T2 Trainspotting

di Michele R. Serra

Recensioni
T2 Trainspotting

Come si fa a fare seguito di Trainspotting? Magari a chi ha meno di vent’anni, non gliene frega niente. Ma gli altri…

“Scegliete la vita; scegliete un lavoro; scegliete una carriera; scegliete la famiglia; scegliete un maxitelevisore del cazzo; scegliete lavatrici, macchine, lettori CD e apriscatole elettrici. Scegliete la buona salute, il colesterolo basso e la polizza vita; scegliete un mutuo a interessi fissi; scegliete una prima casa; scegliete gli amici; scegliete una moda casual e le valigie in tinta; scegliete un salotto di tre pezzi a rate e ricopritelo con una stoffa del cazzo; scegliete il fai da te e chiedetevi chi cacchio siete la domenica mattina; scegliete di sedervi sul divano a spappolarvi il cervello e lo spirito con i quiz mentre vi ingozzate di schifezze da mangiare. Alla fine scegliete di marcire, di tirare le cuoia in uno squallido ospizio ridotti a motivo di imbarazzo per gli stronzetti viziati ed egoisti che avete figliato per rimpiazzarvi; scegliete un futuro; scegliete la vita.”

Stiamo parlando del film che iniziava con questo monologo qui, i primi due minuti che praticamente chiunque abbia visto il film negli anni Novanta sa recitare a memoria. Ecco, per questo motivo dicevamo: come si fa a mettere insieme un seguito di Trainspotting, vent’anni dopo?

“Scegliete la vita. Scegliete Facebook, Twitter, Instagram. E sperate che a qualcuno, da qualche parte, importi”…

Ecco, detta così non sembra difficile: basta sostituire le cose inutili che avevamo una volta con quelle che tanto ci piacciono adesso, ed ecco pronto un nuovo manifesto nichilista versione 2017. No?

No. Ovviamente non è così semplice, e così non funzionerebbe. Lo sa anche il regista Danny Boyle, che cerca di darci qualcosa di più; un vero seguito, non una semplice versione 2.0.

Ci sono tutti i membri del cast originale, e la storia che sembra riprendere da dove eravamo rimasti, anche se in effetti poi i vent’anni sono passati anche nella finzione scenica. Perché anche se qualcuno dei protagonisti alla fine del primo film aveva deciso di scegliere la vita, non è detto che la vita abbia necessariamente scelto loro: bisogna vedere se le cose sono andate effettivamente nel modo che pensavamo, dopo quei titoli di coda di ventun’anni fa. E se anche pensate di saperlo perché avete letto Porno, che è il romanzo di Irvine Welsh che faceva da seguito letterario a Trainspotting e che dovrebbe costituire il materiale di base per questo T2 Trainspotting, bè non contateci troppo: molte cose sono cambiate nel passaggio dalle pagine di carta al grande schermo. Per fortuna è rimasta qualcuna delle scene più divertenti del romanzo.

Ma torniamo al problema fondamentale: come si fa a portare a casa un film del genere, un seguito tanto importante? Nell’unico modo possibile, e cioè accettando fin dall’inizio che non riuscirai a eguagliare quello che hai già fatto, che non racconterai magistralmente lo spaccato di una nazione e di una generazione per una seconda volta. Piuttosto indulgerai nel romanticismo, nella nostalgia, perché questo è quello che fanno gli uomini arrivati a una certa età. E poi cercherai di riprodurre frammenti di quella giovinezza perduta, che è sicuramente più facile che cercare davvero di mettere in piedi qualcosa di nuovo, qualcosa che abbia un senso… ma chi ti può biasimare?

Trainspotting 2 non ha assolutamente un motivo di esistere, se non il denaro. Però è abbastanza divertente da farti dimenticare qualsiasi problema teorico. E quindi alla fine è un film riuscito. A questo punto, magari potrebbero farne anche un terzo, no? Magari nel 2037. Non diamo niente per scontato.