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Spider-Man: Homecoming

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Non facciamo i nerd, eh. Divertiamoci e basta

Jon Watts

Spider-Man: Homecoming

Sony Pictures

"Da un grande potere derivano grandi responsabilità" è la frase che non sentirete nel nuovo film dell’Uomo Ragno. Non sentirete la frase che caratterizzava l’Uomo Ragno fin dagli anni Sessanta, ed era ciò che rendeva Spider-Man diverso da tutti gli altri supereroi: non il potere, ma il ragazzo che stava dietro la maschera.

Peter Parker già nella prima vignetta delle sue avventure è circondato dalle risate di scherno, isolato dai suoi compagni di scuola più belli e atletici: uno sfigato senza appello. Ha solo due persone che gli vogliono bene, i suoi anziani zii, e alla fine della prima storia sarà già riuscito a farne uccidere uno, lo zio Ben. Roba da rimanere col senso di colpa per tutta la vita. E infatti Peter rimane un emarginato: nonostante avesse ottenuto finalmente un po' di potere, deve lottare ogni giorno per sfuggire al suo destino di povero nerd.

Ecco, tutto questo in Spider-Man: Homecoming non esiste. Ma questo non significa che non ci si possa divertire.

Anzi, proprio perché tutta la parte drammatica della vicenda appare fortemente depotenziata, il film diventa praticamente una commedia supereroica. In cui la cosa migliore è la sceneggiatura brillante, gli scambi di battute tra l’ingenuo, entusiasta adolescente Peter Parker e il suo mentore Tony Stark. Poi ecco, in effetti nello scontro verbale e di caratteri tra il brillante ragazzino del Queens e il cinquantenne miliardario con l’Audi R8 vince sempre il secondo. Ma è triste solo se ci pensi sopra. E questo non è un film fatto per pensarci sopra.

E allora, divertiamoci e basta. Non aggrottiamo le sopracciglia, non facciamo i nerd del fumetto, non facciamo quelli che notano che molti dei problemi che bisogna affrontare quando si parla dell’Uomo Ragno sono stati semplicemente saltati a piè pari dal regista Jon Watts e dagli sceneggiatori (sono tipo trenta e quindi non posso nominarli tutti). Cioè, tanto per fare un esempio, il senso di ragno: l’Uomo Ragno da che mondo è mondo ha questa specie di sesto senso che lo avvisa del pericolo imminente, che nei fumetti veniva indicato con delle simpatiche linee intorno alla testa. Siccome è molto difficile rappresentare il senso di ragno al cinema, hanno deciso di sostituirlo con una tuta ipertecnologica senziente, capace di amplificare la vista e l’udito, e di parlare tipo il Jarvis di Iron Man. Ma quello c’era già in Iron Man.

Solo una delle tante cose che ti sembra di avere già visto.
Vabbè, la Hollywood del 2017 funziona così.

Spiderman:Homecoming è il contrario di un qualsiasi Batman di Christopher Nolan, in pratica. Là dove il supereroe più famoso del mondo DC cercava profondità, dramma, oscurità, qui il supereroe più famoso del mondo Marvel cerca leggerezza e spensieratezza.

Il tutto funziona grazie al protagonista Tom Holland, che vive in un mondo di adolescenti fintissimi, innocenti e pieni di energia, che ricordano davvero i telefilm di Disney Channel – e siccome Marvel e Disney oggi sono due parti della stessa azienda, potrebbe non essere un caso. Ma anche grazie a un avversario – l’Avvoltoio di Michael Keaton – che con pochi tratti azzeccati trasforma un personaggio che nei fumetti era più o meno senza senso in un cattivo credibile, anzi nell’elemento più convincente di un film che della credibilità si preoccupa poco.

I ragazzi vogliono solo divertirsi, sembra dirci il regista, e potrebbe anche avere ragione.

supereroi
Marvel

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