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Un giorno questo dolore ti sarà utile

di Alessia Gemma
| News | Cinema e Tv | Quello che ho capito io | 0 commenti

Quello che ho capito io del film di Roberto Faenza, Un giorno questo dolore ti sarà utile è che:

Roberto Faenza

Un giorno questo dolore ti sarà utile

- Che un buon libro non fa un buon film.

- Che se un film non ti piace dall'inizio è difficile che esci contento, anche se ti fai un pisolino nel mezzo.

- Che un titolo così bello non può essere spiegato in una sola scena.

- Che vedere New York in un film, almeno, è sempre un'ottima distrazione.

- Che a New York non si va più dall'analista, ma dal Life Coach.

- Che la nonna illuminata è quasi sempre ricca e vedova e cura il giardino.

- Che la nonna illuminata fa sempre un po' l'effetto Virna Lisi in "Va' dove ti porta il cuore".

- Che ho capito perché sull'inserto de La Repubblica parlavano solo dell'attrice che interpreta la mamma: non c'è altro da dire.

- Che a un certo punto il 17enne protagonista pare un trentenne con i casini di un 40enne. Verrà pure licenziato. Poi va da solo a comprarsi una villa per "leggere" e si turba e schifa perché è una casa da poveri.

- Che l'attore migliore è il barboncino, in particolare nella scena sulla bici con il caschetto da bici.

- Che se il tema è "tutti mi dicono che sono strano ma sono gli altri a essere strani, cosa è la stranezza?" e poi lo svisceri solo con una madre incasinata sentimentalmente, una sorella con una relazione sbagliata con il vecchio prof, un collega gay e un padre piacione, allora di che stiamo a parla'? E soprattutto: serviva andare a New York?

- Che in tutto il film almeno c'è una citazione letteraria: inquadrano le mani del giovane protagonista super curato nel look: ha le unghie tutte sporche, come Truman Capote (volevano farci intendere che fosse gay?).

- Che un ragazzo sociopatico (così si definisce) non veste così bene.

- Che, non ci posso fare nulla, gli adolescenti di buona famiglia mi fanno sempre un po' antipatia, soprattutto se a 17 anni gestiscono una galleria d'arte (della madre) nell'East Side di New York.

- Che il grande mistero che aleggia dall'inizio del film, l'onta indicibile del ragazzo, quello che tutti gli rinfacciano e che lo costringe ogni volta a sforzarsi nell'espressione triste/incazzata, ecco, l'unico motivo che ti tiene in sala fino alla fine del film... Faenza te lo svela e spiega come 'na cazzata!

- Che il piccolo protagonista è infelice per tutto il film, unica sua passione la nonna, unici momenti sereni le visite che le fa nella villa in campagna. Poi la nonna muore lasciandogli tutto in eredità (quintali di mobilio in stile Marta Marzotto) e il ragazzo finalmente ritrova la felicità e risolve tutti suoi problemi. Un giorno tutto quel dolore gli è stato veramente utile.

- Che i belloni americani over 50 s'ispirano tutti a Ridge Forrester di Beautiful.

- Che se un film non ti piace trovi la voglia di criticare pure il doppiaggio.

- Che se un film non ti è piaciuto ti rimproveri il fatto di non averlo capito già dalla locandina che in effetti parlava chiaro.

Quello che non ho capito è: ma il piccolo protagonista ha già le labbra rifatte?

Fatemi sapere alessia@smemoranda.it

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