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Steve Jobs, il frutto proibito, la Smemo e altre divagazioni…

di Caterina Balducci
| News | SmemoBanda | 0 commenti

Pensieri sparsi, dopo la morte di Steve Jobs. Un anno dopo.

Sto scrivendo questo pezzo da un Macintosh e, con un tasto “friendly”, posso gestire gran parte delle funzioni del mio computer. Quel tasto si chiama “mela” e grazie a lui posso copiare, incollare, stampare, navigare… Quella mela smangiucchiata è il simbolo di una vera e propria rivoluzione culturale, partita in California negli anni ’70 in un garage, come succede a quasi tutte le storie di successo (se ci pensate bene, ogni storia importante affonda le radici in uno scantinato, o giù di lì).

Si dà anche il caso che scriva dal quartier generale della Smemo che, in scala nazionale, è stata protagonista allo stesso modo di una piccola rivoluzione culturale, sempre negli anni ’70 e per mano di un gruppo di studenti (potrei addirittura aggiungere il particolare romantico dello scantinato…). Ma se c’è qualcosa che accomuna queste due storie, be’, quello è il frutto proibito. La “Smemo” ha perso la sua “o” e l’ha trasformata, nel lontano ’79, in una mela piena, matura e sferica, con una fogliolina sul lato destro… E, in quegli anni, rappresentava una piccola trasgressione… Ora, non è nostra presunzione continuare il parallelismo tra la mela “Apple” e quella “Smemo” ma condividere lo stesso simbolo ci fa sorridere e ci inorgoglisce un po’, soprattutto in questa giornata.

Ma torniamo un attimo alla California degli anni ’70. Il “New York Times” ha pubblicato un grafico tanto essenziale (in perfetto stile Apple) quanto esauriente sulla parabola di Steve Jobs. Pur trattandosi di uno schema, spalanca un universo: il suo. Di seguito, e disordinatamente, alcune delle informazioni che mi hanno colpito di più: Steve Jobs fonda la Apple nel giorno del pesce d’aprile, l’1 aprile del 1976; proviene, dopo aver mollato gli studi, da un apprendistato alla Atari; come le vere rockstar, dà il nome della primogenita – Lisa – alla sua prima creatura Mac, nel 1983; nell’85 viene licenziato dall’azienda che lui stesso ha fondato, e questo è già abbastanza paradossale; nell’interregno (prima di tornare alla Apple) compra dalla casa di produzione di George Lucas (quello di “Star Wars”) la Pixar, che partorirà capolavori di animazione come “Toy Story” e “Alla ricerca di Nemo”; tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni zero rilancia definitivamente la Apple con i prodotti “i”: iMac, iPod, iPhone. Il resto… è storia quotidiana, per ognuno di noi.

Dello stra-citato discorso ai laureati di Stanford del 2005 mi colpiscono soprattutto l’umanità e la franchezza: non so come fosse umanamente Steve Jobs, e credo ci sia già una controversa biografia in circolazione, ma quello è un discorso che trasuda umanità. Ci riconcilia con le grandi questioni esistenziali: vita, amore, realizzazione di sé, malattia, morte. Non trovo retorico un discorso che ruota attorno al gioco dell’”unire i puntini”, quello della “Settimana Enigmistica”. “Non puoi unire i puntini guardando avanti, ma solo voltandoti indietro”. Come a dire, non siamo totalmente padroni del nostro destino, una buona parte – nel bene e nel male - ce la mettono anche il caso e gli imprevisti della vita, e non possiamo farci granché... “Assumere LSD è stata una delle due o tre esperienze più importanti della mia vita…”. Pronunciata davanti a una platea di neolaureati in una prestigiosa università suona abbastanza provocatorio, ma in fondo non lo è. Forse è solo un invito a provare tutte le esperienze. “Stay hungry, stay foolish”: questo sembra lo slogan definitivo che ci ha lasciato… può darsi sia già stampato sulle t-shirt in vendita a Stanford.

 

steve jobs
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