rinnovo in senso moderno della saga, il tentativo definitivo di conquistare una nuova generazione di pubblico. E questo significa riflettere alcuni cambiamenti della società avvenuti negli ultimi decenni. Per cui non è strano vedere perfino delle scene che parlano di vegetarianesimo. Giuro. Vegetarianesimo spaziale. Sembra strano, però tutto si tiene, e tutto funziona.

Il futuro immaginato da Guerre Stellari non è un granché, è fatto di morte e violenza, e d’altronde il problema era chiaro sin dal titolo. Invece il futuro della saga come prodotto rimane roseo: con Gli ultimi Jedi si completa, ce ne fosse stato bisogno, la trasformazione in vero franchise, in universo narrativo che può reggere al cinema e altrove ancora per molti anni.

Certo, iniziamo a sapere un po’ cosa aspettarci, di sorprese ce ne saranno sempre meno. Però, finché la confezione è quella approntata dal regista Rian Johnson, con un tale livello di cura estetica e di capacità cinematografica, sarà difficile lamentarsi.

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