Due volte alla settimana visito la scuola pubblica, che si trova a poche centinaia di metri dal Centro di accoglienza. Seguo le lezioni di Karim, l’insegnante dell’ultimo anno delle “primarie”, vale a dire sei anni di corso scolastico, prima di passare ai tre anni di “college”. Insomma, l’ultimo anno della classe di Karim corrisponde più o meno alla nostra terza media, per tipo di programma e per fascia d’età . Quindi è una preparazione all’esame di fine anno, che consente l’acquisizione del certificato valido per iscriversi alle scuole superiori.
Ormai la prassi è consolidata. Durante le prime tre ore di lezione, quando il prof. Karim spiega la grammatica francese, per poi passare agli esercizi di lettura e intepretazione del testo, mi intrufolo nella sua classe prendendo posto all’ultimo banco munito di quaderno penna e matita, un piccolo vocabolario di francese, e il libro di testo gentilmente fornito dal direttore della scuola.
In breve tempo sono diventato uno di loro. Un alunno della classe, intendo; uno studente in tutto e per tutto: ci prestiamo il temperino, ci passiamo i fogli, copiamo di nascosto qualcosa che non abbiamo ben capito... Facciamo dei piccoli scherzi ridendone a bassa voce: guai se ci scopre Karim, da questo punto di vista è piuttosto severo. Ma è giusto che sia anche così. D’altra parte, è anche un insegnante molto bravo, soprattutto nella spiegazione delle regole grammaticali. E non è poco, qui al sud di Dakar. Anzi, è un elemento didattico molto importante.
Io ne approfitto per migliorare il mio scarso francese. Studio le regole, prendo appunti, seguo attentamente lo spazio dedicato alla lettura.
Tornare sui banchi di scuola, scavalcando la cattedra e tutto quello che ne consegue, è una metamorfosi tutta da vivere. Farlo in Senegal, al sud di Dakar, insieme a tanti piccoli adolescenti che hanno voglia di imparare oggi per poter vivere meglio domani, è un’esperienza certamente unica.

