In questi giorni, a Venezia, si sta respirando un’aria carica di novità, di fervore culturale e di un interessante melting pot di persone e idee. Quest’anno, infatti, accanto alla 53ma kermesse istituzionale della Biennale d’Arte si apre un circuito che intreccia arte, diritti ed emergenze planetarie. Questo percorso, che si snoderà fino al 22 novembre, partirà a Palazzo Malipiero, sede del Padiglione Iran, sulla cui facciata campeggia uno slogan-installazione dai toni eloquenti: “Freedom for Iran, now”.
La ex chiesa di san Leonardo, a Cannaregio (a due passi dalla stazione) ospita, invece, “Planet Kurdistan”, un laboratorio permanente dedicato a temi-chiave come identità, lingua e confini. Il progetto raccoglie le voci di artisti di origini kurde, registi, filosofi, urbanisti e architetti impegnati a tracciare le coordinate di un nuovo stato ideale.
Gli svedesi di “the Pirate bay” (thepiratebay.org) sono sbarcati in laguna per parlare di un pianeta ideale. Allo spazio espositivo dei Magazzini del sale, sarà ospitato, infatti, il padiglione internet (padiglioneinternet.com) dove verranno esposte delle opere e si discuterà di proprietà intellettuale, creative commons e condivisione della conoscenza.
Altro momento centrale della manifestazione di contestazione creativa è rappresentato dal “Laboratorio morion” e dal progetto rebiennale: come recuperare i “rifiuti” delle biennali precedenti e trasformarli in occasioni di socialità. E così, dai vecchi allestimenti, sono nati letti, tavoli, sedie per ospitare artisti spiantati e studenti in cerca d’ispirazione.

