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Ricchi premi e cotillons

di Alberto Forni
| News | Libri e Fumetti | Fascette a manetta | 0 commenti

Le astute strategie per convincere quelli che non vogliono leggere i libri a fare una cosa che non vogliono fare cioè leggere i libri

Siccome al giorno d’oggi con tutte queste distrazioni del mondo moderno la gente non vuole più leggere i libri – mentre si sa che leggere i libri è bene e non leggerli è male – è necessario trovare il modo di spiegare a quelli che non vogliono leggere i libri che leggerli è bene, e che devono farlo, anche se loro pensano il contrario.

Il problema è che quelli che non leggono i libri, i libri non li vogliono neanche gratis (perché tanto non li leggono. Uno dice "Ma è gratis". "Ma tanto non li leggo." "Ma è gratis." "Ma comunque non li leggo." In effetti non è che se uno si mette a regalare dei cd di musica classica, tutti si prendono su la musica classica. "Ma è gratis." "Ma tanto non la ascolto." "Ma è gratis." "Ma comunque non la ascolto." Grazie lo stesso. E comunque se dovessi proprio averne bisogno, mi sa che la trovo).

E più glieli offri, questi libri, più loro li rifiutano (perché non li leggono, ne abbiamo già parlato. "Ma è gratis." "Ma tanto non..." ok, basta).

Allora gli editori, che devono pur sopravvivere (anche se non è che sia proprio obbligatorio, e in ogni caso sono ricchi di famiglia, sennò non farebbero gli editori), cercano di trovare delle nuove strategie per fare in modo che la gente si accatti questi libri.

Ad esempio organizzano dei concorsi con ricchi premi.

Oppure regalano dei gadget, come la "card del Fanclub per accedere ai raduni esclusivi" di Alessandra Amoroso

o il rossetto con le vibrazioni malandrine.

(Eh, sì, soprattutto raffinato)

Non mi stupisco, quindi, quando vedo in libreria un romanzo come questo.

(Dai, scherzo, per il momento siamo ancora qua. Ma ci arriveremo.)

Alla Einaudi, invece

hanno addirittura pensato di montare un caso mediatico sbagliando una copertina.

La cosa, ovviamente, ha attirato così tanta attenzione che il libro è finito in testa alle classifiche.

Visto il successo dell’operazione, mi sono permesso di suggerire altri soggetti alla casa editrice torinese.

(Purtroppo le mie proposte non sono state accettate perché troppo mainstream)

D’altra parte, se non si ricorre a nuove strategie, non resta che affidarsi a quelle vecchie, come ad esempio le sempre valide fascette

dove ci si può sbizzarrire sparandole sempre più grosse.

Ormai, le fascette, sono diventate un complemento necessario del libro, tanto che non si trovano più solo sulle novità, ma anche sui classici.

Persino il Decameron ha rischiato di diventare “il libro tratto dal film”.

L’importante insomma è vendere, svuotare i magazzini

magari proponendo dei libri che vanno comprati senza nemmeno sapere che libri sono.

(Giustamente, direi, tanto non verranno comunque mai letti) 

Ma una soluzione c’è, un barlume di speranza ancora sopravvive, si tratta forse dell’ultima spiaggia ma esiste un modo per portare verso la lettura quelli che non vogliono leggere.

Si tratta del modello pay per read.

Visto che la gente, i libri, non li vuole neanche gratis, forse pagandola riusciamo a farglieli leggere.

Partiamo da qui. In fondo, si tratta di un investimento sul futuro.  

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