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The imitation game

di Michele R. Serra
| News | Cinema e Tv | Da vedere | 0 commenti

Come vincere una guerra senza sparare

Morten Tyldum

The Imitation Game

Videa

Si intitola The Imitation Game uno dei film ambientati in tempo di guerra (la seconda guerra mondiale per la precisione) con meno scene di guerra che abbiamo mai visto. Di soldati che si sparano non se ne vedono mai sullo schermo. Ok, è la storia di come gli alleati hanno vinto la guerra nel 1945, è la storia di un uomo che ha reso possibile quella vittoria - ma quell'uomo non era un soldato. Era uno scienziato, che invece di imbracciare il fucile in una lurida trincea stava seduto dietro una scrivania, al sicuro, e ogni giorno poteva farsi una doccia e cambiarsi il gilet e la camicia, prima di andare al lavoro in bicicletta.

Eppure Alan Turing è un eroe della seconda guerra mondiale.

Non aveva neanche trent'anni nel 1940, quando fu chiamato al servizio del governo britannico: tra i più brillanti matematici e crittografi del Regno Unito, avrebbe dovuto far parte della task force di scienziati che avevano il compito di decifrare Enigma, il sistema di cifratura che permetteva ai nazisti di comunicare. Facile capire che si tratta di un lavoro che ti segna per la vita. Nel caso di Turing, durante il percorso gli capiterà di inventare - più o meno - qualcosa di abbastanza importante per la nostra epoca: il computer.

Turing lo interpreta Benedict Cunberbatch, attore inglese che oltre ad aver dato la voce a Sauron e al drago Smaug nei vari film tolkieniani di Peter Jackson - cosa che a noi interessa poco visto che ovviamente con il doppiaggio italiano neanche ce ne siamo accorti - ha dato corpo a diversi geni, diciamo, non molto bravi nelle relazioni umane: Sherlock Holmes, Julien Assange per il film su Wikileaks, e anche Khan di Star Trek. Che di sicuro è un genio, per quanto malvagio. Prima o poi gli proporranno anche un ruolo diverso, che non lo renderà quello più-intelligente-del-film. Ma non è questo il caso.

La storia della vita di Alan Turing è quella di un genio, in effetti. A lui la parola normalità - che già di solito è pelosa - non si addiceva proprio in nessun senso. Prima ancora di arrivare sullo schermo, era uno storia tragica di eroismo, sacrificio e devastante ingiustizia. Quindi è ovvio che The imitation game semplifica inevitabilmente il discorso.

Meno ovvio è che usi un linguaggio così tradizionale per raccontare la vita di un uomo tutt'altro che tradizionale. Il risultato è un melodramma efficace ma senza colpi di genio. Del resto, non è che tutti possono essere Turing.

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