Transcendence

di Michele R. Serra

Recensioni
Transcendence

La fantascienza spesso parte da un qualche spunto realistico. Tipo: Transcendence è fondato sull’idea (vera) che alcune tecnologie si sviluppano secondo una curva esponenziale. All’inizio partono piano, ma quando cominciano a diffondersi e a evolversi, la velocità aumenta sempre di più. Pensate ai cellulari. Per dieci anni sono stati appannaggio esclusivo dei finanzieri di Wall Street, che si potevano permettere delle costosissime valigette da caricare sulle spalle dei loro portaborse. Poi in un battito di ciglia siamo arrivati a sette miliardi di telefonini, di cui due di smartphone. Esponenziale.

Ecco, l’idea alla base di questo film, è che lo stesso potrebbe capitare con la tecnologia che chiamiamo intelligenza artificiale.

All’inizio di Transcendence Johnny Depp è un professore che sogna di creare finalmente l’intelligenza artificiale, un luminare della ricerca scientifica. I problemi non tardano ad arrivare: si chiamano terroristi e intelligenza artificiale. Non è che siano proprio due idee nuovissime, destinate a rivoluzionare il mondo della narrazione fantascientifica. E infatti l’obiettivo del regista Wally Pfister – che è il direttore della fotografia di Cristopher Nolan e qui per la prima volta si siede sula poltrona più importante di un set cinematografico – sembra essere quello di prendere tante idee che già conosciamo e remixarle per creare qualcosa di unico e nuovo. Il che è senza dubbio molto contemporane. Ma ci riesce? Hmmm… In una parola: no.

A parte vedere Johnny Depp costretto a tagliarsi i capelli in un paio di scene (si sa quanto lui tenga alla sua fluente chioma sin dai tempi di Jack Sparrow), non ci sono molti altri motivi di interesse in questo Transcendence. Certo, c’è il discorso della rivolta delle macchine… e “un cervello artificiale potrà mai essere equivalente a un cervello umano?” Ma questa roba era già vecchia ai tempi di Terminator e Robocop, ormai rimane solo una specie di banalità cinematografica.

Per di più: se in un film di due ore ti dicono come va a finire nei primi cinque minuti, è evidente che qualcosa di sbagliato c’è.