12 gennaio 2010: un devastante terremoto colpisce Haiti.
12 gennaio 2011: c'è ancora molto, moltissimo da fare.
Perché? Lo dicono i numeri: 230.000 le persone rimaste uccise a causa del sisma, 400.000 le case distrutte (circa il 15% nella regione di Petit Goâve, il 40-50% in alcune parti di Port-au-Prince, 50-60% a Jacmel e l’80-90% a Léogâne)1 ; 2 milioni gli adulti e i bambini senza casa, distribuiti in 1.325 campi a Port-au-Prince, Jacmel, Léogâne, Petit e Grande Goâve. Attualmente si stimano in circa 1 milione le persone ancora nelle tende, di cui circa 500.000 bambini.
Per fortuna, esistono associazioni come Save the children, presente ad Haiti da oltre 30 anni. Il direttore generale di Save the children, Valerio Neri, ha dichiarato che “Ad Haiti la ricostruzione e la ripresa post-terremoto sono una maratona, una tripla maratona, non certo una corsa sprint. I progressi sono lenti e adesso anche a causa del colera e degli scontri seguiti alle elezioni l’isola continua ad essere in emergenza. Circa 500.000 bambini sono ancora nei campi. Insieme alle migliaia di altri che vivono negli slum, in mancanza di servizi sociali e di forze di polizia, sono in condizioni di permanente insicurezza e a rischio di abusi, violenze, sfruttamento e di contrarre il colera. Abbiamo iniziato a ricostruire alcune scuole che sono già un modello di edifici anti-sismici e anti uragano. Abbiamo aperto più di 80 cliniche e centri sanitari, anche per fronteggiare l’epidemia di colera. Stiamo aiutando migliaia di famiglie ad avere di nuovo un lavoro e una fonte di reddito e di sussistenza. Stiamo facendo il massimo per proteggere i bambini coinvolgendo le comunità e identificando e ricongiungendo i minori soli”.
Per sostenere le attivitĂ di Save the Children ad Haiti: www.savethechildren.it/fondoemergenze

