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Spararsi a scuola

di Marina Viola dall'Ammmerica
| News | Cose dall'altro mondo | 0 commenti

Dal 2010 ad oggi ci sono state 97 sparatorie nelle scuole americane, 34 soltanto da gennaio del 2014. Succede ancora, stavolta a Seattle, in California

Scusate, ma questa volta non mi viene da ridere, perché leggendo il giornale questa settimana ho dovuto ancora una volta vedere immagini di ragazzi che piangono e si abbracciano spaventati per via che qualcuno è andato nel loro campus universitario e ha cominciato a sparare. Questa volta è successo a Seattle, qualche settimana fa in California. Qui ci si spara dappertutto: in pizzeria, al cinema, nei negozi, a scuola, per la strada: ogni 17 minuti qualcuno viene ferito da pistole, fucili, AK47. Ogni giorno ne muoiono 86.

Basta solo vedere cosa succede nelle scuole. Mi chiedevo quante volte sia successo che una persona dica: oggi vado in una scuola e ammazzo tutti. I numeri sono incredibili, nel senso che non ci si crede. Dal 2010 ad oggi ci sono state 97 sparatorie nelle scuole americane, 34 soltanto da gennaio del 2014. Novantasette volte qualcuno è entrato in una scuola armato e ha sparato, uccidendo 99 persone, tra cui 28 bambini, e ferendone 98.

Leggevo per esempio di un bimbo di terza elementare che ha portato nello zainetto una pistola calibro 9mm e, appoggiandolo vicino al banco, ha sparato per sbaglio a una compagna, fortunatamente senza ucciderla: terza elementare. Un ragazzino di 12 anni ammazza una compagna di classe; un altro dodicenne in Nevada va a scuola con un fucile e ammazza due persone.

Sono numeri che mi fanno venire la pelle d'oca, non solo perché sono mamma di tre ragazzi che ogni mattina sono seduti in classe da qualche parte, ma perché la scuola dovrebbe essere un posto sicuro. Poi ho pensato: ma succederà anche altrove. Guardo: in Europa, nel 2014 è successo una volta in Russia: uno studente è entrato in un liceo e ha ucciso il suo insegnante di geografia e un poliziotto. Per cui: non insegnate geografia e non fate neanche i poliziotti, in Russia. Se siete poliziotti gay, poi è davvero la fine.

C'è, Joe Nocera, un giornalista del New York Times che ogni giorno scrive, per far capire la gravità del problema, il suo Gun Report: un bollettino di guerra, e cioé quello che succede quando le persone hanno le armi in casa. Eccolo. Chiedo in giro ai miei fellow Americans: ma perché a voi americani piacciono così tanto le armi, e perché andate a sparare a studenti? Mi rispondono che il diritto di avere le armi è nella Costituzione, e che non si può cambiare; che questo è un paese che ha conquistato la propria libertà con le armi, come se invece la rivoluzione francese fosse stata fatta a colpi di baguette. La Costituzione americana, scritta alla fine del 1700, non è perfetta: per esempio non si riesce a far passare un emendamento, conosciuto come ERA, che garantisca diritti alle donne, e per secoli ha stabilito che l'uomo bianco è superiore a quello nero. Solo per dirne qualcuna.

Gli americani ci avranno anche dato delle belle cose, tipo il jazz, il cinema, il rock and roll, la cocacola, le gambe affusolate di mio marito Dan. Però sono un popolo violentissimo, ottuso e amante delle armi, Costituzione a parte. A loro piace anche fare la guerra, soprattutto nei Paesi comunisti o dove c'è il petrolio. Ecco l'ho detto.

Non faccio in tempo a finire di scrivere questo articolo che è successo ancora: sparatoria in un liceo in Oregon: sono 35 adesso le sparatorie nelle scuole americane dal gennaio 2014.
Se dopo questa dichiarazione anti-yankee Dan chiede il divorzio, mi trasferisco in via Sismondi, da mia mamma, che al limite usa il battipanni.

Usa
Seattle
California

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