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'scolta l'ultimo applauso, artista

di Alessia Gemma
| Storie di Smemo | Musica | 0 commenti

Stavo là a guardare, tra loro e noi. Tra loro artisti, tra noi gente comune. Tutti insieme a un funerale di un pezzone di Milano, il vice laico della Madonnina: Enzo Jannacci.

Milano ti frega, è una bruttina intelligente, la stronza. Una di quelle che appena la vedi manco te ne accorgi, poi t'innamori e passi la vita a capire come sia potuto accadere e perché non la mandi a quel paese, l'amata stronza.
Io lo so un po' perché mi sono innamorata di questa rigida bruttina, perché ho incontrato gli artisti che me l'hanno presentata. Loro, tra noi gente comune ora a questo funerale.

Gli artisti io li ho visti da vicino, mo' non sto a dirvi perché, ma credetemi. E se gli artisti li vedi da vicino una volta non puoi più farne a meno perché sono droga per la testa e per le emozioni e per la rabbia. Tutti gli artisti, anche i più scalcagnati, soprattutto quelli che ci provano. Figuriamoci i maestri. Gli artisti se li vedi da vicino vicino poi li capisci, anche se stanno zitti, anche se dicono le cose strane, anche se ridono a un funerale, anche se muoiono. Gli artisti sono stronzoni, come Milano, ma ti fregano il cuore e i pensieri, perché loro le dicono meglio certe cose. Perché loro hanno il settimo senso: il pensiero laterale.

Enzo Jannacci era L'Artista per i miei amici artisti. Era l'amico per i miei vecchi amici che nell'arte varia ci hanno vissuto.
Enzo Jannacci era il mito dei miei amanti immaginari: Beppe Viola, Luciano Bianciardi…

Se a Milano non hai visto gli artisti di arte varia, lascia perdere, dài.

Inizia il funerale. Il più triste applauso per Uno dello Spettacolo è quello dell'ultima esibizione: la sua messa, perché stavolta non lo può sentire. E' il più vero, il più lungo, il più scrosciante, e tu, povero stronzo di un artista, te lo perdi perché hai deciso di morire. Mai una cosa fatta con senno!

"Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale…" inizia a dire il prete, e per me oggi sarebbe stato più bello vedersi allo zoo. Le messe son cosa troppo seria, i funerali roba troppo definitiva per gente che ha tirato fino a notte fonda, che si è fatta beffa della vita vera, che ha accumulato così tante storie da non poter mai morire definitivamente, perché i racconti non finiranno mai.

Ho visto quelli di Smemoranda piangere. Quelli di Smemoranda di solito piangono dentro, vedergli le lacrime fa un po' male (e anche un po' bene). Ho visto il tempo che porcocane passa, tutto raccolto in una chiesa.

Se non sei di Milano come me devi imparare ad amarla, la cerchi, la spogli e dopo tanto tempo che ci vivi cominci ad averne malinconia. Oggi a me che non sono di Milano manca pure la Veronica di via Canonica, la vecchia troia.

Enzo Jannacci me lo hanno insegnato gli artisti e i vecchi amici degli artisti e io non me lo dimentico più. Al funerale c'era la vecchia Milano, nel senso di gente anziana, ma se guardavi le scarpe con i tacchi delle sciure, gli smalti, i rossetti, le tinture dei capelli di certi uomini, i gilè dei signori, le lacrime e i sorrisi, dentro quella chiesa potevi oggi vedere il Derby, quella bettola. Se solo avessero potuto fumare e bere. Per qualcuno è morto il divertimento.

Il prete ripeteva la parola salma e io continuavo a chiedermi se Jannacci non avrebbe riso se avesse sentito definirsi salma per almeno 5 volte.

La messa io l'avrei fatta celebrare a prete Liprando: "e la dedichiamo a tutti quelli - e sono tanti - che pur essendo testimoni di fatti importantissimi e determinanti dell'avvenire della civiltà, neanche se ne accorgono!". E poi avrei fatto una di quelle cantate che pure Dio se la sarebbe ricordata, con le note stonate e le parole sbiascicate alla Jannacci. E poi avrei riso di Enzo Jannacci che a pensarlo lassù (o laggiù o là sopra o là sotto…) mi sembra proprio buffo.
con l'aria che tira
e col sole che gira
a me piace pensare che...
Quando un musicista ride
depone il suo strumento e ride e non si guarda in giro
e non teme, non ha paura della sua semplicità.
Quando un musicista ride
è perché dentro sente una strana gioia vera
o forse perché gli han mangiato una pera o una mela;
sì ma a part time!!!
E scopre che la sua angoscia è buona
perchè è la sua tristezza che suona

Dite almeno ad Alba, "un'Alba poco alba, neppure mattiniera, anzi mulatta che un giorno fuggi unico giorno in cui fu mattutina…" che Giovanni telegrafista è morto. Piripiripiri...Piripiripiri... 

Foto archivio Smemo

 

 


Milano
enzo jannacci

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