Sputtanamento via Spotify

di Marina Viola dall'Ammmerica

Attualità
Sputtanamento via Spotify

La musica parla di noi. Non solo il testo, che smuove in noi dei bei sentimenti, o ti fa dire, parla di me, ma meglio. O i ricordi che  risveglia in te: quella volta in spiaggia; i viaggi in macchina; tu, lui, un bicchiere di rosso e Miles Davis, per dire.


È uno degli strumenti che abbiamo per sapere se qualcuno ti piace: per esempio se incontro uno bellissimo, ma ascolta Baglioni, passo e chiudo. A meno che non sia Brad Pitt, allora gliela passo. Un po’ come la politica, le scarpe o la squadra di calcio, per dire.

Ho scoperto un nuovo modo di trovare musica, tutta la musica possibile e immaginabile: Spotify. È un’applicazione che si scarica gratis, e ti apre la discografia di qualsiasi cantante, ci trovi playlist di gente di tutto il mondo, che puoi condividere, ascoltare, scartare. C’è la radio, ci sono le nuove scoperte, c’è la lista delle canzoni più ascoltate nel mondo, ogni topten possibile e immaginabile.

E poi ci sono i tuoi amici, tutti. Un altro modo di spiarli, un altro modo di giudicare se sono veramente fighi o se davanti allo specchio la mattina ascoltano di nascosto Bon Jovi e si commuovono anche un po’. Ma soprattutto sono loro a vedere quello che ascolti, quello che cerchi. Ogni segreto musicale che non oseresti ammettere neanche a te stesso, ma che ti porta a cercare la canzone di Umberto Tozzi che sapevi a memoria quando avevi dodici anni e che non vedi l’ora di riascoltare. Poi ridi, ma in fondo ti piace ancora.

Si capisce dunque questo senso di pudore che Spotify distrugge con un click, perché il problema è che prima o poi ci entri, in quel mondo solo tuo di musica di merda che dici apertamente essere per coglioni, eppure in qualche modo anche quella musica parla un po’ di te. Agli altri. Senza neanche la possibilità di poter spiegare. Mi sono già trovata a studiare quello che i miei amici ascoltano e dire, “No! Gli piace quella canzone? E io che pensavo fosse un figo…

Brutale, eppure irresistibile.

Io per esempio ho iniziato da Chet Baker e sono già arrivata a Sergio Caputo e Vasco. Il salto è stato cortissimo, perdio.