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Romanzo di una strage

di Alessia Gemma
| News | Cinema e Tv | Quello che ho capito io | 0 commenti

Quello che ho capito io del film di Marco Tullio Giordana, Romanzo di una strage è che:

Marco Tullio Giordana

Romanzo di una strage

1) Che è una storia vera, troppo difficile e confusa e importante e recente, soprattutto per me - che non esistevo, però sento ancora totale partecipazione e rabbia - per poter dire qualcosa di sensato, che non venga oltretutto frainteso né tacciato d'ingenuità… Quindi elencherò quello che ho cercato di capire io dalla mia comoda poltroncina di velluto rosso usando solo qualche parola delle tante che ho letto in questi giorni… Il dibattito è sempre aperto.

2) "Piazza Fontana 1969, 12 dicembre: un film da vedere per ricordare, o per conoscere una delle pagine più buie della storia del nostro paese, quella della strage di stato…" Nico Colonna, direttore Smemo, appena uscito dal cinema.

3) "Questo è il quadro in cui nacque e crebbe la strategia della tensione che il film di Giordana racconta troppo parzialmente, utilizzando come base per il suo film una assurda quanto inverosimile teoria (quella di Paolo Cucchiarelli e del suo libro Il segreto di Piazza Fontana) secondo la quale gli attentati furono progettati e attuati contemporaneamente dagli anarchici (quindi la sinistra) e dai fascisti con l’aiuto di qualche pezzettino di servizi segreti deviati, dando così un colpo al cerchio e uno alla botte. E’ un bene che si sia tornati a ragionare su quegli anni, perché sono stati chiusi in un cassetto troppo velocemente e con troppi colpi alle botti e ai cerchi." Maso Notarianni, Direttore di E, il mensile di Emergency

4) "Ma c’è qualcosa in più, oggi, che soverchia le guerre di religione e gli scontri di civiltà e gli arrembaggi della finanza internazionale, e che a tutto ciò imprime una veste uniforme: è la seduzione della fiction […] Questa mistificazione passa anche attraverso una stanchezza, una distrazione, una rimozione che appartengono a un larghissimo numero di “quelli che c’erano…" Adriano Sofri, ex leader di Lotta Continua, condannato a 22 anni di carcere quale mandante dell'omicidio del commissario di polizia Luigi Calabresi.

5) "Trovo il film molto riuscito. S'inserisce nel filone del cinema che sa raccontare il nostro Paese. Questa vicenda non era semplice, eppure Giordana, con Rulli e Petraglia, è riuscito a darcela con lucidità, pacatezza, indignazione, e molto senso civile, prima ancora che politico. Ho visto anche molti giovani in sala, segno che per fortuna piazza Fontana non è più una storia che riguarda solo noi che l'abbiamo vissuta. Io quel 12 dicembre del '69 stavo tornando in tram dalla Statale (a 100 mt dal luogo dell’attentato): mi ero appena iscritto all'università e iniziavo a vivere gli anni migliori e più importanti, credo, della mia vita. Anche a me - come racconta il regista di sé nel film - dissero già in tram, tra lo sfrecciare delle autolettighe, che era scoppiata una caldaia alla Banca dell'Agricoltura. Quando arrivai a casa un giro veloce di telefonate mi confermò che era stata una bomba. Una carneficina di innocenti. Un altro modo per capire cosa significhi una strage per attentato lo puoi trovare nel capolavoro contemporaneo di Robert McLian Wilson "Eureka street", Fazi ed. Capitolo 11, il più bello. Lo si trova anche in internet. Leggetelo, ma poi leggete tutto il romanzo (è sull’Irlanda e la sua guerra civile). A Stefano Boeri, assessore alla cultura, che ha sottolineato giustamente che nel film manca un po’ troppo la città di quegli anni, ho risposto che Giordana dovrebbe fare ora anche un film speculare a questo (lo saprebbe fare, basti pensare al suo La meglio gioventù), con l’attentato da sfondo e la città con la sua vita, i suoi dolori, le sue speranze in primo piano: insomma la gente, i giovani. Un utile “esercizio di stile” non poco importante per Milano." Michele Mozzati, quello di Gino&Michele, direttore Smemo, sulla sua pag Facebook

6) "Questa storia è una tragedia e non un romanzo." Miguel Gotor, docente di storia moderna, su La Repubblica

7) "Non è la vicenda che non sopporta il romanzo, perché qualsiasi storia si può raccontare, per parole o per immagini. È questo furto di verità che non tollera letteratura. Finché la ferita non sarà chiusa. Non ci vuol molto a capirlo." Ezio Mauro, direttore de La Repubblica

8) Io, una spettatrice neanche di Milano, dico solo a bassa voce, con il groppo in gola e ingenuo stupore, fortunatamente ancora vivo, che forse deve essere solo ovvio che guardando "Romanzo di una strage" si sia emotivamente coinvolti e turbati, perché è una storia cattiva che ci rigetta nell'indeterminazione del nostro destino qui, da sempre, in questo Stato… E la commozione è ovvia e inevitabile, anche perché è un film girato e interpretato con maestria, anche perché già sai che esploderà una bomba, anche perché già sai che qualcuno verra buttato giù da una finestra, anche perché già sai che la giustizia non fu così giusta… E tutta questa buona ovvietà nel rattristarsi rinsalda in me solo un ultimo insopportabile dubbio tra tanti uscendo dalla sala: Pino Pinelli, che ci aveva provato ad alzare la voce senza alzare le mani e finì ammazzato due volte, avrebbe mai sorriso a Luigi Calabresi su quella finestra assassina così come si vede verso la fine del film?

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