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Sofia Viscardi racconta Abbastanza

di Micol Valobra e Michele R. Serra
| News | Libri e Fumetti | Da vedere | 0 commenti

Cosa è cambiato in due anni, da Succede a oggi? Tutto quanto

Sofia Viscardi

Abbastanza

Mondadori

Sofia ha appena compiuto vent'anni. Gli ultimi quattro sono stati piuttosto veloci - anche per la media di una ragazza adolescente, che di solito va abbastanza veloce già da sola. Un canale youtube da milioni di visualizzazioni, Instagram, Twitter, Facebook. Un romanzo due anni fa, Succede, diventato un film arrivato nelle sale proprio mentre andava in stampa il secondo libro, Abbastanza. Oggi possiamo dire che Sofia faccia questo, di mestiere: la scrittrice. Anche se una scrittrice un po' atipica, certo.

La prima cosa che ci ha detto, quando ci siamo incontrati, è che per diventare una scrittrice, la prima regola è quella più antica: bisogna leggere.

Sofia Viscardi: Dal punto di vista della lettura, sono sempre stata molto versatile, nel senso che ho sempre letto di tutto, dai grandi classici ai racconti su Wattpad. After l’ho letto su Wattpad quando ancora non era un libro, in inglese, perché ancora non era stato tradotto. L’ho letto da grande fan degli One Direction, è più una storia a cui ero arrivata per le persone di cui parlava, più che per com’era scritta... Non so dire se mi piacerebbe ancora oggi, però vedo mia sorella che adesso ha l’età che avevo io quando lo leggevo, e lei ne va pazza! Quindi Penso che ci siano libri che piacciono a determinate fasce di età... io insieme a After leggevo Orgoglio e pregiudizio e Cime tempestose e un sacco di grandi classici, su carta... diciamo che sono una fan del libro di carta. Certo, ho il Kindle , perché d’estate, se no, è complicato... però se posso i libri li compro di carta, di solito.

Smemoranda: Si dice sempre che i ragazzi non leggono, però com'è che appena uno diventa un po' famoso, la prima cosa che si fa è sempre il libro?

Beh, diciamo che dipende. Io personalmente leggo tantissimo, però penso di non essere nella media. Tanti miei coetanei leggono poco, o comunque in modo diverso. Non so, il fatto è che la passione per il libro di carta esiste, però comunque tendiamo a leggere cose brevi, poiché siamo abituatissimi ad avere tutto veloce. Per esempio Twitter è basato su uno studio fatto sul cervello, per cui oltre i 140 caratteri l’attenzione del lettore cala e spesso lo porta a skippare a prescindere. Essendoci questa attitudine comune, è difficile che uno si attacchi a un libro. Io stessa prediligo i capitoli corti perché odio interrompermi a metà del capitolo. Un libro anche di 800 pagine se ha i capitoli corti lo finisco subito! Mentre un libro con i capitoli lunghi, anche se lungo la metà, ci metto di più a leggerlo.
Diciamo che leggiamo tanto, ma siamo abituati a una lettura di tipo differente, poi io sono stata contentissima di portare un sacco di persone in libreria, che è un luogo che mi piace tantissimo. Leggere penso che ti arricchisca tantissimo. Io quando leggo un libro mi sento benissimo, come se mangiassi insalata da una settimana!

 

Rispetto al tuo libro precedente, in questo nuovo passi da un racconto per voce sola a uno polifonico con quattro personaggi principali. È stato difficile cambiare prospettiva?

A dire il vero è partito tutto da un libro che ho letto, Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan, che ho avuto anche il piacere di incontrare... e tra l'altro dal vero è troppo bella per avere l’età che ha! A parte questo... Il suo è il libro multivoce per eccellenza. Poi non mi permetterei di dire che mi sono ispirata a quello, però l’idea di sentire una storia raccontata da cosi tanti punti di vista e arrivare alla fine del libro, e poi renderti conto che l’importante di ciò che hai letto non è la storia ma chi te l’ha raccontata, perché te l’hanno raccontata dal loro punto di vista... Beh, mi ha folgorato!
Per Abbastanza stavo cercando la chiave per raccontare la maturità a 360 gradi perché questo è un periodo che ognuno si vive nel suo modo, per cui raccontarlo con una voce sola sarebbe stato comunque toglierli tantissimo. Lì mi è scattata una scintilla, ho cominciato a pensarlo su più voci e hanno veramente preso vita i personaggi. Sapendo di avere la possibilità di farli parlare li ho anche sviluppati in modo diverso, però partendo sempre da me. Meg, la protagonista di Succede, è un personaggio che io ho inventato, che mi assomigliava soltanto fisicamente. Meg non mi assomigliava per niente, rispetto ai quattro personaggi di Abbastanza: loro sono praticamente un riassunto di me.

Ci sono alcune scene in Abbastanza che sembrano delle fotografie perfette. Tu hai mai pensato se il fatto di usare tanto i social network influenzi il tuo modo di scrivere, e anche il tuo modo di pensare ancora prima di arrivare all’ atto di scrivere?

Tendo a scrivere come parlo, e penso che oggi il linguaggio usato da i giovani sia fortemente influenzato dall'uso dei social network; di conseguenza penso che la mia scrittura sia influenzata dal mio modo di parlare, che a sua volta è influenzato dai mezzi tramite i quali ci comunichiamo le cose. Questa modalità di scrittura ha influenzato anche il mio modo di scrivere, infatti tendo a inserire un sacco di punti, a fare periodi brevi ed andare spesso a capo... e parlo per immagini, che sono quello che vediamo tramite i social network tutti i giorni.

 

Quando hai iniziato a scrivere in modo professionale, hai avuto il tuo primo contatto  con una grande casa editrice, con un editor... com'è andata?

Diciamo che mi ritengo molto fortunata, o forse non è stata solo fortuna... penso di aver cominciato con le pretese “giuste”: volevo che fosse rispettato il mio linguaggio, che secondo me è la caratteristica più importante dei due libri che ho scritto. Nessuno dei due si basa interamente sull’importanza della trama, ma su come avvengono determinate cose e sul modo in cui vengono raccontate, le dinamiche che permettono alle vicende che io racconto di essere in qualche modo un quadro della mia generazione. Se le stesse vicende venissero raccontate da un adulto, come ad esempio mia mamma, avrebbero un risultato differente, una chiave di scrittura e quindi lettura differente. La mia pretesa, l'unica, era quella che non venisse in alcun modo ostacolato il mio “voler scrivere come parlo”, poter usare il mio linguaggio. In questo sono stata fortunata poiché ho incontrato persone come Beppe Cottafavi, il mio editor, che in quel momento cercava proprio quello! Sono rimasta stupita dal fatto che – nonostante non fosse un ventenne – era comunque entusiasta del mio buttar giù per iscritto tutto ciò che mi veniva proprio così come lo pensavo... e così come li avevo scritti, quei capitoli sono stati pubblicati. Sono contenta che Succede sia stato pubblicato così, con quel linguaggio ingenuo che oggi a distanza di due anni forse non riuscirei a ripetere. Sono contenta che sia stato pubblicato con il linguaggio che rappresentava la Sofia di quei tempi e la sua forza in quel momento.

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